Tutto fumo e niente arresto: la Cannabis light

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Tutto fumo e niente arresto: la Cannabis light


di Clara Litti

La cannabis a basso contenuto di THC che rilassa ma non “sballa” sta spopolando e ha creato un giro d’affari molto appetibile. Ma la legge non è poi così chiara: il consumatore può stare davvero tranquillo senza incorrere in problemi con la legge? E per cosa si può utilizzare inoltre questa pianta light?

cannabis terapeuticaOrmai possiamo trovare della cannabis legale anche dal tabaccaio sotto casa, per non parlare dei servizi dedicati che stanno spuntando come funghi: basta una semplice telefonata e ti arriva direttamente a domicilio con consegna espressa entro un’ora dall’ordine, come la pizza del sabato sera.

Poco importa se ci si riferisce a una forma leggera di canapa, resta comunque uno shock vedere l’aggettivo “legale” accostato al sostantivo “cannabis”. Ma adesso è davvero realtà e speriamo sia il primo di una lunga serie di atti riabilitativi verso una pianta che ha davvero tanto da dare…forse troppo per una società fondata quasi esclusivamente sul pagare qualunque cosa. Ma procediamo con ordine.

Questa canapa che hanno finalmente legalizzato presenta bassissimi livelli di THC (tetraidrocannabinolo), ovvero la sostanza responsabile dell’effetto psicotropo della pianta più famosa di tutti i tempi: ciò ha dato il via ad almeno due fiorenti mercati paralleli che contemplano usi diversi.

 

IL FIORENTE MERCATO DEI TABACCAI

Il primo è quello dei tabaccai di cui sopra o di negozi specializzati nuovi di zecca dove si entra in un altro mondo. È il caso di dirlo, ce ne sono davvero per tutti i palati, anche per i più raffinati: abbiamo una vasta scelta di infiorescenze di cannabis profumate al limone, arancia, mirtillo e persino alcune con sentori di formaggio. Tutte rigorosamente non italiane, confezionate in scatoline da pochissimi grammi e con prezzi da far invidia al mercato nero. Il motivo è presto spiegato: in Italia sono ammesse solo determinate varietà di canapa, non è permesso “giocare” con gli ibridi e dare sfogo alla creatività, quindi per ottenere ad esempio un’infiorescenza di cannabis senza semi, con livelli molto alti di CBD (più avanti vedremo di che si tratta), pochissimo THC e profumata al prosciutto o alla carbonara che sia, è necessario importarla da altri Paesi avanti anni luce sia a livello di leggi che di sperimentazioni. La Svizzera e l’Olanda infatti hanno dovuto solo diminuire il THC dei loro ibridi già esistenti e commercializzati da anni, portarli fino ai limiti consentiti ora dalle nostre leggi (lo 0,6%) e inondare il neonato mercato italiano assetato di novità. Sembra semplice ma oltre i costi di importazione queste piante ibride geneticamente controllate richiedono diverse accortezze e una meticolosa cura quotidiana, per questo i prezzi sono così esorbitanti. Di solito sono coltivate indoor in ambienti protetti, con livelli di umidità strettamente prestabiliti e una serie di altri rigidi parametri che non stiamo qui a sviscerare. Per tutto questo e per il personale addetto c’è naturalmente un costo da sostenere, ma il mercato è in un’ascesa tale da giustificarlo pienamente. Svizzera e Olanda ringraziano sentitamente. A qualcuno sarà pur venuto in mente che se incroci genetici e ricerche fossero effettuati direttamente in Italia i prezzi forse sarebbero un po’ più bassi e si creerebbe una nuova nicchia di posti di lavoro per un mercato che ormai sembra inarrestabile. Non si può. Perché? Non si sa. Il nostro Paese era tra i primi produttori mondiali di canapa, anche per il nostro invidiatissimo clima che favorisce la crescita di questa pianta demonizzata peggio di un assassino seriale. Anni fa Beppe Grillo, al netto della sua appartenenza politica, fece uno spettacolo considerato tra i più completi ed esaustivi documentari sulla canapa dove mise in evidenza tutto quello che poteva dare questa straordinaria pianta ad un costo praticamente nullo dato che è quasi un’infestante e cresce facilmente un po’ ovunque. Disse anche che era stata messa fuorilegge per uno dei suoi usi più stupidi, ovvero fumarla. O almeno quella era la scusa. Anche il nostro diavoletto italiano Roberto Benigni la inserì ironicamente in uno dei suoi show dicendo che in realtà Dio non fece piovere la manna dal cielo ma la “canna”. Insomma, c’è chi la ama, chi la odia e soprattutto chi la teme; tra poco capiremo perché.

Questa legalizzazione della cannabis a basso contenuto di THC in realtà si muove e galleggia in un vuoto normativo che in teoria non ne prevede un uso ricreativo. In sostanza, bisognerebbe acquistarla nei negozi specializzati, non aprire la confezione finché non si è in casa perché se ti fermano durante il viaggio con la scatolina violata potrebbero esserci problemi a dimostrare che non ci si è “ricreati” con essa e una volta in salotto appoggiarla sulla mensola del camino e utilizzarla come oggetto da arredamento da osservare o al massimo usarla per profumare gli ambienti. Naturalmente tutti gli acquirenti non vedono l’ora di spendere circa 15 euro al grammo per rimirarla su un comò. Quindi tecnicamente fumarla resta ancora un illecito.

La legge in realtà voleva riaprire le porte alle coltivazioni di canapa industriale e ha finito per aprire uno spiraglio alla canapa legale. Al momento il Consiglio superiore di sanità (Css) ha espresso a giugno il suo verdetto decisamente negativo chiedendo che ne venga bloccata tempestivamente la vendita perché secondo loro anche a basse concentrazioni il THC potrebbe accumularsi in alcuni tessuti come cervello e grasso e fare ipotetici danni che però ancora non sanno individuare. Una posizione durissima cui però il ministro della Salute Giulia Grillo ha risposto con un educato “grazie per il consiglio, vi faremo sapere” promuovendo altre indagini e ricerche prima di prendere qualsiasi decisione. Navighiamo ancora nella nebbia in attesa di capire che direzione prenderà tutto questo.

E così abbiamo abbondantemente descritto il primo fiorente mercato dei due cui abbiamo accennato all’inizio.

UNA MINI-RIVOLUZIONE

Ora esploriamo la seconda e interessantissima possibilità che contempla un utilizzo infinitamente più ampio e pericoloso del primo: la vera canapa industriale, quella “natural” che è in grado di radere al suolo giri consolidati di miliardi di euro.

Il ritorno della canapa industriale potrebbe portare all’avvento di una mini rivoluzione, se non trovano il modo di bloccarla prima. Inutile tornare su argomenti che ormai conosciamo tutti ma una panoramica veloce è d’obbligo per illustrare la potenziale portata del fenomeno. Dalla canapa si ricava una carta di qualità eccellente, utilizzata già più di 2000 anni fa; naturalmente già bianca, senza l’uso di additivi sbiancanti e senza tagliare un albero. Un ettaro di canapa per la carta rende mediamente circa 3 o 4 volte più di un ettaro di foresta. Questa pianta si sta rivelando una manna (è il caso di dirlo) anche per la bioedilizia: insieme alla calce regala un prodotto che isola efficacemente le case, leggero e resistente al fuoco e che protegge dagli sbalzi termici e dall’umidità. Esiste poi un compensato di canapa e delle case intere realizzate con questa pianta più unica che rara; qui ci sarebbero trattati interi da scrivere solo su questa voce, ma ci limiteremo a constatare che dagli scarti della canapa hanno tirato fuori un materiale con le stesse caratteristiche della plastica. Senza l’aspetto inquinante, naturalmente. Anche le carrozzerie delle macchine potrebbero essere realizzate interamente in canapa. Ma fermiamoci un momento, la lista è ancora lunga.

Per aiutarci a mettere ancora meglio a fuoco la situazione abbiamo sentito un diretto interessato: Matteo Venturini ha 40 anni, è un coltivatore di canapa e presidente dell’associazione “Canapa delle Marche”, il cui scopo è quello di fornire consulenze e servizi agli agricoltori che intendono inserirsi nella coltivazione della canapa a livello locale, abbattere i costi del seme certificato che occorre per legge e organizzare eventi informativi. Una sorta di tutor per chi intende avventurarsi in questo mondo.

CBD E THC, UNA COPPIA VINCENTE

Matteo coltiva canapa e ne vende le infiorescenze in sacchetti, non in scatoline da 2 grammi; infatti parliamo di un prodotto molto diverso da quello olandese o svizzero. Queste sono le varietà permesse in Italia di canapa industriale, naturalmente quasi prive di THC ma con un apprezzabile contenuto di CBD, ovvero il cannabidiolo sostanza meno famosa della prima cui abbiamo accennato all’inizio e di cui sono più che ricche le varietà svizzere e olandesi. E in natura deve essere proprio così perché in realtà queste sostanze sono antagoniste, ovvero dove abbonda una scarseggia l’altra. Il CBD infatti contrasterebbe lo “sballo” indotto dal THC, per questo la canapa oggi legale ha un effetto rilassante e non euforizzante; entrambi i principi attivi hanno proprietà sbalorditive anche se a specchio. Il CBD è antinfiammatorio e diversi studi clinici ne hanno dimostrato l’efficacia nel contrastare le convulsioni, per cui si è reso estremamente utile nei trattamenti per l’epilessia. Un’altra importante azione è quella neuroprotettiva nei confronti di malattie degenerative come l’Alzheimer o anche la capacità di attenuare la rigidità muscolare derivante da patologie come la sclerosi multipla. Se il THC in dosi elevate potrebbe causare ansia, il CBD contrasta con le sue proprietà ansiolitiche, antidepressive e antipsicotiche. Questo cannabidiolo, che ha aperto le porte alla canapa legale, è tuttora al centro di infinite ricerche e sperimentazioni date le mille possibilità di applicazioni. Dal canto suo, il cugino “cattivo” o THC si è rivelato altrettanto utile e potente. Se il CBD è un buon antinfiammatorio il THC è un ottimo antidolorifico, se il primo si presta a un’assunzione regolare il secondo è tendenzialmente più per un uso episodico. E cosa assolutamente non trascurabile, i cannabinoidi si stanno rivelando non solo utili a contrastare gli effetti collaterali indotti dalla chemioterapia ma secondo alcune ricerche indurrebbero le cellule tumorali all’apoptosi, ovvero all’autodistruzione. Questo aprirebbe le porte a un altro mondo. Aumenta l’interesse, le ricerche si moltiplicano e i risultati spingono a chiedersi sempre di più come sia stato possibile che una ricchezza del genere venisse messa al bando.

La tisana di canapa industriale è una rilassante e gustosa tisana che facilita la digestione, allevia i dolori e le infiammazioni anche cronici se assunta con regolarità e migliora il tono dell’umore. Questo naturalmente è un riassunto dei riassunti e come abbiamo detto molte proprietà sono ancora oggetto di ricerche e potrebbero venirne fuori delle altre.

“Purtroppo la canapa è ancora un prodotto borderline – ci dice Matteo – “ma le sue applicazioni sono infinite e spero che la situazione si definisca chiaramente una volta per tutte. Siamo in tanti a crederci”.

UN SUPERFOOD

La sua passione lo ha spinto anche a sperimentazioni diverse, come ad esempio quelle culinarie. Sul suo sito troviamo un’intera sezione di ricette realizzate con questa pianta, tra cui il “latte di canapa”, un concentrato di proteine, aminoacidi essenziali e tantissime vitamine come A-D-C-E e diverse del gruppo B, ottime per il sistema nervoso. Basterà prendere 200 gr di semi di canapa, frullarli con 100 ml d’acqua fino a che non risulteranno perfettamente tritati e aggiungere altri 100 ml d’acqua mescolando bene. La quantità di liquidi dipenderà dal grado di densità che vorrete ottenere. A questo punto filtrate il tutto con un colino a maglie stette e conservate in una bottiglia di vetro ben chiusa e in frigorifero per un paio di giorni. Con questa base potrete anche ottenere pancake di canapa, crema pasticcera di canapa e qualunque preparazione a base di latte. Con i fiori di questa tisana si possono aromatizzare torte o biscotti o se vi piace davvero il suo sapore potete farla bollire qualche minuto nel latte “normale” che grazie ai suoi grassi estrarrà tutti i principi attivi e vi regalerà una bevanda rilassante dal gusto ricco e intenso. Forse dovrete dolcificarla leggermente con della polvere di stevia o del miele, a gusto personale.

Come avrete intuito dai nutrienti contenuti nel latte di canapa, i suoi semi sono ormai considerati all’unanimità un superfood, talmente pieni di nutrienti da sfamare e nutrire adeguatamente milioni di persone. Ma non riusciamo a trattare ogni singola voce in questa sede per ovvie ragioni di spazio. Ci limiteremo a dire che tra le applicazioni più importanti e pericolose di questa pianta c’è la produzione di un biodiesel derivato da una seconda e una terza spremitura dei semi: la prima, fatta a freddo, si usa per produrre un olio destinato ad uso alimentare e che racchiude tutte le proprietà di cui sopra. Le estrazioni successive effettuate a caldo distruggono i nutrienti ancora presenti ma regalano un combustibile eccezionale; del resto, a chi interessa che un combustibile per auto mantenga inalterate le vitamine?

A CHI FA PAURA?

In tutto questo spazio sono riuscita solo a fare una panoramica generale, ma spero che ora sia davvero chiara la pericolosità di questa pianta.

Un Paese pieno di colture di canapa utilizzate a pieno regime e in tutte le sue applicazioni manderebbe fallite le imprese di mezzo mondo, con incredibili vantaggi per la salute, per l’ambiente e per le tasche della massa dei consumatori.

E questo naturalmente non è accettabile.

Un ambiente ecologicamente sano è gratis mentre l’inquinamento mette in moto una gran quantità di denaro.

Quale mai potrà essere la scelta più saggia?

Non stupiamoci se si continuerà a contrastare in ogni modo il ritorno di questa pianta. Le scuse potrebbero essere tante.

La versione ricca di THC resta proibita perché provoca euforia e sballo?

Mettete fuori legge gli alcolici e anche la colla, a questo punto.

La combustione è dannosa per chi la fuma?

Ritirate dal mercato anche le sigarette se davvero siete così preoccupati per la nostra salute.

L’abuso può provocare danni?

In caso di abuso ognuno si prende i propri rischi soggettivi: qualunque cosa se portata agli estremi non produce quasi mai effetti positivi. La lattuga è una verdura e quindi per definizione “fa bene” ma forse non tutti sanno che non è proprio il massimo della digeribilità e che se la si consuma in eccesso può causare dei fastidiosi mal di pancia. Il latte è ricco di tanti elementi “buoni” ma se si esagera una bella diarrea non ce la leva nessuno. Anche un abuso di lasagne può avere delle conseguenze, insomma il concetto è chiaro.

Ma forse non per tutti, soprattutto per chi rischia di perdere i propri guadagni. E fa letteralmente “orecchie da mercante”.