Basici come un limone

Ridona la salute in molti casi, ma è anche capace di danneggiarla.
Perché la particolarità di questo agrume giallo abbagliante è contenere molto acido, anche se poi lo trasforma in alcalinità, cioè nel suo contrario. E influisce sulla nostra stessa vita, magari per essere spremuti come lui…

di Clara Litti

Si dice comunemente essere basici come un limone. Secondo voi c’è qualcosa che non torna? Io invece mi chiedo come mai per questo modo di dire abbiano scelto proprio l’unico agrume in grado di trasformare nel nostro corpo la sua acidità in alcalinità. Semmai potremmo dire “sei acido come un pompelmo”, o un arancio.

In effetti il limone, prima di arrivare nello stomaco, risulta il più acido in assoluto di tutti gli agrumi.
Per questo quando vediamo una persona che non ci piace per niente abbiamo in faccia la classica espressione di chi sembra “che abbia affondato i denti in un limone”.
E’ da sempre sinonimo di acidità, sia di gusto che di carattere.

 

Diffuso da secoli in Palestina e nelle Indie, il limone fu conosciuto in Grecia e poi in Italia solo all’inizio dell’era cristiana. La particolarità di questo grazioso e spinoso alberello è quella di portare contemporaneamente fiori, frutti nascenti verdi e frutti maturi di un bel giallo abbagliante.

La capitale francese del limone è Mentone, perché una leggenda narra che Eva, cacciata dal Paradiso, rubò un limone e con Adamo cercarono un posto che ricordasse loro il Paradiso perduto, finché non videro la baia di Garavan (a Mentone, appunto). Eva posò il limone in terra e disse “Cresci e moltiplicati, o frutto del cielo, in questo giardino degno di te”.
Fossi stata Eva, avrei scelto qualcosa come Sorrento o giù di lì!

Un’antica leggenda araba narra invece che alcuni malviventi condannati a morire per mezzo di serpenti velenosi, sopravvissero grazie al fatto di aver mangiato molti limoni poco prima dell’esecuzione della pena.
Il Mattioli, nel 1500, lo raccomandava in sciroppo per spegnere i calori della peste e del colera.
Un’usanza funebre tedesca prevedeva di mettere nella mano del defunto un limone puntellato da chiodi di garofano in forma di croce. Pare che questa usanza risalisse ai tempi delle epidemie di peste, infatti il nostro limone era considerato un preventivo delle malattie contagiose.

Il prof. Giuseppe Antonelli pubblicò un interessantissimo libro nel 1941 “Piante che ridanno la salute” dove ho trovato diverse informazioni preziose e curiose come, ad esempio, che si utilizzava per sterilizzare le acque potabili quando si temeva potessero contenere i bacilli del tifo: bastava spremerne il succo in poca acqua e aspettare 10/12 minuti e i bacilli morivano. Anche i vibrioni, causa del colera, risultavano morti in circa mezz’ora in una limonata al 6% di acido citrico e il 5% di zucchero.
Il professore riferisce addirittura di due medici che curavano la difterite infantile con succo di limone diluito in un decotto di mucillagini e di un altro medico, affetto da difterite egli stesso, che per 14 ore fece gargarismi con il solo succo di limone, di cui parte ne espelleva attraverso le narici e in parte ne faceva cadere lungo la gola. Era talmente migliorato da considerarsi guarito. Ripropose poi ai suoi pazienti questo metodo e ottenne sempre ottimi risultati.
Il prof. Antonelli ci tiene a precisare di aver riferito questi fatti perché nelle campagne lontane dai centri abitati dove la difterite imperversava senza pietà, era più facile trovare un limone che andare in cerca del siero di Behring (cura della farmacopea ufficiale per la difterite) nelle farmacie. Nei casi urgenti bisognava agire rapidamente e il limone si è dimostrato un ottimo alleato.
Infine egli raccomandava di non sostituire il limone con l’acido citrico della farmacia, perché l’azione di questo frutto non è dovuta al solo acido, ma al fitocomplesso nel suo insieme (e qui l’ho adorato!), quindi a tutti gli altri elementi organici presenti nel nostro utilissimo limone. Come a dire, la natura ha creato un insieme perfetto e se cominci a separare gli elementi non funziona più come prima.

Chiaramente, come avverte il frontespizio del libro, si tratta di nozioni risalenti agli anni ’40, quindi da non intendersi come fonte di consigli medici per l’autoprescrizione, sempre meglio consultare un medico, eccetera.

Tornando al limone, ricordiamoci comunque che stiamo parlando di una sostanza inizialmente molto acida.
Infatti per utilizzarlo ad esempio nella bocca (insieme al bicarbonato aiuta a sbiancare i denti e a igienizzare il cavo orale) andrebbe sempre diluito in acqua, possibilmente tiepida, per evitare che l’aggressività iniziale dell’acido citrico a lungo andare corroda lo smalto dei denti.
Va assolutamente diluito in acqua tiepida anche e soprattutto per l’ingestione.
L’acido citrico presente nel limone una volta giunto a destinazione nello stomaco, si ossida e si trasforma in carbonati e bicarbonati di calcio, che aiuterebbero a mantenere l’alcalinità del sistema. Il condizionale per ora è d’obbligo perché c’è in atto una diatriba senza fine: una pesante divergenza di opinioni non solo tra medici e naturopati, ma anche tra medici e medici!

 

L”unica vera controindicazione del limone è l’incapacità dell’organismo di metabolizzare correttamente l’acido citrico e trasformarlo nei carbonati e bicarbonati di cui sopra. Questo può avvenire per una forte astenia cronica o per gravi compromissioni dell’apparato digerente di varia natura, come ad esempio una gastrite o un’ulcera peptica. Meglio evitare che dell’acido arrivi nello stomaco e ci resti non essendo in grado di trasformarsi, aggravando una situazione già complicata in partenza. Ma anche qui, i pareri divergono alla grande. Per sicurezza, meglio evitare.

Il limone in sostanza sembra essere una specie di sturalavandini, sblocca gli ingorghi, risolve situazioni di stasi e quindi sembra adatto a tutto ciò che è lento, pesante e obeso; una tipologia “ipo”, per intenderci. Di contro, le persone esili, nervose, super attive e che si affaticano facilmente (tipologia iper) farebbero meglio a scegliersi un altro agrume. O comunque a farne un uso limitato alla sola alimentazione e lasciar perdere le cure intensive.
In parole povere il limone alleggerisce la materia, conferisce un tocco etereo e se sei già fin troppo etereo chiaramente non fa per te.

In generale, anche per chi ne ha bisogno, è meglio evitarne l’abuso. L’abuso trasforma una qualsiasi sostanza curativa in dannosa.
Anche il Prof. Antonelli, di cui sopra, metteva in guardia già negli anni ’40 dall’abuso di limone perché produce eccessivo dimagrimento e come l’aceto, distrugge i globuli rossi del sangue producendo anemia con tutte le sue conseguenze. Inoltre, parliamo sempre di abuso, arreca danni più o meno gravi anche ad uno stomaco sano.

All’inizio dei miei studi sulle piante e sulle medicine naturali in generale, c’erano dei paradossi che non riuscivo davvero ad accettare.
Ad esempio, perché si dice che il limone aiuta le digestioni difficili e poi si mettono tra le controindicazioni le compromissioni dell’apparato digerente? Una digestione difficile non è già di per sé una compromissione? Poi lentamente ho cominciato a intravedere una seconda via. Una situazione eccessivamente compromessa non trae alcun beneficio da un’azione, diciamo, troppo “diretta” sulla patologia in sé, meglio lavorare sul terreno intorno, cominciando a migliorare via via le funzionalità collaterali, rinforzando magari qualche organo “amico” di quello eccessivamente danneggiato.
E non ultimo, ovviamente, lavorare sulle emozioni negative che si trovano sempre a monte dello squilibrio.
Questa, naturalmente, è un’idea che mi sono fatta, ma largo al concorso di opinioni. Non c’è quasi nulla di sicuro al mondo. A parte la morte e le tasse, ovvio.

E comunque sono tantissimi i medici che prescrivono diete per influire sul nostro sistema, più che altro alcalinizzanti dato che ritmi di vita e alimentazioni strane ci spingono inesorabilmente verso l’acidificazione. Anche le emozioni che proviamo, aggiungerei. Già i nostri grovigli individuali sono matasse da sbrogliare in una vita, se basta, in più la situazione socio economica del momento non aiuta certo ad aprirsi a gioia, fiducia, amore, leggerezza e a quant’altro serva a mantenerci sani. Sembra che ansia, paura e rabbia ci facciano compagnia molto più spesso di questi tempi. L’ansia di perdere il lavoro, la paura di non farcela per il futuro e la rabbia di essere costretti a vivere tutto questo sapendo che, oltretutto, in natura le risorse ci sarebbero per tutti. Però qualcuno ha deciso che non è così e che dobbiamo vivere nella paura.
I compromessi che siamo disposti ad accettare per non perdere il lavoro ormai non hanno più limiti. In questo caso il detto “essere spremuti come dei limoni” calza a pennello.

 

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