Ecomostri

Trash in Italy

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Ecomostri – Trash in Italy


di Elisa Scaramuzzino e Andrea Pavesi

Un progetto che si sviluppa dal 2002 fino ad oggi. Due fotografi determinati e coraggiosi ci raccontano lo scempio di paesaggi dove manca l’uomo in quanto figura ma non il suo intervento disastroso


IL SACRIFICIO DEL TERRITORIO

Per spiegare il significato del titolo Trash in Italy  e giustificarne il contenuto, bisognerebbe partire dall’antico concetto di “cura” del territorio e di come esso sia stato sacrificato, a partire dagli ultimi decenni dello scorso secolo, in favore di una distorta e malsana visione affaristica il cui principio cardine della speculazione economica e dell’arricchimento personale di pochi ha incoscientemente riprodotto generazioni di cemento, tubi e ruggine falsamente venduti sotto il nome di “processo di urbanizzazione”. In questo progetto, che i fotografi milanesi Elisa Scaramuzzino ed Andrea Pavesi portano avanti dal 2002, i protagonisti assoluti sono gli “ecomostri”. Lo scopo non è semplicemente denunciare lo stato dei luoghi (azione di per sé già meritevole), bensì condurre lo spettatore attraverso un percorso di riflessione (est)etica partendo da un iniziale punto di vista ambientale. Un ritratto del territorio dove all’interno di paesaggi sospesi manca l’uomo in quanto figura, ma non il suo intervento sul paesaggio: le immagini narrano appunto di non-luoghi, di atmosfere surreali che precipitano nella reale, invece, e tangibile consapevolezza della natura criminale di tali opere.

RIFLESSIONE E RACCONTO

Scaramuzzino e Pavesi, però, ci offrono anche un alternativo spunto di riflessione, che è antropologica e sociologica: tutti possiamo essere osservatori, e tutti possiamo esserlo attivamente per far vedere – a noi stessi in primis – quanto possa esserci ancora da salvare, per tornare a raccontare una terra proprio in un momento storico in cui indignazione, sgomento e rabbia pare abbiano pochi margini di senso tanto i nostri occhi sono pieni di questi scenari. Raccontare storie, quindi, spiegare i fatti per stimolare interrogativi, obbligando alla sosta di un attimo per riflettere e, magari, cominciare a reagire. Questa è, dunque, l’essenza del progetto “Trash in Italy”: rendere consapevolezza della forza di una immagine, del suo potenziale sociale, politico e culturale di porre degli interrogativi e della sua capacità di spostare i punti di vista con cui guardiamo quotidianamente al mondo.

Ad oggi continua l’impegno nella ricerca fotografica e concettuale per cercare di smuovere la coscienza civile, per la salvaguardia e tutela dell’ambiente. Riflettendo sul periodo che stiamo affrontando, la tecnologia che evolve e l’ambiente che scompare giorno dopo giorno, ci affidiamo ai social che ormai sono parte integrante della nostra vita quotidiana. Per dar voce agli italiani, lasciare a loro libera espressione e mostrarci il disagio ambientale in cui siamo costretti a vivere. Da qui nasce il “Project facebook group community landscape Trash in Italy, 2018”. 

L’idea è quella di creare una comunità di persone che nel loro paese si trovano a condividere un’opera incompiuta, un ecomostro, uno spreco di denaro, in poche parole con un insolito paesaggio italiano. Nel gruppo siete voi i protagonisti: potete raccontare il vostro ecomostro o semplicemente caricare una foto del vostro disagio ambientale.

“Le immagini di Elisa Scaramuzzino e Andrea Pavesi sono come cartoline da un’Italia a testa in giù, immagini di un viaggio nell’Italia abusiva che ormai ha una tradizione quarantennale degna dei Grand Tour settecenteschi.  Dalla Roma sfregiata di Antonio Cederna fino ad arrivare ai Libri Bianchi del Touring Club, Lega Ambiente e Fai dell’ultimo decennio è maturata lentamente la coscienza di quanto stava accadendo, di come lo spazio, i paesaggi intorno a noi stessero irrimediabilmente cambiando, a testimoniare una metamorfosi radicale del territorio italiano come non era mai avvenuta dall’impero Romano ad oggi.  Le immagini rubate, le immagini cercate diventano quindi un modo per risarcire la ferita, per esorcizzare il trauma ed insieme per tornare a raccontare una terra.” E’ un brano tratto dal libro Trash in Italy 2002, che racconta un progetto bello e interessante partito alcuni anni fa e attivo ancora oggi, con l’intento di continuare a svilupparsi in futuro grazie alla collaborazione dei tanti cittadini attenti e sensibili al tema.