Green economy: innovazione, qualità e bellezza

Ermete Realacci, Presidente della Commissione Ambiente della Camera dei Deputati, fa il punto su economia e temi ambientali.
E indica la ‘via italiana’: incrociare innovazione, green economy, qualità e bellezza

di Francesco Fantera

 

Presidente, lei si occupa di ambiente da 40 anni con diversi ruoli, accostando sensibilità diverse.  Come pensa sia  cambiato l’atteggiamento dei politici nei confronti delle tematiche ambientali?

L’Italia da questo punto di vista ha ancora molta strada da fare. Il peso delle questioni legate all’ambiente, all’economia verde ed allalotta contro i cambiamenti climatici è enormemente superiore a quello che c’è da noi, anche nel partito democratico. Nel nostro Paese la politica si incentra su tutti altri temi, con ripetitività mostruosa.

Quindi forse all’estero stanno messi meglio rispetto a noi

A volte, ma non sempre.Tante volte l’Italia è avanti nella pratica. I nostri sono cromosomi antichi.Sono quelli di un Paese abituato a trovare i suoi spazi negli interstizi,non essendo una grande potenza militare o economica. Pochi lo sanno ma l’Italia è prima in Europa come recupero di materie prime dai rifiuti non urbani. Sono circa 46 i milioni di tonnellate di materie prime recuperate. La Germania, che ha un’economia quasi doppia rispetto alla nostra, è a 43 milioni di tonnellate. Questo più che da politiche, dipende dalla nostra storia. Gli stracci di Prato, le cartiere della Lucchesia, i rottami di Brescia, sono figli della nostra povertà di materie prime. Quello che era un atto dovuto, ora diventa un passepartout per il futuro.

Considerando la sua storia personale, come è possibile coniugare due elementi come la visione più ideale da ambientalista e l’aspetto invece più pragmatico del legislatore?

Adesso è un passaggio obbligato, oggi poi è molto più chiaro di quanto non lo fosse vent’anni fa. Ci sono ancora persone nell’ambientalismo che pensano che l’economia debba andare secondo i suoi criteri, senza incrociare quelli attenti all’ambiente. In realtà oggi un’economia che guarda al futuro deve sposare questo tema.

Esempio: abbiamo avuto scontri violenti sul nucleare, presentato come conflitto fra chi voleva una forma di energia a basso costo per le imprese e quindi più conveniente, e chi invece voleva tutelare l’ambiente e la salute. Oggi in Europa solo Francia (Flamanville) e Finlandia (Okinwoto) stanno costruendo, con  ritardi enormi e costi  raddoppiati, una centrale nucleare.  L’Enel dovrebbe regalare un’azione a tutti gli italiani che hanno bloccato il nucleare anche nell’ultimo referendum. Se stesse costruendo una centrale nucleare in Italia infatti,oggi  sarebbe una bad company perché è un pessimo affare.Questo vale per tanti settori.

Io considero una grandissima metafora la storia del vino italiano: il vino in Italia subì un trauma tremendo nel marzo del 1986. L’Italia aveva scelto una strada sbagliata: puntava tutto su grande quantità e basso prezzo. Siccome detassarono il metanolo, alcuni deficienti e pure criminali fecero il vino adulterato con il metanolo che però ha un piccolo problema: ti uccide. Morirono 21 persone, altre rimasero cieche. La politica fece una sola cosa giusta, cioè alzò l’asticella dei controlli tagliando le gambe alla sofisticazione. Il resto l’hanno fatto l’economia e la società. Rapidamente i produttori hanno imparato a fare il vino anche lì dove prima questo non si faceva. In passato da noi il vino lo facevano tutti (etruschi, cartaginesi, greci…). Sono stati recuperati molti dei vitigni autoctoni, diventando spesso la base di nuovi vini: ad esempio l’Aglianico non esisteva fino all’86. Oggi produciamo il 50% in meno rispetto agli anni ’80, ma è aumentata molto la qualità. All’epoca esportavamo in moneta attuale 700-800 milioni di euro di vino, l’anno scorso ne abbiamo esportati 5 miliardi e mezzo di euro.

Riguardo a quello che dovrebbe essere il nostro obiettivo, spesso prendo come esempio una copertina del Time del dicembre 2005. Da noi venne interpretata con l’idea che l’Italia era economicamente morta,perché la Cina produceva le stesse cose ma ad un prezzo molto minore. La copertina, in realtà, raccontava una storia diversa. Il guerriero era uno dei 10.000 dell’armata di terracotta a protezione della tomba del primo grande imperatore cinese, un Paese potentissimo e grandissimo. Il David di Michelangelo era figlio di una piccola città di 40/50.000 abitanti. Però quella piccola città in tutti i campi produceva cose che facevano sognare il mondo. Il nostro spazio è quello. Quando parliamo dell’ambiente dobbiamo collegare le sfide degli altri mettendoci in più la nostra capacità di innovare e cambiare producendo bellezza. Il motivo è semplice: la bellezza è ecologica, perché permette di produrre economia consumando meno materia prima.

Nella partita ambientale c’è sempre una parte difensiva, come impedire le centrali nucleari o combattere le ecomafie. Ci deve essere però anche una parte positiva e lì sta la cifra italiana: incrociare innovazione, green economy, qualità e bellezza.

L’Economist ha pubblicato un articolo del fenomeno del ritorno alla campagna da parte di molti giovani italiani in controtendenza con le altre realtà del mondo occidentale. Che opportunità può dare l’ambiente per risolvere la questione legata alla richiesta di lavoro?

Le imprese che producono più posti di lavoro, sono quelle che hanno scommesso sull’ambiente, le stesse che ora esportano ed innovano di più. L’anno scorso più del 40% dei nuovi posti avevano a che fare con l’ambiente. Se si guarda al settore ricerca e sviluppo la cifra sale al 65%. Fra i settori ad alta intensità di manodopera, uno è sicuramente l’agricoltura seguito dall’edilizia. Nell’agricoltura questo dato è figlio del passaggio dalla quantità alla qualità, ma non solo. Ad esempio se un giovane avesse detto che possedeva una vigna nel 1986 era uno “sfigato”. Adesso se un giovane produce vino, è un“figo”. C’è sia un cambiamento di capacità di produrre economia da una parte, che un rinnovato senso di orgoglio dall’altra.Questi ragazzi che stanno investendo sull’agricoltura sono fieri del proprio lavoro e sono percepiti come una cosa importante. È quindi necessaria una salita di considerazione sociale di dignità ed orgoglio per quei lavoratori. In alcuni casi c’è stata ed in altri ancora no.

Negli ultimi decenni il territorio italiano ha subito delle trasformazioni, non solo a causa di grandi eventi naturali. Ci sono aree nelle quali le amministrazioni locali sono riuscite ad intervenire in maniera efficace sul piano della gestione e della prevenzione?

Io ho sempre considerato un indicatore della bontà o meno di un’amministrazione la percentuale del riciclo. Tu per fare bene il riciclaggio urbano devi realizzare una gestionein gradodi costruire una filiera e devi avere un buon rapporto con i cittadini. Questo perché se gli abitanti non si fidano e non collaborano, non si può dire che ci sia una buona amministrazione. Si può fare bene sia al sud (in città comeSalerno,oanchela Pollica di Angelo Vassallo dove 10 anni fa la differenziata superava il 70% del totale), che al nord. Milano, assieme a Vienna, è la prima città in Europa nella raccolta differenziata per le città sopra il milione di abitanti. Nel nostro Paese ci sono alti e bassi. In generale l’azione di prevenzione è importantissima. Devi fare molto nella gestione del territorio: combattere l’abusivismo, fare manutenzione e soprattutto far rispettare i criteri antisismici. Quando ci sono i terremoti la gente muore soprattutto perché le case sono costruite male. Siamo un paese un po’ strano: a l’Aquila tutti aspettavano la condanna di chi non aveva previsto il terremoto e nessuno guardava a chi invece aveva costruito la casa non con criteri antisismici. Lì c’è molto da fare.Ora c’è una norma rilevante, il “sismabonus”, che dà un credito di imposta fino all’85% che è molto importante in questo senso. Io sono assolutamente convinto che capiremo che Italia siamo da come affronteremo la vicenda del terremoto in centro Italia dello scorso anno, perché l’area è estesissima e la distruzione è enorme.

Che impatto dovrebbero avere le modifiche previste della riforma della legge sui parchi 394/91?

Al Senato la legge aveva dei punti positivi ed altri discutibili. Le aree principali di dissenso sono tre:

1)la questione della gestione della fauna: capisco eticamente chi dice “io sono contrario all’uccisione di un animale in qualsiasi caso”. Questo però non è ambientalismo. L’IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura) dice che bisogna mantenere l’equilibrio della specie.Recentemente ci sono state molte polemiche perché a Capraia il parco voleva eradicare i topi che stavano distruggendo la berta maggiore mangiandosi le uova. Fra l’altro i topi ci erano arrivati, non erano animali locali. Non sono d’accordo con chi dice che non si possa procedere in nessun caso all’abbattimento. Nessun parco del mondo attua una politica del genere.
2)problema legato alla filosofia del parco: quando fu fatta la 394 ci fu uno scontro all’epoca con alcuni membri del WWF quando venne creato il parco dei Sibillini: ritenevano che, essendo Castelluccio di Norcia in zona A, non si dovessero più coltivare le lenticchie. Ma di che stiamo parlando? L’Italia è questo, i parchi italiani hanno delle peculiarità. Yellowstone sono 900.000 ettari circa, tutti di proprietà pubblica senza presenza umana. Tutti i parchi dell’Italia centro meridionale occupano una superficie di 800.000 ettari circa dove tu hai migliaia di frazioni, chiese, storie, coltivazioni. I piani di Castelluccio fioriti sono uno spettacolo stupendo. Perciò penso che questa idea sia sbagliata. Se noi facessimo così i parchi in Italia non si farebbero. Il parco del Vesuvio, che è meno di un centesimo di Yellowstone, 8500 ettari ca, ha 320.000 abitanti. Se tu non capisci che devi fare i conti con una nazione la cui bellezza sta nella particolarità della sua storia, fai dei danni alle politiche ambientali.
3)costruzione di organismi dirigenti dei parchi e coinvolgimento e peso degli enti locali: io sono per selezionare chi ci deve andare. Parlando ancora del parco dei Monti Sibillini, ci sono paesi come Amatrice, Norcia, Visso, Ussita…Se c’è un terremoto, il parco deve essere un pezzo della riscossa nella quale gli abitanti devono essere coinvolti. Anche la presenza negli organismi direttivi dei parchi di un rappresentante degli agricoltori (finalizzato alla riduzione dell’impatto dell’agricoltura), garantisce la partecipazione di tutti gli elementi coinvolti.

A due anni dall’introduzione della legge sugli ecoreati, è possibile fare un bilancio, seppur provvisorio, della sua efficacia?

Il bilancio è assolutamente positivo. Il termine ecomafie lo inventammo noi di Legambiente quando ero presidente. All’epoca capimmo che l’illegalità era un nemico dell’ambienteparticolarmente forte dato che spesso questa prendeva la forma della presenza consistente della malavita organizzata in alcuni settori (rifiuti, ciclo del cemento etcetc). Questa legge (attaccata da destra e da sinistra), ha reso molto più efficace il contrasto ai crimini contro l’ambiente individuando delle fattispecie di reati nuovi: inquinamento ambientale, disastro ambientale, ostacolo al controllo, smaltimento illegale di rifiuti radioattivi con aggravanti se sei un pubblico ufficiale. Ad oggi è stata usata in tribunale più di 1000 volte. Prima questi reati erano sanzionati con delle norme presenti nel codice penale adattate alla situazione: il disastro ambientale era punito come “disastro innominato”. L’inquinamento invece con un reato definito “getto pericoloso di cose”: in pratica i fumi tossici di una ciminiera erano equiparati ad un lancio di sassi da un cavalcavia.

Dal 2015 si parla di educazione ambientale nelle scuole: come è possibile inserire una materia come l’educazione ambientale priva di un curricolo, di una classe di concorso per i docenti e di un suo orario, senza rischiare che faccia la fine dell’educazione civica?

Il tema dell’ambiente è molto trasversale. O diventa una materia che incrocia la storia, l’economia, la biologia, oppure rischia di diventare l’ora di religione, separata da tutto il resto. Ci deve essere una propensione della scuola a incrociare questi temi. Moltissimiistituti lo fanno agendo sui propri edifici, effettuando la raccolta differenziata, studiando cambiamenti climatici… è importante che sia il corpo docente a portare avanti le questioni legate all’ambiente. Ad esempio credo sia più importante che un insegnante di inglese faccia lezione, per dirne una, su un discorso di Obama sull’ambiente, che non avere un’ora dedicata all’argomento. Questo tema non è un piatto freddo, deve essere un piatto caldo.Bisogna quindi gestirlo razionalmente, ma deve anche evocare aspettative e passioni.

Lei ha partecipato, assieme ad una delegazione parlamentare, alle fasi finali dei negoziati della cosiddetta Cop21 di Parigi e della successiva Cop22 tenutasi a Marrakech. Viste le ultime dichiarazioni contrapposte dei presidenti di Usa e Cina riguardo l’ambiente, quale crede che sarà la linea che prevarrà?

L’interesse della Cina nei confronti dei temi ambientali si capiva già da Marrakech. Io ho dovuto prendere il Malox in occasione del G20 di Hangzhounel settembre del 2016, quando Obama e XiJinping ratificarono assieme l’accordo di Parigi. Mi arrabbiai molto perché non era presente l’Unione Europea senza la quale questa partita sarebbe morta. Siamo purtroppo appesantiti dalle posizioni arretrate dei paesi dell’est, ma nonostante tutto siamo quelli che hanno le politiche più avanzate.  A mio avviso dietro la stretta di mano alla cerimonia di ratifica c’erano 3 fattori:

1) il problema c’è ed è ormai inaggirabile. Negli USA ci sono uragani sempre più frequenti, siccità,incendi…in Cina abbiamo enormi problemi di inquinamento locale: noi facciamo le targhe alterne e loro sono invece costretti a chiudere centinaia di km di autostrade. A Pechino vengono chiuse le scuole per i livelli eccessivi di smog. È chiaro che è un problema che non si può aggirare.

2) aspetti geopolitici e terreno di scontro economico. Chi paga di più sono i paesi più a rischio. Parliamo spesso di immigrazione: ricordiamoci che ad esempio in Africa il lago Ciad che qualche decennio fa era di 25.000kmq (più grande della Lombardia) e adesso è meno di 2.000kmq (più piccolo della valle d’Aosta). Il lago confina con 4 stati, Niger, Nigeria, Ciad e Camerun causando una crisi enorme per tutti.

Come dicevo però, è anche terreno di scontro economico. Per Trump sarà un problema. La California è lo Stato USA più avanzato da questo punto di vista. Se fosse uno Stato sovrano avrebbe la più alta percentuale di energia derivante dal fotovoltaico (seconda l’Italia che quindi è prima). Il più popoloso Stato americano ha sostanzialmente assunto gli obiettivi dell’UE in tema di ambiente. In un contesto simile, quale azienda costruirebbe una macchina che non può essere venduta in California?

3) I cinesi sono pronti ad affrontare i temi legati all’ambiente e si candidano a governare il mondo su un asse pacifico, il cosiddetto soft power cinese. Io penso che quel compito se lo debba assumere anche l’Europa perché non può perdere la priorità acquisita e dentro questo l’Italia può fare la sua parte.

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