Il dono della natura: l’equilibrio tra mente e corpo

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equilibrio tra mente e corpo

Il dono della natura: l’equilibrio tra mente e corpo


di Gaia Camilla Belvedere

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equilibrio tra mente e corpo

Nelle città i giovani sono privi di un contatto diretto, fisico e intimo con l’ambiente. Manca così il luogo privilegiato dell’avventura e della scoperta, della creatività, del muoversi in libertà utilizzando ogni parte del corpo


Fino all’epoca industriale la nostra vita si svolgeva prevalentemente nelle campagne, e così quella dei nostri bambini. Con la nascita dell’industrializzazione, nel mondo occidentale si è assistito a un graduale trasferimento delle famiglie nelle città, che da piccoli agglomerati urbani sono cresciute fino a diventare grandi metropoli. Questa enorme trasformazione avvenuta in pochi decenni ha cambiato completamente i paesaggi, i ritmi e le abitudini di milioni di adulti e bambini.
Non bisogna tornare molto indietro per ritrovare un tempo in cui le nostre vite si svolgevano in stretta interdipendenza con la natura, in cui ci si svegliava con il sorgere del sole, si andava a letto poco dopo il tramonto, a scuola e al lavoro si andava a piedi, si mangiavano i prodotti di stagione coltivati sul luogo, si giocava all’aria aperta, si celebravano in unione le feste della terra e del cielo.
La natura ci circondava, ci nutriva, con i suoi ritmi ci guidava, con le sue leggi ci insegnava. Gli adulti, impegnati nel loro lavoro quotidiano, lasciavano molta libertà ai bambini che potevano correre e giocare liberi per boschi e campi, autogestire il loro tempo e le loro relazioni. I bambini si riunivano naturalmente in gruppi misti di diverse età, i più grandi si prendevano cura dei più piccoli e i piccoli imitavano e imparavano dai grandi. Il contatto con l’ambiente naturale era garantito perché l’ambiente naturale coincideva con l’ambiente di vita.
Se un tempo l’ambiente naturale circondava quello antropizzato, nelle città di oggi è lo spazio antropico che circonda la natura. Nei parchi, nei giardini pubblici e privati, sui balconi e le terrazze, tra le spaccature del cemento, piccoli frammenti di natura continuano a crescere e germogliare, nonostante lo smog, l’asfalto, la noncuranza. E così anche i ritmi di vita degli esseri umani, un tempo legati alle stagioni, si trasformano per allinearsi con la vita cittadina, il lavoro nelle fabbriche e negli uffici, la tecnologia, l’efficienza e la produttività. Ma ci sono alcuni bisogni che rimangono imprescindibili, qualsiasi sia lo spazio e il tempo dell’abitare a cui l’essere umano si cerca di adattare. Questi sono bisogni legati alla nostra natura, non solo biologica ma anche spirituale.
Quando si parla di natura, generalmente ci si riferisce a due cose: da una parte all’ambiente naturale, ai mari, alle montagne, alle foreste, ai paesaggi e alle forme di vita che li abitano; dall’altra ci si riferisce alla natura intesa come essenza, realtà intima e profonda. Tra i due significati c’è una corrispondenza, un gioco di specchi e di rimandi. La natura che ci circonda ci parla noi e della nostra essenza, dei nostri bisogni e dei nostri sogni come esseri naturali e come esseri spirituali. Stare nella natura ci permette di nutrire e manifestare ciò che siamo e rispettare ciò che siamo ci permette di rispettare anche ciò che ci circonda.
I benefici derivanti dal contatto e dall’interazione con la natura sono numerosi ed evidenti, alcuni sono stati studiati più approfonditamente, altri sono ancora in corso di studio e sperimentazione. L’importanza della natura è stata riconosciuta su un piano esistenziale, pedagogico, psicologico, medico e spirituale.

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Stimolazione dei sensi
Nella natura vi è una continua stimolazione di tutti i sensi, non solo di quelli solitamente privilegiati dalla pedagogia tradizionale, cioè la vista e l’udito, ma anche il tatto, l’olfatto e il gusto. Questi sensi sono importanti tanto quanto i primi ma hanno molte meno possibilità di svilupparsi in un ambiente urbano e domestico e con lo stile di vita che caratterizza questi ultimi decenni. Nella natura invece tutti i sensi sono ugualmente messi in gioco da un’infinità di situazioni e oggetti che l’ambiente naturale mette continuamente a disposizione. Mentre la stimolazione eccessiva ed esclusiva della vista e dell’udito possono portare affaticamento, la sollecitazione diffusa di tutti i sensi provoca piacere e rilassamento. Queste due situazioni corrispondono a quelle che vengono definite attenzione intenzionale e diffusa: la prima permette concentrarsi su un singolo elemento ed è quella maggiormente coinvolta quando per esempio si sta davanti a uno schermo o si assiste a una lezione frontale, mentre la seconda è messa in campo per esempio da una passeggiata in un ambiente naturale e permette di intercettare anche stimoli inattesi. Secondo Richard Louv, la relazione tra gli effetti benefici del contatto prolungato con l’ambiente naturale e l’attenzione è così diretta che i disturbi infantili di deficit di attenzione (ADD) e iperattività con cui spesso di associa (ADHD) sarebbero da ricondurre a un “disturbo da deficit di natura”.

Equilibrio tra mente e corpo
Attraverso l’interazione con la natura si promuove un equilibrio tra mente e corpo, tra sviluppo cognitivo ed esperienze reali. Dopo la grande diffusione dell’attivismo all’inizio dello scorso secolo, in questi ultimi anni si assiste invece a uno spostamento sempre maggiore verso una forma di educazione dei bambini che procede enfatizzando la comunicazione mediata, simbolica, astratta, a scapito del contatto diretto, concreto, sensibile con le cose. A risentirne non è soltanto l’esercizio e il benessere del corpo che passa in secondo piano di fronte all’importanza riservata alla mente, o l’equilibrio psichico della persona, ma anche l’apprendimento stesso che viene così svincolato dall’esperienza. Oggi i giovani posseggono molte informazioni sugli ambienti naturali e i rischi ambientali, ma mancano completamente di un contatto diretto, fisico e intimo con la natura.

Movimento
Lo spazio aperto è quello che più permette di muoversi in libertà utilizzando ogni parte del corpo. In natura non c’è limite al correre, saltare, camminare, rotolare, arrampicare, strisciare. I bambini possono sviluppare notevolmente le loro capacità fisiche: dalla coordinazione all’equilibrio, dalla resistenza alla forza. Muovendosi in libertà e affinando sempre di più i propri movimenti aumentano naturalmente la propriocezione e l’autocontrollo. Il bambino piccolo è un essere in continuo movimento, egli esplora e conosce il mondo attraverso il movimento. Non solo impara ad abitare il mondo, ma diventa sempre di più anche l’abitante del proprio corpo. Così come le esperienze sensoriali vanno ad alimentare e quindi a stimolare determinate aree del cervello nel corso del loro sviluppo, anche il movimento del corpo trasmette degli impulsi funzionali allo sviluppo di determinate aree cerebrali, mettendo in evidenza la stretta relazione tra lavoro del corpo e lavoro della mente. Attraverso questo scambio di informazioni e risposte tra i muscoli e il cervello, tra le cellule muscolari e quelle nervose, il bambino migliora e perfeziona non solo le sue prestazioni fisiche, ma anche le sue capacità psichiche e intellettive.

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Scoperta e meraviglia
La natura è il luogo privilegiato dell’avventura e della scoperta. È il luogo dell’inatteso, in cui ogni giorno possono accadere cose inaspettate, inimmaginate: tutto è in continuo cambiamento, ogni giorno e ad ogni passo c’è qualcosa di diverso rispetto al precedente. Questo non può che coinvolgere profondamente, destare stupore e meraviglia. La natura è anche il luogo dell’infinitamente piccolo e dell’infinitamente grande, due dimensioni che rimandano al mistero e alla trascendenza. Nella natura i bambini sono esposti a qualcosa di più grande dell’esistenza umana immediata, sono iniziati a qualcosa di più vasto e antico che va oltre la dimensione individuale. La relazione tra natura e spiritualità è infatti riconosciuta da molte tradizioni religiose.

Apertura e adattamento
Oggi c’è il sole, domani piove, un altro giorno tira un forte vento, al temporale seguirà l’arcobaleno. Nella natura possiamo accogliere tutto senza giudizio e trovare più facilmente il lato positivo delle cose e del loro incassante mutare. In diversi paesi del Nord Europa c’è un detto che dice: “There’s no such thing as bad weather, only bad clothing”, “non esiste il brutto tempo, solo un abbigliamento sbagliato”. Questa frase ci parla di un atteggiamento diverso che possiamo avere nei confronti della vita, caratterizzato da accoglienza e apertura, un atteggiamento che ci permette di vedere non solo il lato positivo delle cose, ma anche che esiste sempre la possibilità di affrontare e fare fronte alle situazioni che ci si presentano piuttosto che evitarle, di trasformare i problemi in temi e di riconoscere che i nodi sono, di fatto, la parte più interessante dell’albero.

Solitudine
Così come si ha bisogno della compagnia degli altri e della socializzazione, si ha altrettanto bisogno di momenti in cui appartarsi in solitudine. I bambini amano costruirsi nascondigli, amano nascondere oggetti e nascondere se stessi. L’apparire e lo scomparire, il visibile e l’invisibile sono possibilità che affascinano tantissimo i bambini sin dalla più tenera età. Non è un caso che Gianfranco Staccioli, riflettendo sul “gioco profondo” di cui parlano gli antropologi Geertz, attribuisca anche al nascondino questo valore e significato. Il gioco profondo è un gioco che rivela un mondo sommerso, visibile solo se guardato con gli occhi dei giocatori, un gioco in cui traspaiono codici di comportamento, connotazioni relazionali, investimenti simbolici e affettivi, immagini del mondo. Lo spazio della solitudine è anche lo spazio privilegiato per lo sviluppo della funzione riflessiva e metariflessiva, dell’introspezione e del dialogo interiore.

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Suono e rumore
In un ambiente aperto il suono ha una dinamica completamente differente rispetto a un ambiente chiuso. Il suono non rimbalza, non rimbomba, ma si disperde. Questo consente non solo di poter alzare più liberamente la voce senza disturbare nessuno e senza contribuire ad alimentare un rumore assordante, ma permette anche di percepire suoni altrimenti non udibili perché soffocati da un brusio di sottofondo. Molti studi scientifici stanno cominciando a evidenziare il valore armonizzante e curativo dei suoni della natura.

Tempo disteso
I tempi dell’adulto non sono i tempi del bambino, i tempi delle metropoli non sono quelli della campagna. Il seme ha bisogno di tempo per germinare; il bambino ha bisogno di tempo per crescere, per imparare, per diventare uomo. L’educatore e il contadino devono imparare innanzitutto l’arte di aspettare e pazientare. Ci sono dei tempi di sviluppo che devono essere rispettati e la cui accelerazione non porta effetti positivi: prima di camminare bisogna gattonare, prima di leggere e scrivere bisogna giocare, prima di pensare bisogna muoversi. E poi ci sono i tempi del quotidiano, tempi dettati dall’adulto e dalla società e molto lontani da quelli del bambino. Questa differenza porta spesso l’adulto a sostituirsi al bambino, a discapito della conquista della sua autonomia. Intorno ai tre – quattro anni il bambino comincia a voler imparare a fare da solo, a vestirsi da solo, a mangiare da solo, a camminare da solo e per far questo ha bisogno di tempi che l’adulto non è sempre disposto a concedergli e che quindi abbrevia facendo le cose al posto suo. L’efficienza e la produttività non sono valori che appartengono ai bambini. Il pedagogista svizzero Jean Jacques Rousseau parlava già, nella metà del 1700, della necessità da parte dei bambini di “perdere tempo”, in antitesi con tutte le pedagogie che puntavano all’efficienza. Tutto il tempo perso da bambini diventerà infatti tempo guadagnato da adulti.

Creatività e immaginazione
Il processo della creazione e dell’immaginazione utilizzano elementi presenti nell’ambiente, esteriore, interiore o in entrambi, per dare vita a qualcosa che ancora non c’è. Questo è un processo al quale assistiamo costantemente in natura: in un ciclo continuo di nascita e morte ogni cosa continuamente si trasforma e la creazione non cessa mai. Creatività e immaginazione sono due qualità che connotano fortemente anche la specie umana, alla quale la natura ha fornito non solo la più sviluppata capacità di pensiero ma anche la libertà delle mani, che per la prima volta si sono svincolate completamente dalla loro funzione originaria di consentire il movimento del corpo. La natura offre materie prime non solo per la sopravvivenza ma anche per l’immaginazione e la creatività dell’uomo. In un ambiente completamente finito e definito l’immaginazione non viene risvegliata e stimolata: viceversa un oggetto naturale ha ancora le potenzialità di trasformarsi in qualsiasi cosa ed è solo lo sforzo immaginativo e creativo del bambino a completare l’opera. Nella natura viene stimolato il pensiero divergente: intuito, iniziativa, capacità di trovare soluzioni diverse per uno stesso problema, di esplorare la realtà e di vederla sotto aspetti diversi, di usare in modo nuovo mezzi di espressione noti e di trovare mezzi e modi nuovi di espressione.

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Salute fisica
I vantaggi dell’aria aperta per la salute fisica sono riconosciuti da tempo. L’effetto del sole, dell’aria di mare o montagna, dell’acqua termale o marina, del movimento quotidiano, hanno dato luogo alla nascita delle colonie e delle stazioni climatiche, dei soggiorni terapeutici che dal 1700 sono stati i luoghi privilegiati per la cura di numerosissime malattie di adulti e bambini. L’ambiente naturale può essere visto come un luogo di cura, ma è anche luogo di prevenzione: in un ambiente sano il corpo non solo più facilmente guarisce, ma anche più difficilmente si ammala. Bisogna quindi andare verso la ricerca di altri contesti in cui questo sia possibile.

Vantaggi per l’ambiente
Quando si dà ai bambini la possibilità di stare nella natura, di interagire e instaurare con essa un contatto intimo e diretto, non si fa del bene solo ai bambini ma alla natura stessa. Ciò che viviamo nell’infanzia lo portiamo dentro di noi per tutta la vita e costituisce un vissuto e un ricordo che influenza il nostro agire da adulti. Ci sono due approcci per far fronte ai disastri ambientali ai quali stiamo assistendo. Uno consiste nel rendere i giovani consapevoli della situazione di emergenza in cui ci troviamo, nel dare informazioni sulle condizioni del pianeta e sugli strumenti messi a disposizione dalla tecnologia per arginare i danni. Questo approccio, che parte dall’intelletto per risvegliare un sentimento che poi divenga azione, lavora sulla paura e sulla cura. Il secondo sistema è quello di offrire ai bambini occasioni di immergersi e giocare nella natura, di far crescere il loro mondo interiore nutrendoli di esperienze vissute in contesti naturali. Questo approccio privilegia la gioia e l’amore, parte dall’azione, agisce come prevenzione, risveglia un sentimento che poi diventa capacità di riflettere criticamente sulle cose e di agire con consapevolezza.

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