Biofilia e Gaia: ipotesi per una ecologia affettiva

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Come esseri umani abbiamo la tendenza innata a farci attrarre, anche emotivamente, dalle varie forme di vita. Così l’educazione ambientale deve ritrovare la sua vocazione di pedagogia dell’intelligenza naturalistica

di Giuseppe Barbiero*

L’ecologia è la scienza che studia le relazione tra gli organismi viventi e il loro ambiente. L’ecologia affettiva è la branca dell’ecologia che si occupa in particolare delle relazioni che intercorrono tra esseri umani, il resto del mondo vivente e l’ambiente. La biofilia è il bisogno, la pulsione che presiede alla buona relazione degli esseri umani con il mondo vivente. La biofilia è l’innata tendenza degli esseri umani a farsi attrarre dalle diverse forme di vita e in alcuni casi ad affiliarvisi emotivamente.

Il sentimento di affiliazione che ci lega alla Natura, il sentirsi figli della Madre Terra, di Gaia, è innato e come tale è presente in tutte le culture umane, comprese quelle più tecnologicamente avanzate. Tuttavia, nelle nostre società artificiali ormai molto lontane dal mondo naturale, c’è il rischio concreto che la biofilia non riceva più stimoli adeguati per fiorire nell’intelligenza naturalistica, definita come l’abilità di entrare in connessione profonda con il mondo vivente e di apprezzare l’effetto che questa relazione ha su di noi e sull’ambiente stesso.

Fortunatamente stiamo scoprendo che Gaia, come una vera madre, agisce su di noi ad un livello psichico profondo. Al richiamo di Gaia e del mondo naturale possiamo imparare a rispondere affinando i nostri sensi e le nostre capacità mentali con alcune pratiche meditative – come ad esempio la mindfulness(1) , che favorisce un’attenzione aperta e consapevole – che si stanno rivelando particolarmente efficaci per ristabilire la nostra personale connessione con Gaia e con il mondo vivente.

Biofilia

Secondo l’ecologo americano Edward O. Wilson dell’Università di Harvard(3), la biofilia, essendo innata ma non istintiva, si sostanzia in un complesso di regole di apprendimento filogeneticamente adattative che si sono stratificate nel corso dell’evoluzione dell’umanità e che tuttora informano i nostri rapporti con l’ambiente naturale. Essa si struttura in due facoltà mentali particolari: l’attenzione e l’empatia. L’attenzione nella biofilia è la capacità di lasciarsi affascinare dagli stimoli naturali.  L’empatia, invece, è la capacità di affiliarsi emotivamente alle diverse forme di vita o, come più precisamente suggerisce Silvia Bonino, di partecipare in maniera differenziata alla loro condizione.

Biofilia e intelligenza naturalistica

La biofilia, essendo geneticamente determinata, potrebbe costituire la base fisiologica e il potenziale psichico dal quale far emergere l’intelligenza naturalistica. L’intelligenza naturalistica è l’ottava manifestazione di intelligenza umana, secondo la classificazione proposta dallo psicologo americano Howard Gardner nella sua Teoria delle Intelligenze Multiple. Essa viene definita come l’abilità di entrare in connessione profonda con gli esseri viventi non umani e di apprezzare l’effetto che questa relazione ha su di noi e sull’ambiente esterno. Questa forma di intelligenza richiede un’abilità sensoria sviluppata con la quale si percepiscono gli organismi viventi, una capacità di ragionamento che ci permette di distinguerli e di classificarli in base ad alcuni parametri  logici, una particolare sensibilità emotiva verso ciò che è «naturale» e infine una certa sapienza esistenziale che ci consente di legare insieme tutte queste qualità sulla base di esperienze d’ordine spirituale.

Tuttavia, come osserva il giornalista e studioso di ambiente americano Richard Louv (2), se i bambini non sviluppano un adeguato rapporto con la Natura, la biofilia non viene stimolata e l’intelligenza naturalistica non si manifesta. Questo provoca danni provocando danni nello sviluppo psichico (e fisico) dei bambini che Louv  definisce complessivamente come Disturbo da Carenza di Natura (Nature Deficit Disorder).

È necessario quindi che l’educazione ambientali ritrovi la sua vocazione originaria di pedagogia dell’intelligenza naturalistica, educando le persone a riconoscere le peculiarità dello stato vivente della materia, nelle sue manifestazioni di autopoiesi(4), di negentropia(5) e di processo mentale. La vita è infatti uno stato della materia, un fenomeno naturale diverso e unico rispetto a tutto il resto. Chi sa riconoscere – intuitivamente o cognitivamente – la peculiare armonia, propria di ciascun organismo vivente, non può non provare un profondo sentimento di meraviglia e di reverenza per il mistero della materia che sa trasformarsi in qualcosa di vivo. E ogni creatura vivente, persino il clone, è in realtà unico e irripetibile. La vita, in questo senso, è davvero sacra. Diventa quindi necessario poter disporre di una cornice teorica a cui riferire il singolo particolare e che renda ragione, per esempio, tanto della tassonomia del vivente, quanto dei grandi cicli biogeochimici così come del sentimento di affiliazione che proviamo «per sora nostra matre Terra» (Francesco d’Assisi). Una cornice teorica adeguata agli standard scientifici del XXI secolo, ma che sappia emozionare ed ispirare. Gaia, la Madre Terra, un mito universale e oggi anche un’ipotesi scientifica, risponde a questa necessità. Un’efficace pedagogia dell’intelligenza naturalistica non può che partire da qui.

 

*Giuseppe Barbiero è ricercatore di Ecologia all’Università della Valle d’Aosta. E’ membro fondatore del gruppo DEA (Didattica dell’Ecologia ed Educazione Ambientale) della Società Italiana di Ecologia e dirige la rivista scientifica internazionale Visions for Sustainability. Tra le sue pubblicazioni: La verde pelle di Gaia (con F. Gasparotti e E. Baruzzi, Edizioni libreriauniversitaria.it, 2015)

 

(1) Processo evolutivo degli organismi vegetali e animali dalla loro comparsa sulla Terra a oggi

(2)Una modalità di coscienza che si può coltivare e stabilizzare in maniera sistematica, tramite la pratica meditativa

(3) Richard Louv (New York, 1949) è un autore di saggistica e giornalista americano autore di (Last Child in the Woods)  L’ultimo Bambino nei Boschi Rizzoli 2006 . Libro che indaga il rapporto dei bambini con  il mondo naturale.

(4) Edward Osborne Wilson (Birmingham, 1929) è un biologo statunitense tra I fondatori della sociobiologia.  Autore di The Biophilia Hypothesis, Washington, Island Press, 1993

(5) In biologia, la capacità di riprodurre se stessi che caratterizza i sistemi viventi in quanto dotati di un particolare tipo di organizzazione

(6)  Negentropia  è l’entropia negativa che modifica un sistema da disordinato a ordinato