Ambiente e formazione: Un progetto fotografico realizzato assieme a persone con disturbo psichico alla scoperta di una Roma sconosciuta

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Ambiente e formazione. Un progetto fotografico realizzato assieme a persone con disturbo psichico alla scoperta di una Roma sconosciuta

Testo di F.Conti, S.Giustini, M.Simeoni

Foto realizzate dagli utenti del Centro Diurno Cinecittà

Al Parco degli Acquedotti di Roma, M. è intenta a fotografare un passero posato su di un ramo. Il momento è propizio, ma quando preme il pulsante di scatto il passero vola via. Questioni di istanti. Rimane la fotografia del ramo e la buona luce che cadeva su di esso. Non era facile, poco importa. M. avrà tempo per riprovare, per prestare più attenzione alla sua velocità d’esecuzione e sperare in un momento più fortunato. Poco dopo D. trova qualcosa di interessante. È alle prese con un insetto sopra una foglia. Sta provando a fotografarlo prima che possa saltar via. Il rumore della messa a fuoco automatica della macchina fotografica è tutto ciò che si riesce a sentire nitidamente. Poi lo scatto, click. Dallo schermo della macchina l’insetto risulta fuori fuoco. Allora riprova, niente da fare. Ancora una terza e una quarta volta. Il quinto scatto è quello buono: finalmente l’insetto risulta perfettamente a fuoco. Qualche ora più tardi G. ha deciso di attuare un piccolo vecchio trucco per riprendere un albero in maniera più originale. Appoggia la base della macchina fotografica sul tronco e scatta una fotografia, dal basso verso l’alto, con la lente dell’obiettivo rivolto verso i rami che si diradano nel cielo. Il risultato è strabiliante, pensiamo, mentre ci accorgiamo che tutto intorno a noi è un’incessante manifestazione della natura. Cerchiamo quanto più possibile di carpirne i segreti e la nostra fotocamera ha a che fare con la volontà del sapere. 

APPROCCIO INTEGRATO

È stata una mattinata costruttiva quanto faticosa. Non ci rimane che rivedere le fotografie, con più comodità, negli spazi del Centro Diurno Cinecittà del Dipartimento Salute Mentale ASL Roma 2, gestito in collaborazione con la Cooperativa Sociale Integrata Onlus Manser, dove le attività terapeutico-riabilitative, di preformazione e formazione lavorativa e culturale sono rivolte a persone con esperienza di disturbo psichico. Si tratta di un approccio integrato, che utilizza risorse ASL e del Comune di Roma, per attuare percorsi di emancipazione costruiti per e con gli utenti, finalizzati allo sviluppo di un’identità adulta. La salute mentale riguarda la comunità tutta e non solo il singolo individuo. E così, attraverso le attività del laboratorio di fotografia del CD Cinecittà vengono promossi processi di scambio e inclusione per far sì che ognuno possa riconoscere, costruire e occupare il proprio posto nella società condivisa, a vantaggio della collettività. È in questo contesto che è nato, tra i mesi di settembre e ottobre 2020, il progetto fotografico Roma selvatica, come confronto e arricchimento del lavoro portato avanti nel tempo dal maestro d’arte strutturato Luciana Cedrone. Da un punto di vista psicologico l’obiettivo della macchina fotografica è un prolungamento dello sguardo, un atteggiamento personale rivolto al mondo, sia esterno che interno. La percezione visiva, anche quando mediata dalla macchina fotografica, è una forma di contatto, una relazione tra il soggetto che osserva e l’oggetto esterno. È il nostro Io a modulare il tutto, che guarda attivando una serie articolata di processi mentali conoscitivi ed emozionali. Dunque, dal punto di vista psicofisiologico, la fotografia, così come ogni forma di percezione visiva, non è mai una riproduzione del reale ma l’esito di un incontro, in questo caso con la flora e la fauna della città di Roma tramite un progetto fotografico che ha predisposto la ricerca di aspetti apparentemente inusuali e in cui si è incoraggiata l’assunzione di punti di vista alternativi rispetto agli stereotipi della metropoli come luogo in cui domina l’artificiosità.

UNO SGUARDO DIVERSO

Ne sono emerse trame e prospettive, luci e colori, presenze e assenze, modificando il proprio punto di vista e cogliendo nuove relazioni spaziali con quell’ambiente esterno in cui, con il passare del tempo, colate di cemento e asfalto hanno fatto ritirare interi habitat naturali e ormai sostituito in larga parte quella che una volta era la campagna romana. Oggi, ad un primo sguardo distratto, siamo portati a vedere palazzi e strade. Eppure le aree verdi ci sono ancora. Hanno il sapore di frammenti di paesaggi e tracce di un passato dimenticato troppo in fretta, in nome di un progresso che non ha posto la giusta attenzione, a volte addirittura mai considerato, l’ambiente naturale. Parliamo di quelle aree in grado di assorbire i gas serra, di quegli spazi che sono sì, luoghi di vita e di rifugio di piante e animali, ma anche di benessere fisico e psicologico per gli esseri umani. Intendiamo inoltre tutte quelle molteplici esistenze che nel tempo hanno resistito o si sono adattate ad una nuova realtà. Oggi per notarle si deve entrare in una dimensione diversa, sicuramente meno frenetica del ritmo cittadino, per scoprire che c’è ancora molto da osservare ma solo se si è disposti a farlo, a maggior ragione perché nonostante tutto Roma risulta essere tra le città più verdi d’Europa. Ne conseguono ecosistemi complessi, a volte anche imprevedibili. Ce ne accorgiamo soprattutto quando ci troviamo a dover fotografare gli animali. Ci vuole rispetto e una certa dose di discrezione per non disturbarli, e non sempre si coglie il momento giusto. Serve esperienza quanto pazienza, tanta. Se per la flora può essere più semplice per una questione di immobilità, gli animali sono quasi sempre in movimento ed è importante ribadire che non aspettano affatto di posare per il fotografo, né bisognerebbe pretenderlo. Ma al di là di questa considerazione è bene sapere che ogni essere vivente è parte integrante di una rete vitale che compone un unico grande organismo in cui tutto è interconnesso. Basti pensare a quelle immense cattedrali naturali chiamati alberi, a volte tagliati e rimossi indiscriminatamente e senza logica alcuna, e di come questi influiscano sugli ambienti urbani, sul ciclo delle acque e sulla temperatura, di conseguenza sul nostro stato psicofisico.

NATURA E’ MUSICA

Ne diventiamo maggiormente consapevoli quando sperimentiamo e condividiamo la natura attraverso le emozioni, per poi scoprire una verità troppo spesso trascurata: non c’è distinzione tra le sorti del pianeta e quello degli esseri umani. E così nascono riflessioni, veri e propri inni alla natura, da parte di chi ha provato a immergersi in questo mondo con una macchina fotografica: “Fotografare la natura è imparare a guardare con gli occhi dell’amore, mettere in moto un istinto visuale in uno scatto di ciglia. Immortalare la natura e i suoi dettagli è come far suonare l’accordo segreto di cui è composta. Un accordo di armonia, poiché natura è musica”, scrive M. “I governi devono fare quanto è in loro potere per preservare la natura dai pericoli che la minacciano, come l’inquinamento e l’estinzione delle specie viventi, per garantire un mondo sano a noi e alle generazioni future. Mi rendo conto che il passaggio ad un’economia che rispetti totalmente la natura sarà lungo e graduale ma ciò deve restare tra gli obiettivi principali delle nazioni del pianeta”, consiglia e si augura D. “Guardando la natura i tuoi occhi potranno vedere che l’esistenza è ricolma di felicità”, afferma G.

Pensieri e parole dal sapore poetico, nate dalle uscite fotografiche autunnali, durante gli ultimi orgogli di verde prima di lasciar spazio anche ad altri colori, come il giallo spento di alcune foglie morenti. È un momento importante, che ricorda il rinnovamento del ciclo della vita e segnala il passaggio tra le calde giornate estive e i primi accenni del freddo invernale. Un periodo, il nostro, in cui ci siamo rifugiati in quella Roma selvatica, come fosse una sorta di genuina via di fuga dalle paure e le incertezze prodotte della pandemia ancora in atto, sfruttando quelle occasioni di libertà e quelle conoscenze acquisite sulla fotografia per andare al di là del già visto.

Fabio Conti, docente di fotografia e fotoreporter (www.fabioconti.jimdo.com)

Simonetta Giustini, psicologa referente del CD Cinecittà

Marco Simeoni, fotografo e utente esperto del CD Cinecittà