Orto per tutti

Lo dichiariamo subito: l’orto è un diritto e fa bene a tutti. Ogni davanzale, giardino, balcone, cortile condominiale e scolastico, spazio pubblico non utilizzato, dovrebbe ospitarne uno. E in questo campo, davvero, le dimensioni non contano.

Coltivando un orto – micro, medio, maxi – e quindi sperimentando personalmente le tecniche agricole acquisiamo maggior consapevolezza sulle modalità e la sostenibilità dei processi di produzione e  l’abitudine ad un  cibo sano, non trattato, contribuisce allo sviluppo di una coscienza di consumo più attento.

Coltivare direttamente gli ortaggi che si mangiano significa anche portare all’essenza il concetto di locale e km0 e contribuire così, almeno un po’, a ridurre la necessità dei trasporti. Senza dimenticare che la presenza di piante, specie in fase di sviluppo, assorbe anidride carbonica.

La presenza degli orti poi, migliora il microclima regolando l’umidità e la temperatura e consente di riciclare i rifiuti organici in materiale di concimazione.

Coltivare un orto è anche pedagogico: i bambini possono partecipare alla cura dell’orto e veder nascere e crescere gli ortaggi che si ritroveranno sulla tavola.

Non dimentichiamo che coltivare un orto significa svolgere un’attività fisica all’aperto, un esercizio distribuito nel tempo che unito alla maggiore attenzione alimentare contribuisce a migliorare la qualità della vita.

Poi, se l’orto è collettivo, coltivarlo favorisce generalmente anche processi di integrazione.  Lavorare  fianco a fianco facilita la socialità e crea le condizioni più favorevoli per lo scambio di conoscenze e la collaborazione intergenerazionale. In più gli orti urbani costituiscono una riappropriazione di spazi spesso abbandonati e sono quindi motori di una riqualificazione del territorio.

E, per chiudere, nell’orto si medita.

Riassumendo, salute e benessere, consumo consapevole, integrazione e difesa dell’ambiente.

Vanga e zappa alla riscossa!

Lascia un commento

Vai alla barra degli strumenti