Intervista a Fernando Biag, Direttore del Parco delle Terrafes e del Rio Cacheu

La Guinea-Bissau è uno dei paesi più poveri e meno sviluppati al mondo. Nonostante una situazione socio-economica oggettivamente difficile la biodiversità della Guinea-Bissau, un piccolo stato che conta circa 1.700.000 abitanti, localizzato nell’Africa Occidentale, tra i paesi più poveri e meno sviluppati al mondo  presenta buoni livelli di conservazione.

Popolano gli ecosistemi terrestri della Guinea-Bissau specie rare e minacciate fra cui il Leone, l’Elefante Africano, il Licaone, il Bufalo, oltre a diverse specie di primati quali il Cercocebo moro, lo Scimpanzé comune, il Colobo Ferruginoso e il Colobo reale. L’estesa piattaforma continentale, che presenta una zona costiera molto sviluppata e numerose isole, ospita specie minacciate di estinzione quali il Pesce sega, la Cernia gigante atlantica, la Razza bianca, oltre a tartarughe marine. Alcune isole accolgono inoltre una sottospecie endemica di Ippopotamo che vive tra le lagune e il mare.

Gli ecosistemi non offrono solo rifugio e risorse per le popolazioni animali, ma forniscono beni e servizi essenziali alla vita di gran parte della popolazione delle aree rurali. Le aree naturali, ed in particolare il sistema delle aree protette, offrono inoltre l’opportunità per lo sviluppo turistico del Paese, attualmente quasi assente. Il Parco Nazionale delle Isole di Orango ed il Parco Nazionale Marino di João Vieira e Poilão, ad esempio, sono 2 realtà dove ammirare le bellezze della natura, nuotare in acque ricche di biodiversità e apprezzare la cultura locale. Il Governo, con il supporto delle istituzioni internazionali, ha fatto notevoli progressi nelle politiche di conservazione della natura e della biodiversità. L’istituzione del primo parco nazionale risale al 1997 e l’attuale ente di gestione delle aree protette, l’IBAP (Istituto per la biodiversità e le aree protette) è stato creato negli anni 2004/2005 e rappresenta un caso di successo nelle politiche di conservazione nel continente africano. Attualmente il sistema delle aree protette conta cinque parchi nazionali ed un parco marino comunitario, che tutelano complessivamente circa il 15% del territorio nazionale. Attraverso l’istituzione, già programmata per quest’anno di ulteriori 2 parchi nazionali e di 3 corridoi ecologici, la Guinea-Bissau arriverà a tutelare circa il 26% del proprio territorio.

Le sfide da affrontare sono quindi numerose. Abbiamo avuto l’opportunità di parlarne con Fernando Biag, Direttore del Parco Naturale delle Terrafes e del Rio Cacheu, laureatosi alcuni anni fa a Padova in Scienze Forestali ed Ambientali. Fernando, come molti suoi colleghi direttori, tecnici, guardaparco, è in prima linea per la protezione della natura e della biodiversità, ricchezza del proprio suo piccolo Paese e patrimonio dell’umanità.

Fernando, quali sono le priorità per la conservazione della biodiversità in Guinea-Bissau?

In primo luogo è necessario limitare gli impatti derivanti sviluppo economico, quali deforestazione, attività estrattive, strade, piste in terra battuta, porti.

E’ poi necessario trovare un equilibrio tra lo sfruttamento a scala locale delle risorse naturali – mi riferisco, ad esempio, a pesca ed agricoltura – e la tutela della biodiversità.

Infine manca ancora una cultura politica di tutela del territorio, che sappia veicolare la crescita economica verso uno sviluppo inclusivo e sostenibile. In tal senso il nostro paese ha molta strada da fare nel sensibilizzare i decisori politici.

Che opportunità vedi per lo sviluppo del turismo naturalistico nei Parchi?

Attualmente è un tema in fase embrionale. Ogni parco offre diverse opportunità dal punto di vista naturalistico, socio-culturale o paesaggistico. Inoltre non dovrebbe essere molto difficile organizzare degli itinerari che considerino anche località già sviluppate turisticamente, come Cap Skirring in Senegal. Ad ogni modo, l’IBAP e le singole aree protette hanno già intrapreso un cammino in tal senso. Per esempio, a Cacheustiamo con la costruzione di alcune strutture eco-sostenibili per l’accoglienza dei turisti e l’acquisto di un’imbarcazione per organizzare escursioni.

In tal senso è importante sottolineare l’importanza degli investimenti privati, ancora molto scarsi nel nostro Paese, attraverso i quali strutturare maggiormente l’offerta turistica.

Quali sono le difficoltà maggiori nel tuo lavoro quotidiano di Direttore di un Parco?

L’instabilità politico-istituzionale del nostro paese non consente di sviluppare attività durature a causa della mancanza di interlocutori con i quali dialogare e costruire nel tempo le politiche più appropriate. Non secondario è poi il problema del conflitto tra comunità locali e conservazione della natura nelle aree protette. È un conflitto in parte fisiologico che deriva dalle legittime necessità della popolazione e che cerchiamo di affrontare con il loro coinvolgimento nelle decisioni e il dialogo continuo.

Infine spesso si registra la mancanza di mezzi finanziari, materiali e di risorse umane. Purtroppo le politiche di conservazione dipendono in gran parte dai progetti di cooperazione internazionale i quali, seppur generosi, hanno un termine e non coprono in maniera continuativa le spese di gestione.

L’IBAP come riesce a finanziare la gestione delle aree protette?

Attualmentecirca il 90% dei fondi per le politiche di tutela della biodiversità è garantito dalla cooperazione internazionale. La fondazione BIOGUINE, che affiancherà IBAP, avrà come funzione principale creare e gestire un sistema di finanziamento autonomo e duraturo.

 

 


[1] L’Indice di Sviluppo Umano è un parametro usato dalle Nazioni Unite per misurare lo sviluppo di un paese e si basa su istruzione, aspettativa di vita e reddito.

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