Intervista ai fotografi di DuePerUnoPhoto

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Intervista ai Fotografi di DueperUnoPhoto 


di Luca Casamassima

Stai per leggere l'intervista ai Fotografi di DuePerUnoPhoto di Luca Casamassima, blogger ed autore del sito nongarantisco.it.
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Qual è la carta di identità di DuePerUno Photography? Cosa c'è scritto, quali sono i tratti rilevanti, di cosa si occupa, che progetto è?

J: Dobbiamo spiegare un po' come ci siamo arrivati. Noi abbiamo lavorato in Messico gli ultimi cinque anni e in Messico lavoravamo nei resort principalmente con famiglie, facendo quello che lì e negli Stati Uniti si chiama "lifestyle", cioè sessioni alle famiglie. Le famiglie ci conoscevano, sapevano che noi eravamo dentro l'hotel, venivano a chiederci sessioni e noi per un'ora andavamo con loro in giro per la spiaggia, per i parchi del resort e facevamo foto. Ne ricavavamo circa centocinquanta, le editavamo, e loro sceglievano quelle che più piacevano e le compravano. Poi abbiamo cominciato a fare matrimoni, eventi – come quello del "Taco più caro del mondo"... Siamo arrivati qui con l'idea di portare lo stesso tipo di fotografia. Il mercato, però, in Europa è un po' diverso: il lifestyle in Europa non si fa molto perché è un articolo un po' caro, un po' particolare; gli italiani non sono abituati a spendere così tanti soldi per le fotografie. Quindi stiamo cercando di lasciare un po' il lifestyle in secondo piano e ci stiamo concentrando sui matrimoni nello stesso stile in cui facevamo il lifestyle: uno stile fresco, dinamico, mentre in Italia c'è più uno stile statico, ecco. Sa un po' di muffa.

L'amicizia tra voi due è stata il vero motore di tutto, no?

J: Sì. Noi ci siamo conosciuti durante gli studi a Madrid, nel 2008. Da lì ognuno ha fatto il suo percorso: ci sentivamo ma superficialmente. Poi cinque anni fa sono andato in Argentina e lui in Messico. E' stato lui a dirmi: "Secondo me dovresti venire qui: è un bel posto, si vive bene..." e siamo diventati colleghi. Poi ci siamo stancati di essere dipendenti: lì dove stavamo dovevamo raderci tutti i giorni, essere sempre perfetti nella nostra uniforme... ci siamo stufati e abbiamo deciso di fare qualcosa di nostro. Poi avevamo entrambi la ragazza qui, quindi siamo tornati e abbiamo aperto qui l'attività.

Come si può, nel 2018, dove tutti sono un po' "fotografi" tra Instagram, ecc. vincere la convinzione dilagante che si è tutti fotografi con il cellulare in mano?

I: Ne abbiamo parlato molte volte. Penso che tra un po' di tempo tutto il mondo farà foto. In questo momento le persone fanno foto come i grandi maestri della fotografia facevano sessant'anni fa. Abbiamo una sorta di "educazione alla fotografia", dell'arte visuale. La cosa buona di Instagram, Facebook, è che c'è molta domanda e c'è molto bisogno di fotografi. Tutto il mondo vuole avere queste foto meravigliose per il loro matrimonio, per esempio, ed ha bisogno di un fotografo professionista. Ad esempio tutti i marchi, la Coca Cola, la Peugeot, tutti hanno bisogno di un lavoro di lifestyle; c'è molta domanda per la fotografia. Ci sono molti fotografi, in questa rivoluzione tecnologica: tutto il mondo vuole vedere tutto. Possiamo ancora fare il nostro lavoro, ma tra dieci anni sarà un altro discorso.

J: E' vero che adesso tutti sono fotografi perché hanno tutti sempre un cellulare in mano, ma non tutti hanno qualcosa da raccontare. Non tutti hanno le basi sull'uso della luce, sul capire la luce, sul rendersi conto di alcuni dettagli... non tutti sanno usare la macchina fotografica. La cosa più importante è che sei un fotografo se hai qualcosa da raccontare e riesci a farlo attraverso le immagini; se fai una foto tanto per farla sei uno che crea un'immagine, non sei un fotografo.

Voi siete due. Quanto è difficile portare avanti un'attività dove sono due le teste che devono decidere e non una sola?

J: Siamo due persone con due caratteri molto diversi e ognuno riconosce e rispetta quello che l'altro sa fare meglio.

 

C'è una diversa divisione dei compiti?

J: L'aver lavorato spalla a spalla ci ha aiutati molto. Io sono uno che di siti internet, tecnologia, ecc. ci capisce di più; lui è molto più creativo di me mentre io – anche per questioni di lingua – sono più bravo nella relazione pubblica però quello creativo, che fa le foto che spiccano di più, è lui.

Nel sito internet dueperunophoto.com ci sono moltissime foto all'aria aperta. Che rapporto ha la fotografia con la natura? Quanto è meglio approfittare di una luce naturale rispetto a degli interni, per esempio?

J: E' questione di stile. Quando noi abbiamo studiato abbiamo anche imparato ad usare le luci e gli strumenti che ci sono dentro ad un laboratorio e in realtà a volte un po' quell'ambito lì mi attira, però  prediligiamo sempre il Sole. Abbiamo questa enorme palla di fuoco che fa una luce meravigliosa ed è la cosa più bella, più naturale... Lo preferiamo entrambi. Lui è anche un po' esagerato: a volte, quando siamo in situazioni di luce molto difficile, ad esempio di notte, all'esterno, anziché usare la luce artificale alza molto gli iso oppure abbassa un sacco il tempo di esposizione, fa anche foto mezze mosse ma che poi sono molto belle!

 

Voi vi occupate, in Italia, soprattutto di matrimoni. Ci sono dei soggetti migliori rispetto ad altri, per le fotografie?

J: Dipende molto anche dalla persona. Dipende da cosa uno è bravo a fotografare. Lui può essere più bravo con le coppie, rispetto a me, perché magari è più sensibile, gli riesce meglio; a me riesce meglio fotografare i vecchietti o i bambini. Non è un valore assoluto del soggetto, ma dipende molto dal fotografo.

Che progetti avete? Cosa farà DuePerUno da grande?

J: Vorremmo riuscire ad avere un nome abbastanza grande da essere chiamati al di fuori dell'Italia. Abbiamo il primo matrimonio a Monterrey, in Messico, ad Ottobre. A noi piacerebbe muoverci così durante tutto l'anno. Qualche matrimonio anche in Italia, ovviamente, perché stare sempre in giro è anche molto faticoso, ma ci piacerebbe riuscire a girare in Europa e nel mondo.

Vi è mai venuta la nostalgia del Messico? Vi siete mai detti: chi ce l'ha fatta fare, potevamo rimanere lì?

I: Gli ultimi due anni per me sono stati molto complicati, molto difficili. Forse perché son tornato due volte in Europa in cinque anni, forse perché voglio essere più vicino alla mia famiglia e alla mia ragazza, forse perché non mi trovo molto bene in Messico – nonostante io abbia molti amici lì – ma ho bisogno di stare qui per un lungo tempo, adesso, e non mi manca il Messico.

J: Invece a me manca un sacco. Lì la vita è molto più facile e poi c'è molto più lavoro. Economicamente c'è una grande crescita, la vita costa molto poco e poi... è brutto da dire ma per un "bianco" lì la vita è molto più facile. Si mangia bene, si vive bene, i messicani mi stanno molto simpatici... bisogna avere un po' di pazienza perché hanno ritmi ed abitudini che per un europeo possono diventare difficili ma una volta che sei sulla stessa lunghezza d'onda, vai. Mi manca. Mi manca un sacco.

Sono curioso: essendo presenti ai matrimoni, quindi alla felicità altrui, come ci si sente?

I: Avere un legame con gli invitati, con gli sposi, è molto importante. Noi in Messico abbiamo lavorato per una compagnia che ci vedeva più come "pedine", come "strumenti", non eravamo direttamente in contatto con gli sposi. Una cosa bella è invece avere il contatto con la coppia che si sposa perché tu devi fargli vedere che è molto importante per te che le foto vengano bene. Questo matrimonio che abbiamo in Ottobre, ad esempio, è di clienti che abbiamo conosciuto in Messico. Loro hanno voluto che fossimo noi a fare le foto e questo è molto bello: tu parli con loro, loro ti chiedono come va, condividono con te i preparativi del matrimonio...

J: Per un periodo lui è stato a lavorare a Cancùn, mentre io ero a Puerto Vallarta. A Cancùn c'era un flusso di lavoro molto più frenetico, quindi non avevi molto tempo per conoscere gli sposi. A Vallarta era tutto più tranquillo: io avevo occasione, prima del matrimonio, di conoscere la coppia, farci una chiacchierata, sapere cosa volevano, ci entravo molto più in contatto. Anche durante la funzione gli sposi si preoccupavano che noi fotografi stessimo bene. Non puoi andare ad un matrimonio ed essere considerato un cacciavite. Se c'è un contatto, una relazione con sposi ed invitati, le foto vengono anche molto meglio.

Qual è la domanda che ai fotografi non fanno mai e alla quale invece vorreste rispondere?

J: Ci sono un sacco di domande che ci fanno e a cui vorremmo non rispondere! Una domanda che non mi fanno mai: quanto vuoi essere pagato? I prezzi che facciamo sono consistenti e la gente spesso dice: "Come mai fai pagare così tanto per fare due foto? Questo possono farlo tutti!" Io vorrei sentirmi dire: "Quanto vuoi che ti paghi?" io glielo dico e lui mi dice: "Va bene, tieni."

Quello è il sogno di tutti.

J: Sì è vero, è il sogno di tutti.

Cos'è che Jonathan e Isaac non garantiscono?

J: Non garantisco di restare in Italia; magari me ne torno in Messico.
I: Non garantisco nulla e garantisco tutto.

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