Apicoltura in città

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apicoltura in città

Apicoltura in città


di Daniele Cangioli

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apicoltura in città

Nonostante la vita frenetica, il vetro e l’acciaio che ci circonda abbiano fatto perdere all'uomo urbano la percezione diretta della natura, questa non l’ha mai abbandonato riuscendo a penetrare nelle città in infiniti modi. Persi ad osservare la vita attraverso i nostri strumenti tecnologici che accompagnano qualsiasi gesto quotidiano, non ci accorgiamo, se non saltuariamente e per caso, dello scorrere dei ritmi della natura e della presenza del microcosmo che ci circonda: la meraviglia di un ragno che tesse la tela, il volo di una farfalla, una foglia che cade da un albero o il ronzio di un’ape, piccoli eterni avvenimenti che accadono così, senza toccarci minimamente. Più facile etichettarli come “fastidi” dai quali è meglio allontanarsi, schermando le nostre porte e finestre dall’intrusione della natura, barricandoci nelle nostre case-bunker, sterilizzando i nostri prati e giardini, con la convinzione che questo ambiente asettico e artificioso sia così finalmente privo di “pericoli” e che quindi ci faccia vivere una vita più sicura (magari con l'ausilio di qualche efficacissima bomboletta spray).

Ma siamo sicuri che sia una scelta razionale? Siamo sicuri di conoscere davvero i pericoli che ci circondano? Quanti di noi tirano inconsciamente un sospiro di sollievo dopo aver udito allontanarsi un ronzio di un qualche imprecisato insetto?
Ecco uno dei pericoli che crediamo di dovere esorcizzare: quello della “temibile ape” spesso confusa con altri insetti come la vespa o i calabroni.

Quello che non tutti sanno è che l’ape è sempre stata vicina all’uomo e non l’ha abbandonato neppure nelle città, nascondendosi sotto i tetti, nelle canne fumarie e negli innumerevoli interstizi della giungla di cemento trovando sostentamento dai fiori di parchi, giardini e terrazzi sfuggendo il più possibile agli attacchi dell’uomo. E' una fortuna che l’ape, proprio grazie a questa sua duttilità, abbia resistito fino ad oggi ed abbia consentito di essere allevata in ambito urbano così come ha sempre fatto in quello rurale. Ormai, i cittadini che si occupano di apicoltura in città e che installano arnie presso le loro abitazioni o negli orti comunitari sono sempre di più. Per renderci conto di quanto questo fenomeno sia diffuso ci basta cercare su internet: saremo sorpresi nello scoprire la diffusione capillare e persistente di arnie nelle città di tutto il mondo, da New York a Seoul, da Melbourne a Toronto, da Berlino a Parigi, fino ad arrivare a Torino, Milano e Roma.

Certo, potremmo storcere il naso, pensare che si tratti di una moda come tante altre; si tratterà forse di una stravaganza diffusa dai canali di una qualche forma di consumismo colorato di ecologia?
Tutt'altro. Abbiamo di fronte l'ennesima conferma del bisogno delle persone di riappropriarsi di un rapporto diretto con la natura e, perché no, di regalarsi una piccola produzione a km zero di un prezioso alimento per l’autoconsumo, il miele.

Ma non è tutto qui! Gli alveari urbani si sono dimostrati ottimi strumenti per il biomonitoraggio: le api bottinatrici grazie alla loro capacità di coprire vaste aree per la ricerca di fonti di approvvigionamento sono infatti ottime bioindicatrici che ci consentono di valutare lo stato di inquinamento dell'aria come delle sofisticate centraline volanti.

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Vediamo nascere così un rinnovato patto fra api e uomo: l’allarme da parte di molti apicoltori che dalle campagne denunciano il declino della popolazione apistica, la perdita di sciami a causa dell’inquinamento e pratiche di allevamento sempre meno beefriendly, viene raccolto dai nuovi apicoltori urbani che decidono di proteggere le api, ricercare metodi meno invasivi per la cura dei propri apiari, incrementare la biodiversità vegetale coltivando piante mellifere creando così vere e proprie oasi verdi per gli insetti impollinatori e battendosi contro l’inquinamento.
Questa nuova forma di apicoltura urbana sperimenta, innova, socializza, riqualifica spazi abbandonati, crea opportunità lavorative e di condivisione, si mescola con l’architettura, la cultura e l’arte, si sposa con l'orticoltura urbana, con il giardinaggio, diventa veicolo di messaggi ecologisti e si fa baluardo contro la cementificazione selvaggia, fa didattica presso le scuole per sensibilizzare I più piccoli alla meraviglia del microcosmo.

Per concludere: tutti sappiamo quanto siano importanti le api, non solo per la produzione di miele, cera e propoli, ma soprattutto per il ruolo centrale che hanno nell'impollinazione dell’80% del patrimonio verde del pianeta, vale a dire almeno i 2/3 di quello che mangiamo. Chiediamoci se valga la pena o no di prenderci cura personalmente di questo prezioso alleato ronzante, compiendo scelte che facciano la differenza come rifiutare un’agricoltura inquinante folle, che appiattisce la biodiversità. Lasciamo che le nostre città fioriscano e, magari, invitiamo le api sui nostri balconi: in questo modo la natura non sarà più una semplice comparsa nella vita di tutti i giorni, ma fonte di piccole gioie.

In assenza di norme specifiche sull’apicoltura urbana, per l’installazione di un alveare sul proprio balcone, terrazzo o giardino ci si rifà alla legge nazionale 24 dicembre 2004, n.313, art.8 la quale prevede che le arnie possono essere posizionate ovunque, purché rispettino le distanze di sicurezza e che ci sia una barriera o un dislivello di due metri che separa l’arnia dalla proprietà vicina.

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