Codice rosso: le parole di Luca Mercalli. Ad agosto raggiunto in Sicilia il record di 48,8 gradi: il valore più alto nella storia meteorologica italiana. E non si tratta di un dato isolato

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Codice rosso: le parole di Luca Mercalli. Ad agosto raggiunto in Sicilia il record di 48,8 gradi: il valore più alto nella storia meteorologica italiana. E non si tratta di un dato isolato

Di Rosario Mascia

L’11 agosto a Siracusa nel pomeriggio si è raggiunta la temperatura record di 48,8 gradi: il più alto valore nella storia “nella storia meteorologica italiana, che vanta oltre 200 anni di rilevamenti, e costituisce anche il record di calura sul territorio europeo, superando i valori precedenti rilevati anni fa in Grecia, Spagna e Portogallo.” Ha spiegato il climatologo Luca Mercalli.

Ma questo dato non è isolato: in Canada, all’inizio di luglio, i 49,6 gradi di Lytton, mentre in Scandinavia oltre il circolo polare hanno visto balzare il termometro a 34 gradi, mentre i satelliti del sistema europeo Copernicus hanno certificato il terzo luglio più caldo della storia a livello globale, dopo quelli del 2019 e del 2016.

Alla faccia di tutti i negazionisti che, dopo i dati del report dell’IPCC, hanno cercato di spiegare, su alcuni giornali italiani, che l’intervento umano poco possa condizionare i cambiamenti climatici mentre, ha spiegato Mercalli, “il sesto rapporto sul clima dell’Ipcc non lascia più dubbi: siamo in “codice rosso”, e questo per l’umanità  significa una grave minaccia per le condizioni di vivibilità  futura del pianeta, che rischia di diventare ostile a quelli che sono i nostri bambini di oggi. Purtroppo assistiamo a un cliché comunicativo che va avanti da decenni: gli allarmi degli scienziati non fanno più notizia, poi quando arriva un’emergenza tra incendi, alluvioni, siccità, per qualche giorno si inonda la cronaca di buoni propositi e dichiarazioni ambientaliste, dopodiché tutto torna come prima, senza sostanziali cambiamenti della società.”

“Ma la malattia climatica – ha proseguito il climatologo italiano – è come una patologia umana: inizialmente si può prevenire con comportamenti saggi, come non fumare e fare attività fisica, poi se si trascura questa fase e insorgono i primi sintomi il medico ci chiede di fare una dieta rigorosa, se non si fa nemmeno quella e i sintomi peggiorano tocca prendere farmaci invasivi, ma se il paziente si rifiuta di collaborare, occorre un intervento chirurgico delicato e con minori probabilità di successo, anticamera di una situazione irreversibile fino all’esito fatale.”

In realtà il mondo da decine di anni ha ricevuto i dati scientifici che prevedevano che saremmo arrivati a questa situazione, da quelli del Club di Roma del 1972, inascoltato anticipatore di un collasso della civiltà probabile entro qualche decennio, fino all’invito ad evitare le energie fossili della conferenza Onu di Rio del 1992, passando per il protocollo di Kyoto e l’accordo di Parigi più recente. Tutti segnali inascoltati, ma tutto questo ha portato alla attuale situazione di emergenza dovuta alla crisi climatica mai affrontata seriamente.

Agire subito per invertire la rotta

Luca Mercalli quindi arriva alla conclusione che “ora siamo alla necessità di un intervento chirurgico d’urgenza: entro una decina d’anni invertire la curva di aumento delle emissioni per arrivare a zero al 2050 e scongiurare così un catastrofico incremento termico superiore ai due gradi a fine secolo. Il rapporto Ipcc non fa sconti: siamo già entrati in una spirale di irreversibilità del cambiamento climatico a causa di un trentennale ritardo nelle azioni di contenimento, ma rimane una concreta speranza di riuscire ancora con un rapido colpo di mano economico-sociale a moderare i danni attraverso una incisiva decarbonizzazione delle attività umane.”

Ma serve agire immediatamente e lo possono fare solo coloro che hanno in mano le leve del potere. Perché, afferma Mercalli, “appare chiaro che la severità degli eventi estremi climatici del futuro dipende dalle scelte economiche di oggi. Tocca decidersi ad ammettere che la crescita non è più  possibile, pena il collasso del clima e dell’ecosistema. Dobbiamo uscire da questo dogma intoccabile e avere il coraggio di esplorare altre alternative. Dobbiamo tutti prepararci e incoraggiare un cambiamento epocale, una svolta culturale che ci faccia uscire dal neoliberismo e dal culto del mercato come risolutore di tutti i problemi, che in realtà ci ha messi in questo casino.”

In effetti non c’è un vero motivo per la nostra inerzia, visto che tutti i parametri ci dicono che la conversione ecologica non solo migliora la nostra vita personale, in termini di salute e stili di vita più virtuosi, ma anche in relazione ai nuovi posti di lavoro che, grazie all’economia circolare, sono possibili anche in Italia se solo investissimo correttamente le risorse pubbliche, anziché finanziare le fonti fossili.

“Abbiamo bisogno di visioni creative, basate sulla scienza ma pure sull’etica, sulla filosofia e su una nuova alleanza tra natura e umanità. Se non lo faremo – e in fretta – saremo perduti. E non chiamatelo catastrofismo o radicalismo ambientale: solida scienza, corroborata da decine di migliaia di pubblicazioni autorevoli, simulazioni numeriche ed evidenze osservative: ci stiamo pericolosamente avvicinando a punti di non ritorno multipli e la nostra saggezza di specie accettare questa verità per evitare uno scenario tanto impensabile quanto sempre più probabile: il nostro fallimento evolutivo.” Conclude la sua riflessione il meteorologo torinese.