Belli ma fragili. Il Lago di Pilato e i Pantani di Accumoli

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Belli ma fragili. Il Lago di Pilato e i Pantani di Accumoli

di Martina La Mesa e Stefano Ippoliti

Il Lago di Pilato e i Pantani di Accumoli sono luoghi di straordinaria importanza nel centro Italia. Due siti molto diversi ma entrambi in fase di rapide modifiche, causate dal cambiamento climatico

È ormai impossibile ignorare i cambiamenti climatici, i cui effetti sono chiaramente visibili ovunque intorno a noi. Per fortuna la tecnologia si è molto sviluppata e può aiutarci sempre meglio a monitorare l’ambiente e le sue alterazioni, come ad esempio fa il GIS (Geographical Information System). Questo programma è stato usato ad esempio da chi scrive per studiare i laghi di origine glaciale, situati nel Parco Nazionale dei monti Sibillini e della Laga. Stiamo parlando per la precisione del lago di Pilato e dei laghi dei pantani di Accumoli. Il primo sta subendo una forte diminuzione  -iniziata nell’epoca industriale e ancora oggi in corso-  che lo sta portando alla definitiva scomparsa, aggravata dal ritiro dei ghiacciai. I secondi riportano l’effetto contrario, per cui l’aumento delle precipitazioni e la geomorfologia hanno portato ad un aumento delle dimensioni.  

IL LAGO CON GLI OCCHIALI

Che cosa hanno in comune un lago di origine glaciale e un prefetto della Giudea vissuto nel I secolo d.C.? Ci troviamo a 1941 mt s.l.m. nel comune di Montemonaco (AP), in una valle glaciale alle pendici del monte Vettore. Qui, secondo le leggende, il corpo di Ponzio Pilato, condannato a morte da Tiberio, fu trasportato in un sacco su un carro di bufali. Raggiunta la cima del Redentore sui Monti Sibillini, gli animali lasciarono il corpo cadere dalla cresta fin nelle acque di un lago, che prese il nome del prefetto. Il lago di Pilato nel periodo medievale e rinascimentale si componeva di un unico specchio d’acqua ed era avvolto da un’aura di mistero e magìa, tanto che veniva considerato luogo di stregoneria e negromanzia. Si divideva in due bacini solo per un periodo di tempo, limitato al periodo di aridità estiva. Oggi il lago di Pilato è meta di escursionisti e amanti della natura, i quali ritrovano nella stessa valle durante tutto l’anno due specchi d’acqua collegati solo da un piccolo canale; da qui “lago con gli occhiali”. Che cosa è cambiato? Che cosa ha provocato la riduzione della superficie del lago, a cui è seguita una separazione permanente in due bacini? Per dare una risposta è necessario riportare l’attenzione nel contesto in cui ci troviamo. Il lago veniva alimentato un tempo dallo scioglimento dei ghiacciai  – quando erano presenti-  e oggi, verso maggio/giugno, dallo scioglimento della neve e dalle precipitazioni nevose e piovose. C’è un problema tuttavia, perché il letto è roccioso e parte dell’acqua riversata viene defluita e non permane. Già di per sé, quindi, l’alveo non trattiene grandi quantità di acqua e, se a questo aggiungiamo l’incidenza sempre maggiore dei cambiamenti climatici, si fa presto a tirare le conclusioni. Tuttavia, com’è giusto che sia, ci vogliono argomentazioni migliori per sostenere questa tesi e sicuramente il lago di Pilato merita anche studi più approfonditi di questo, ma oggi ci accontentiamo di una piccola infarinatura che già di per sé potrebbe sensibilizzare verso questa problematica.

UN OSPITE DELICATO

Il Monte Vettore e la Valle del lago di Pilato rientrano all’interno della Rete Natura 2000, la quale si compone di una “rete”, estesa a livello europeo, di aree protette con l’obiettivo di conservare la biodiversità. Infatti la conservazione e la tutela del lago sono importanti, perché le sue acque ospitano una specie endemica, talmente resistente agli stress stagionali, che sceglie come habitat bacini piccoli e temporanei con lunghi periodi di magra o di congelamento. Parliamo di un crostaceo, il Chirocephalus marchesonii; il suo ciclo biologico dipende fortemente da quello idrologico del lago e, oggi, ne è fortemente a rischio la sopravvivenza a causa della scomparsa del bacino. La sopravvivenza della specie è quindi strettamente legata al destino del lago. I periodi di aridità vengono affrontati dalle uova in diapausa del crostaceo, che vengono deposte tra le rocce. Una specie tanto rara e tanto resistente agli stress può però essere facilmente eliminata da un visitatore inconsapevole che, per farsi una bella foto o per immergere le mani in acqua, cammina sul margine del lago o ne calpesta l’alveo quando è in secca; proprio lì dove la specie nidifica. È perciò importante non avvicinarsi troppo al margine del bacino, né camminare sopra al letto asciutto!

RISCHIO SERIO

Adesso c’è il rischio di perdere lo specchio d’acqua e con esso questa specie. Ma si sta veramente verificando una riduzione del lago? Nel 1990 la superficie si era già ridotta moltissimo arrivando al rischio di essere completamente secco. Per analizzare anni più recenti è tata utilizzata l’applicazione open source di GIS che ha permesso di confrontare l’estensione in ettari del bacino tra il mese di luglio del 1997 e il mese di giugno del 2005. Da qui è emerso un aumento significativo nelle dimensioni, pari a circa 1,59 ha. Questi dati potrebbero apparire un controsenso rispetto a quanto detto prima, ma in realtà non c’è molto tempo per correre ai ripari; infatti questo aumento di superficie del 2005 può esser dovuto ad uno scioglimento precoce della neve. Questa supposizione è inoltre avvalorata dal fatto che a giugno 2005 già si erano raggiunti i 3ha di estensione, mentre nel luglio 1997 i soli 1,58ha. È quasi spaventoso pensare alla velocità con cui si è sciolta la neve. Le fonti confermano a più riprese come lo scioglimento precoce della neve e la scarsità delle precipitazioni nevose stiano portando questo lago ad una lenta e inesorabile scomparsa. È chiaro, dalle elaborazioni GIS e dalle ricerche, che il lago sta subendo continue alterazioni che in un modo o nell’altro lo stanno conducendo a sparire. Purtroppo è anche stato accertato che, nonostante i tentativi di arrestare i cambiamenti climatici, questi siano ormai arrivati a un punto in cui non è più possibile salvare dall’estinzione questa come tante altre formazioni glaciali. Che cosa si può fare allora? E perché arrestare i cambiamenti climatici, quando un loro arresto non fermerebbe questa estinzione? Per salvare il lago non si può far molto e forse è veramente condannato a sparire, ma può essere eliminato domani o può sopravvivere ancora per essere ammirato dagli occhi di generazioni future. Si può agire ora e salvare altri ambienti che, magari, hanno ancora delle possibilità o si possono voltare le spalle e chiudere gli occhi sul futuro. È pur certo che il lago e il suo crostaceo non esisteranno per sempre, ma quanto poco basterebbe per dargli la possibilità di arricchire il nostro paesaggio ancora per il beneficio di qualche generazione?     

I PANTANI DI ACCUMOLI

L’area dei “Pantani di Accumoli” rientra nel comune di Accumoli (RI) e si trova tra i Parchi Nazionali dei Monti Sibillini e dei Monti della Laga. Geograficamente è localizzato al confine tra le regioni Lazio, Umbria e Marche, estendendosi per circa 80 ha ad una quota media di 1588 mt s.l.m..  La denominazione “Pantani” si riferisce alla fangosità che si ritrova e alla facilità con cui l’acqua tende a stagnare per via delle caratteristiche climatiche ed idrogeologiche dell’area: clima temperato con inverni freddi e lunghi, precipitazioni abbondanti (comprese tra 1.247 e 1.558 mm), assenza di aridità estiva e temperatura media al di sotto dei 10°C. Il fondo della piana è costituito da materiale detritico alluvionale, prodotto dal disfacimento delle rocce. I frammenti dei depositi rocciosi sono di diverse dimensioni, dunque incastrandosi l’uno con l’altro formano pochi spazi vuoti in cui l’acqua si può incanalare, rallentando così la sua infiltrazione verso la profondità e saturando completamente il suolo. Ecco spiegata l’esistenza dei diversi laghi di origine glaciale (Pantani), che pertanto sono alimentati principalmente dall’acqua di ruscellamento delle piogge e da quella derivante dallo scioglimento delle nevi; di conseguenza la loro grandezza dipenderà strettamente dall’intensità delle precipitazioni annuali. Nell’area inoltre, per via della sua valenza naturalistica, è stato istituito un sito d’interesse comunitario (o area SIC): Piano dei Pantani IT 6020001, che rientra pertanto in quella che è la Direttiva Habitat (Direttiva 92/43/CEE) della “Rete Natura 2000”. L’area, tuttavia, è sempre stata zona di pascolo per equini e bovini, così, in seguito all’istituzione dell’area SIC, il comune di Accumoli ha approvato un apposito Piano di gestione per cercare di conciliare l’attività di pascolo con la conservazione delle risorse naturali. I laghi nel corso del tempo sono aumentati di estensione e di numero. Per poter valutare la cosa con più esattezza, sono state recuperate le ortofoto (fotografie aeree geometricamente corrette) degli anni 1999, 2005 e 2011 dal Geoportale Nazionale, per poi confrontarle con le operazioni informatiche di differenza (per vedere se nel corso degli anni si è aggiunto qualcosa) e intersezione (per vedere se nel corso degli anni si è mantenuto o è andato perso qualcosa). E i risultati elaborati hanno effettivamente evidenziato un aumento dell’estensione e della numerosità dei laghi. Questo può essere collegato ad un possibile aumento delle precipitazioni nell’area dato che l’esistenza dei laghi dipende soprattutto dalle precipitazioni; con la spinta del cambiamento climatico che potrebbe essere il principale responsabile dell’incremento dei fenomeni precipitosi.