Edilizia: il bio avanza

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EDILIZIA : IL BIO AVANZA

Di Daniele Durso

Grazie alla crescente sensibilità per l’ecologia, anche nel settore delle costruzioni si va sviluppando una sempre maggior consapevolezza della criticità ambientale e dei pericoli causati dai materiali tradizionalmente utilizzati in edilizia

Negli Stati Uniti è in corso un interessante percorso di studi sulla produzione di bio-cemento ricavato da alcune alghe. Coordinatore e responsabile di questa ricerca è Wil Srubar, professore di ingegneria civile, ambientale e architettonica. Parlando di questo percorso, afferma: “La nostra ricerca sui materiali da costruzione sostenibili è condotta al nesso tra scienza dei materiali, architettura e ingegneria chimica. Guidati dai princìpi dell’ecologia industriale, la nostra visione collettiva è quella di progettare materiali infrastrutturali di nuova generazione offuscando i confini tra l’ambiente costruito e il mondo naturale.” L’idea è molto apprezzata nel campo della bio-ingegneria e della bio-architettura, poiché appare un’ottima soluzione per limitare le emissioni di gas serra. Come sappiamo, in edilizia queste emissioni derivano dalla combustione del calcare estratto. Il calcare per produrre il cemento viene preso da enormi cave, quindi bruciato a temperature molto alte. Questo processo emette grosse quantità di CO2 nell’ambiente e la cosa costituisce un problema non da poco, visto lo sviluppo sempre crescente dell’industria edile in ogni parte del mondo.

Dalle alghe

Ed ecco l’idea: un calcare prodotto attraverso la fotosintesi, da microalghe. Il cemento prodotto in questo modo è a emissioni zero, perché l’anidride carbonica emessa è quella già catturata da queste microalghe. “Riteniamo che i materiali per infrastrutture verdi -prosegue Wil Srubar- non debbano solo avere un impatto ambientale ridotto, ma anche avere dimostrato prestazioni sufficienti a lungo termine, quindi siamo particolarmente interessati agli effetti ambientali e meccanici sulla durabilità in situ dei materiali da costruzione verdi”. Se questo tipo di cemento biologico (in parte) fosse usato in tutti i Paesi del mondo, avremmo 250 milioni di tonnellate di CO2 in meno all’anno. Questo però non è l’unico tipo di bio-cemento attualmente in uso nel settore edile: ne esistono anche altri tipi, tra cui quello dall’azione auto-riparante prodotto in Olanda, grazie a un lungo studio dell’Università di Deft. Si tratta di un cemento che, oltre ai classici ingredienti (sabbia, acqua e detriti) è costituito anche da alcuni batteri che, eventualmente attivati dall’acqua che può penetrare nei muri in caso di fratture, si attivano e producono una sorta di calce, in gradi di riparare le crepe. Parliamo insomma di un settore, quello dell’edilizia, in continua espansione e in cui la ricerca si orienta ormai nella direzione di uno sviluppo sempre più eco-sostenibile.