Amazzonia, nessun accordo

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Amazzonia, nessun accordo

Di Daniele Durso

Il vertice dell’Organizzazione del trattato di cooperazione amazzonica (ACTO) finisce senza accordi sui combustibili fossili e senza impegni chiari e concreti. Eppure, nel contesto di crisi climatica che viviamo, se è a rischio la foresta è a rischio il Pianeta

Il vertice dell’Organizzazione del trattato di cooperazione amazzonica (ACTO) che si è tenuto a Belém do Pará, nel nord-est del Brasile, si è chiuso dopo due giorni di discussione con un documento di 21 pagine che, sopratutto,  evidenzia il disaccordo sulla questione dei combustibili fossili tra i presidenti di Brasile e Colombia, Luiz Inacio Lula da Silva e Gustavo Petro.

Sostanzialmente, si sono scontrate le posizioni di Petro che parla di “negazionismo climatico a sinistra” e propone una società decarbonizzata e la linea del governo brasiliano che, convinto del perdurare dell’uso del petrolio ancora per qualche decennio, vuole discutere nella prossima COP di come questo utilizzo possa aiutare a finanziare la transizione energetica.

Certo, gli otto paesi partecipanti (Colombia, Bolivia, Perù, Guyana e Brasile, Venezuela, Ecuador e Suriname) si sono impegnati per evitare un processo di desertificazione in Amazzonia. Però, il concetto di “deforestazione zero”, voluto da Brasile e Colombia, è stato inserito nel documento “come esempio di obiettivo nazionale” ma non dell’intero OCTA. Questa scelta è una concessione a membri come Bolivia e Perù che hanno obiettivi meno ambiziosi in materia o legislazioni più permissive.

È stata concordata la creazione di un gruppo tecnico scientifico per l’Amazzonia e gli Stati si sono impegnati a gettare le basi per una cooperazione di polizia finalizzata a contrastare la criminalità e le attività illegali, tra cui l’estrazione mineraria, il contrabbando di mercurio e il riciclaggio di denaro. Respinta la proposta di Petro che intendeva creare un tribunale per la giustizia ambientale.

Il documento riconosce, poi, i diritti territoriali delle comunità originarie e  il diritto ad essere consultate sui progetti che interessano le loro terre. Sono anche previsti accordi di cooperazione per affrontare la violenza di genere, la misoginia e il razzismo.

Netta la delusione degli ambientalisti. Per l’Osservatorio sul clima, il messaggio che ACTO sta dando al mondo “seguirà la sorte di altre dichiarazioni multilaterali e, in più, livella al ribasso gli impegni”. Secondo Leandro Ramos, di Greenpeace Brasile, “la dichiarazione è deludente sotto diversi aspetti, ma soprattutto perché non include impegni chiari e concreti”.

Un’ altra occasione persa.