Non c’è piu tempo

Intervista a Luca Mercalli

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Non c’è più tempo


 di Fausta Cotone

E’ il titolo dell’ultimo libro di Luca Mercalli: sembra una sentenza definitiva ma vuole essere un monito per svagliare le coscienze. Intervista all’autore


 

Sulla Terra siamo quasi 8 miliardi di esseri umani e pochi di noi si interrogano seriamente sul rapporto attuale della specie umana con la biosfera, che lei definisce come ‘complessa rete di relazioni tra suolo, acqua, energia solare e una trentina di milioni di altre specie viventi’.  Perché voi climatologi che ve ne occupate sistematicamente, venite spesso tacciati di catastrofismo?

Succede a tutti quelli che si occupano di dare degli allarmi precoci, perché tra l’altro il problema non riguarda solo il clima ma anche la salute e tanti altri campi. Quando si cerca di dire attenzione… la rotta che stiamo seguendo ci porta a una collisione…. ce lo dice la scienza…  non è una ‘profezia alla Cassandra.  Ma il fatto stesso che per tanti anni queste cose si ripetano e non si riesca a ottenere attenzione fa capire che probabilmente ci sono motivi vari. C’è una tendenza propria dell’uomo a non occuparsi mai dei problemi a lungo termine, l’effetto struzzo, ‘ma no…forse non è vero…forse si sbagliano…i miei problemi sono oggi….’  Insomma si rimanda sempre e questa è un’attitudine antropologica. E’ accaduto per quasi tutte le catastrofi del passato. Nel mio ultimo libro lo spiego attraverso le parole di Primo Levi quando dico che prima della Seconda Guerra Mondiale c’era la possibilità di evitare la tragedia e invece si è girata la testa dall’altra parte.   L’altro fatto è che ci sono aspetti economici e le due cose vanno a braccetto: cambiare il tipo di economia lede grossi interessi economici soprattutto nel campo delle energie fossili.  Dunque le due cose si alimentano una con l’altra.

In genere noi profani facciamo confusione tra climatologia e meteorologia.  Può spiegarci la differenza?

E’ molto semplice. Il Tempo in meteorologia riguarda pochi giorni mentre quando parliamo di Clima ci riferiamo a secoli, millenni, praticamente a tutta la storia della Terra, si tratta di milioni di anni.  Ovviamente questo è importante perché quando parliamo di meteorologia non possiamo fidarci di quelle impressioni per cui il giorno che fa caldo c’è il cambiamento globale e il giorno che fa freddo è finito tutto, cancellato. Eppure assistiamo a questi commenti, al bar ‘oggi ha nevicato, allora il riscaldamento globale non c’è più’, poi a luglio torna il caldo e ‘accidenti al riscaldamento globale….’.  Quello che conta nel clima sono le tendenze a lungo termine, quindi noi guardiamo quello che sta succedendo e rileviamo che la Terra si sta scaldando continuamente.  Tutti gli anni che viviamo risultano via via più caldi del passato.

Quindi la climatologia studia tutto l’insieme….

Sì, tutto il quadro, mentre la meteorologia si occupa di previsioni da qui a pochi giorni. Possiamo dire che il Meteo è un prodotto a breve termine e serve per pianificare la nostra vita di tutti i giorni, il Clima serve per pianificare la strategia della Specie.

Lei sostiene provocatoriamente che sono gli economisti che riscaldano il Pianeta.  Perché?

Si sostiene anche nel saggio del 2016 di Antonin Pottier che ho citato nel libro ed è una verità che sta pian piano emergendo. E’ incredibilmente difficile cercare di avere attenzione dagli economisti su questi temi. Loro vivono in una vera e propria bolla cognitiva, pensano che l’Economia viva di luce propria e non che debba essere collegata con il mondo reale e invece purtroppo la Fisica reagisce alle nostre pressioni economiche in un altro modo. Oggi l’Economia globale è in totale conflitto con l’Ambiente e con il Clima.

Possiamo dire che il modello economico attuale alimenta questo sistema di sviluppo…

Certo, per questo modello il primo problema è la crescita. Ma per chi lavora con i processi della Fisica, questa crescita è una bestemmia.

E anche il concetto di ‘sviluppo sostenibile’ lo è?

Non necessariamente, perché lo sviluppo può avere anche delle connotazioni immateriali, penso allo sviluppo culturale o di altro genere.  E’ invece la crescita materiale intesa dalla gran parte dell’Economia e dei politici che non va.  E’ semplicemente quella che gli fa dire ‘andate al supermercato e riempite i vostri carrelli, riempiteli, buttate e comprate di nuovo domani, l’importante è che il carrello sia sempre pieno’.  Poi si riempie anche quello dei rifiuti, ma questo interessa poco…..

Tra i passi efficaci che lei e molti altri ambientalisti impegnati suggerite, ci colpisce la proposta di ridurre i tassi di fertilità umana.  In che modo e in quali aree del Pianeta questo può aiutare?

Soprattutto in Oriente e in Africa, su questo non c’è dubbio. Come raggiungerla? Con metodi culturali, cosa che è già stata fatta e funziona. Nel Bangladesh è stata fatta e ha funzionato. Con metodi culturali, non coercitivi come in Cina. In Africa il motivo principale dell’eccessiva natalità è il sistema patriarcale. La donna non è libera ed è di proprietà dell’uomo che ne dispone come vuole. Un sistema matriarcale cambia completamente: la donna decide cosa fare, se avere due figli invece che nove…

Ma non rischiamo così di avere tra qualche anno nazioni troppo ‘vecchie’?

Certo è un momento che bisogna passare. Abbiamo fatto l’errore prima, siamo cresciuti troppo. Adesso siamo in un cosiddetto ‘regime transitorio’, nel quale è meglio non collassare, in cui dobbiamo accettare un invecchiamento temporaneo, per arrivare a una stabilizzazione, a un numero accettabile in cui sulla Terra si può stare tutti bene, nell’ordine di 2 o 3 miliardi. Siamo quasi a 8….. e di questo passo nel 2050 sfioreremo i 10 miliardi. Come pensiamo di poter stare meglio? E’ un’illusione.  Con 10 miliardi i problemi saranno tutti moltiplicati, dal cibo all’energia, ai rifiuti, all’inquinamento, ai conflitti. Quindi se uno volesse veramente progettare un futuro, basterebbe diminuire la natalità, accettare un periodo transitorio in cui c’è un momentaneo invecchiamento che porterà pian piano alla naturale scomparsa di una parte della popolazione.  Dopo, si mantiene un tasso di riproduzione più basso, il che è sempre meglio.  Comunque anche solo per far questo, ci vogliono almeno 50 anni, forse anche 100. Se le sollecitazioni devono essere culturali ci vuole il giusto tempo.  Ma se nessuno comincia a fare urgentemente qualcosa, questo Tempo non c’è, come dice il libro.  Ci troviamo in una situazione estremamente pericolosa, la vedo un po’ come un treno in corsa a trecento all’ora, che deve frenare perché si trova un ostacolo davanti ma non riesce a farlo in tempo. Queste cose purtroppo bisognava farle almeno 40 anni fa, quando si sapeva già tutto. Io giocavo ancora con la sabbia ma c’erano già i miei predecessori che dicevano queste cose e ovviamente furono tutti tacciati di catastrofismo.

Abbiamo imparato qualcosa dalla Conferenza di Rio del 1992?

Assolutamente no.

In generale, sono sempre utili ed efficaci i grandi Convegni sull’Ambiente?

Utili sì, sono uno strumento e dobbiamo farli perché è una delle poche possibilità che abbiamo per provare a mettere d’accordo tutti i Paesi.  Se poi sono efficaci, questo dipende dalle volontà delle singole nazioni: da quello che possiamo vedere fino ad oggi, non lo sono stati: la Conferenza di Rio ormai 26 anni fa ci dimostra che si sapeva già tutto e noi siamo fermi allo stesso punto in cui eravamo allora. Anzi in realtà siamo peggiorati, perché da allora la popolazione è aumentata, l’aria si è riscaldata.  Che le cose sono peggiorate lo dice anche lo Scientists’ Warning to Humanity redatto per iniziativa di William Ripple,  uscito 25 anni dopo Rio e firmato da più di 15.000 scienziati tra cui anche il sottoscritto.  Nel rapporto si rileva che, tranne per la stabilizzazione dell’ozono stratosferico, l’umanità ha fallito nel risolvere le altre criticità ambientali.

Rispetto a questo, l’Italia è un Paese virtuoso?

E’ un Paese contraddittorio. Riesce a fare tante cose positive ma purtroppo annullate da altrettante negative. Non abbiamo la capacità di andare in una direzione unica, mentre siamo tra i Paesi migliori al mondo se guardiamo tutto il resto che capita in giro. L’Europa  è il consorzio di Paesi al mondo più virtuoso in termini ambientali. Noi potremmo fare molto di più, ma abbiamo delle punte di eccellenza e altre di totale trascuratezza. Pensiamo ai rifiuti: abbiamo la provincia di Treviso che è la migliore d’Europa a riciclarli e poi però abbiamo la Terra dei Fuochi. Roma è ormai ridotta a una favela messicana, è una grande Capitale storica in una condizione molto critica, direi oscena e poi uno va a Milano e non è così. Come mai queste contraddizioni nella stessa Nazione? Non sono concepibili. Abbiamo Comuni che fanno un ottimo lavoro sulle energie rinnovabili e altri che lo disfano.

A volte al supermercato c’è da diventare furiosi: per comprare un etto di formaggio ti danno una vaschetta enorme di polistirolo, con una pellicola di nylon sulla quale è incollata l’etichetta di carta: non puoi riciclare nulla. Il polistirolo pulito sì,  ma il resto lo devi buttare nell’indifferenziato.  Una normativa severa in merito potrebbe anzi dovrebbe aiutare…

Esatto. Le normative vanno concordate con i produttori e oggi in Italia sappiamo che c’è una fortissima pressione di lobbies su qualsiasi cosa.  In Germania hanno un po’ più coraggio, si riesce a controllare di più l’imballaggio, ci sono cauzione, vuoto a rendere. Poi ci sono altri campi in cui ci muoviamo meglio.  Per esempio sui pannelli solari abbiamo investito tanto, siamo diventati il terzo o il quarto Paese al mondo, ma potremmo fare molto di più. Adesso siamo fermi, abbiamo fatto un bel pezzo e poi ci siamo bloccati perché come sempre son venuti fuori i grossi interessi economici, le banche hanno detto alt. E così basta finanziamenti vantaggiosi….

C’è qualcosa di profondamente sbagliato nel nostro attuale modo di vivere e mi riferisco in particolare a noi del ricco Occidente, che fondiamo il nostro quotidiano su un modello economico ossessionato dalla parola ‘crescita’. Il Capitalismo è davvero un ostacolo alla nostra sopravvivenza sul Pianeta?

Sì, è sicuramente un ostacolo per questo motivo: il Capitalismo si fonda sull’accumulo e su un debito remunerato dall’interesse.  E così siamo obbligati alla crescita che è l’unica garanzia di futuro del Capitalismo. Se io faccio un debito, poi per ripagarlo devo avere di più di quello che ho guadagnato perché nel frattempo è maturato l’interesse.  Quindi devo fare sempre di più. Se guardiamo l’Italia e tutte le polemiche che adesso ci sono sul nostro debito nazionale, vediamo che in realtà quello che ci sta uccidendo sono gli interessi non il debito in sé. L’Italia è molto indebitata ma ha un’ottima produzione industriale mondiale. Noi avremmo una perfetta sostenibilità economica in termini di esportazione, quello che ci schiaccia è l’interesse sul debito che è più alto di quello che l’export riesce a portare a casa.  Quindi si tratta ormai di un sistema perverso che serve ad alimentare i grandi gruppi finanziari che ormai gestiscono otto volte il denaro virtuale rispetto a quello fisico. E’ chiaro che è tutto una grande menzogna, sono dei numeri su dei computer.

E’ un sistema che alimenta se stesso…

Esattamente. E allora se volessimo cambiare, io non dico che sia facile, dovremmo cominciare a mettere in discussione questo sistema, a dire ‘non va’, proviamo a trovare delle soluzioni alternative, ci si studia sopra un po’, poi pian piano le si affianca.  Un momento magico c’è stato con la crisi del 2008, quando c’è stata la grande recessione partita dagli Stati Uniti e invece niente da fare: non siamo riusciti neanche allora a rimettere tutto in discussione. E adesso stiamo ripetendo esattamente tutti gli stessi errori di prima, avendo anche accumulato nel frattempo ulteriori danni.

Quali danni compiono i negazionisti del cambiamento climatico?

Danni gravi, anche per i discorsi che facevamo all’inizio di questa chiacchierata.  Le persone cercano conferme, alibi per ridurre la loro angoscia e uno che gli dici ‘guarda che non c’è nessun problema’ viene ascoltato di più di quello che dice il contrario. E’ avvenuto anche nella Peste del Manzoni… leggendo i Promessi Sposi si trova un perfetto parallelismo: i medici che avevano avvertito vengono presi a sassate dalla gente.  Chi oggi mette in giro teorie negazioniste ha degli interessi diretti.  Negli Stati Uniti sappiamo per certo che è così e sono pagati dall’industria petrolifera.  Ci sono delle cause in corso, la Exxon ha pagato addirittura professionisti del negazionismo, scienziati corrotti. E poi adesso hanno perfino il Presidente che è negazionista…

Sarebbe interessante e molto utile vedere al Governo qualche Scienziato che si occupa di ambiente.  La vede come un’ipotesi realizzabile in Italia?

In realtà siamo già molto più avanti, perché noi abbiamo un Istituto Superiore per la Ricerca e la Protezione Ambientale, l’ISPRA, che è un pezzo di governo e che è assolutamente in grado di fornire tutti gli allarmi e tutti i dati che servono per affrontare la nostra crisi ambientale. Lo fa. Peccato poi che tutti i suoi report finiscano in Parlamento e non servono a niente.  Il problema non è la mancanza di informazione, c’è addirittura il timbro ‘Repubblica Italiana’, perché le relazioni sono fatte proprio su incarico del Governo stesso.  Quindi il Governo non è ignaro, addirittura lavora per produrre informazioni e strategie ma poi non le mette in atto perché vincono altre logiche.  L’attuale Ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, è persona molto competente e ha fatto un programma eccellente, io l’ho valutato bene e contiene considerazioni assolutamente condivisibili.  Il problema è: quanto riuscirà a realizzare dei suoi programmi, con colleghi dall’altra parte che non hanno alcuna intenzione di cambiare logiche? Il Ministero dello Sviluppo Economico sta facendo esattamente il contrario ma, siccome è più potente, vincerà lui.  Quindi il Ministero dell’Ambiente rimarrà al margine e farà delle piccole cose.

Perché il Movimento Verde in Italia non è mai riuscito ad avere un’identità forte in politica, come invece è successo in Germania? A parte figure eccellenti come Alexander Langer e pochi altri, non abbiamo mai recepito spinte identitarie energiche

Ma, questo è in parte un mistero. Diciamo che un popolo piuttosto ignorante in termini scientifici non capisce l’Ambientalismo, pensa che sia un’ideologia di un gruppo di persone che dicono che bisogna rispettare i Parchi Nazionali, gli animali e finisce tutto lì. Invece la visione ambientalista è una visione scientifica, profonda. L’ha sostenuta persino Papa Francesco che non c’entra nulla con la Scienza ma l’ha recepita e l’ha trasformata in un progetto etico.  Purtroppo non ce l’ha fatta neanche lui. E’ stato per me agghiacciante vedere che non è riuscito a incidere nemmeno sui suoi fedeli, non c’è un parroco che parli di questo nella sua Chiesa. All’enciclica Laudato si’ dopo una settimana non ha più accennato praticamente nessuno.  Comunque sono pochi i Paesi dove c’è qualcosa di più, non pensiamo che ci sia in giro granché.. In fondo possiamo citare solo Scandinavia, Svizzera, Austria e Germania.  Anche in Francia, il 28 agosto si è dimesso il Ministro dell’Ambiente Nicolas Hulot perché non riusciva a cambiare niente: è un ottimo ambientalista che si è dovuto dimettere per protesta.  Neanche il Segretario Generale delle Nazioni Unite Guterres sta riuscendo a incidere.  Il 10 settembre ha detto di nuovo che non stiamo facendo abbastanza, che tutto è troppo lento, che rischiamo di finire nel baratro ambientale e climatico, l’ha detto a tutti i Paesi… E allora cosa dobbiamo sperare….che ci riesca Mercalli??

E chissà… magari potrebbe passare alla storia per esserci riuscito….

Mah, penso che passerò alla storia come un testimone di questa frustrazione.  Chi verrà dopo magari dirà ‘accidenti, avevano capito tutto ma nessuno ha fatto niente’

continua….