Dall’Etna a Capo Nord, un’avventura che ha portato 3 viaggiatori dal cuore della Sicilia al punto estremo della Norvegia

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Dall’Etna a Capo Nord. Un’emozionante avventura che ha portato 3 viaggiatori dal cuore della Sicilia al punto estremo della Norvegia

testo e foto di Fabrizio Rovella

Capo Nord, storica meta per camperisti, ma non solo, la raggiunsi già nel 1987 a bordo di una Golf. Questo progetto che ha unito viaggio, scoperta, esplorazione e trekking, prese forma nel cuore del deserto algerino a ben 9.000 km di distanza dal punto più settentrionale dell’Europa. Ero in viaggio con il Camper Club di Messina, il cui mitico presidente Franco viaggiò in Algeria già nel 1982. Una cena su una terrazza che dominava lo stretto sancì il ritorno del club nel Sahara algerino. Ma non solo, si decise anche di dormire in tenda 3 notti per vivere il deserto quello vero, sfidando freddo e scomodità della tenda contro il calduccio ed il comfort del camper. Fu proprio durante un bivacco che nacque la grande amicizia -tanto da definirlo oramai mio fratello di sabbia-  con Nino Lentini, il quale lasciò tavoli e sedie, usati per la prima volta in vita mia nel deserto data l’età non più giovanissima dei partecipanti, per venire a sedersi intorno al fuoco dove, con le guide e gli autisti tuareg, stavamo cenando e bevendo l’immancabile thè nel deserto. Ricordo come fosse ieri, che gli facemmo spazio stringendoci un po’ ed invitandolo a mangiare con noi dallo stesso unico grande piatto, cosa che fece con la naturalezza di un nomade delle sabbie. Offrì mandarini della sua scorta personale e raccontò di come suo padre in Sicilia, visse allo stesso modo portando le capre al pascolo. Ci ritrovammo più volte tra Sicilia e Piemonte con anche due puntate a Parma per il Salone del Camper con tanto di stand. Per finire in bellezza mi accompagnò via Marocco fino in Mauritania con la mia fedele Toyota qualche anno fa, per l’inizio della stagione turistica.

NASCE IL PROGETTO

Nel 2019 una grande azienda italiana, leader nel settore degli integratori, dopo avermi seguito nelle mie avventure tra le sabbie mi chiese un progetto per l’estate. Nel giro di pochissimo tempo nacque il Camper Wild Trek-dall’Etna a Capo Nord. Con linee guida ben precise e delineate: sempre e solo bivacchi nella più totale wilderness, senza allacciamenti ma con i pannelli solari che ci avrebbero fornito l’energia necessaria;
sapone per stoviglie, bucato ed igiene personale biodegradabile; acqua di fonte raccolta di volta in volta da fontane, ruscelli e laghi. La cambusa iniziale tutta a KM zero. Infine la grande idea che ha reso questo viaggio unico nel suo genere è stato visitare, per ogni Paese attraversato, uno o più parchi nazionali, con tanto di trekking e qualche bella salita in quota. Se il buon giorno si vede dal mattino… Quasi due settimane bloccati a Messina per il maltempo ed avvicinamento all’Etna con tanto di catene al camper per l’abbondante
nevicata. Ma quando poi ci si affaccia al cratere centrale sommitale, ci si dimentica di tutto, attesa, freddo e fatica. L’incontro con gli animali ha reso ancora più emozionante e selvaggio questo lungo nostro viaggio. Dopo diversi giorni, un gruppo di camosci, scesi molto bassi in Valnontey nel Parco Nazionale del Gran Paradiso, ci dettero a modo loro il benvenuto e lo stesso fecero gli stambecchi ma molto più in alto, mentre una volpe, forse quella del Piccolo Principe, gironzolò tutta sera intorno al camper: peccato per lei che polenta e spezzatino fossero già in fase digestiva.

ALLA SCOPERTA DEL NORD

Dopo tanti anni in cui la bussola indicava sempre e solo pieno sud, ogni mattina svegliarsi e dirigere il muso di Moby Dick -questo il nome del camper- verso il nord più totale mi faceva una qualche impressione. Il viaggio è proseguito tra marmotte svizzere che giocavano a rincorrersi ed una meravigliosa passeggiata nella Foresta Nera, dove un’altra volpe ci ha tenuto compagnia per tutta la sera. In Svezia è stata la volta di un alce che, seppur giovane, a momenti non ci travolge attraversando un sentiero a bordo lago e del salvataggio di un piccolo e coloratissimo uccellino, probabilmente caduto da un ramo. Norvegia-Norge-Norway, indipendentemente da come la si voglia chiamare, evoca il Grande Nord, quello delle grandi esplorazioni e così è stato anche per noi, nel nostro piccolo. L’Isola di Runde ci ha accolto come solo lei sa fare, un posto dove decine di specie di uccelli vanno a nidificare, ed aiutati dal sole di mezzanotte, dividevamo le 24 ore di luce in base a cosa volevamo fotografare. Il top sono i Pulcinella di mare ossia i Puffins, talmente vicini che a momenti è meglio usare il cellulare che la macchina fotografica. Le Isole Lofoten, dove baccalà steso al sole ad asciugare fa da sfondo a casette coloratissime dei pescatori, sono legate ad una notte in cui la violenza del vento ha mosso il camper in stile terremoto fino all’alba. Capo Nord-Nordkapp, il luogo che migliaia di turisti ogni anno scelgono come meta, è stato il punto di arrivo: da lì con un’inversione a U si torna indietro e si cominciano a contare i giorni ed i chilometri che mancano alla fine di questa grandissima avventura. Fortunatamente grazie ai nostri sponsor non avevamo problemi di tempo e quindi il tutto è durato 50 giorni per un totale di più di 14.000 km. La Finlandia e la Lapponia hanno sancito il passaggio del Circolo Polare Artico verso il sud, così come fu in Norvegia salendo a nord. I Lapponi o Sami, il popolo nomade del grande nord che fa la transumanza con le renne, mi ha fatto ritornare con testa e cuore ai Tuareg ed ai Mauri nomadi per eccellenza che fanno la transumanza con i loro dromedari chiamati chameaux in tutto il Sahara. Continuando il viaggio, abbiamo ammirato esempi di civiltà che purtroppo ho sempre e solo riscontrato a nord, come le passerelle fatte con assi di legno per uno sviluppo di decine di km per far sì che anche i portatori di handicap avessero libero accesso per godere delle meraviglie della natura di cui è dotato questo Paese.

LA SABBIA

Poi, sorpresona in Danimarca: dovete pensare che da giorni avevamo negli occhi solo e sempre laghi ghiacciati, cascate -gelate e non- fiordi, laghetti anche questi con iceberg che galleggiavano, foreste e prati. Stavamo viaggiando tra mulini, in perfetto stile olandese, pecore dal vello abbondante e bianchissimo, quasi mimetizzate dall’altezza di un’erba mossa dal vento a folate, quando è comparsa Lei, quasi si trattasse di un vero e proprio miraggio: la Sabbia sulla strada, in perfetto stile sahariano fino ad una spiaggia più simile ad una distesa algerina che al Paese della Sirenetta. Quindi calcolo della marea ed una notte da soli nel nulla, mentre milioni di stelle si accendevano in cielo, solo che questa volta le onde erano davvero d’acqua e non un mare di sabbia. Dolomiti, con camminate da un rifugio all’altro per godere delle vette che hanno fatto la storia dell’alpinismo, vedi Antelao, Civetta, Pelmo e Sorapis. Per non tradire proprio all’ultimo lo spirito selvaggio del nostro viaggio, ricordo di aver barattato una mini piazzola, perfetta per Moby Dick, proprio di fronte al rifugio, con vista sulla storica Ferrata Costantini. Baratto che consisteva nel cenare una volta in rifugio, con tanto di polenta e selvaggina. Non poteva mancare una visita con relativa salita al Gran Sasso, dove l’ultima neve dei suoi pendii ci faceva capire che oramai eravamo nel cuore della nostra amata terra italica. Infine l’ultimo fiordo, così come battezzai l’attraversamento dello Stretto di Messina con tutt’altro clima e calore sia meteorologico che dei cuori. Cosa ci è rimasto nel cuore? Sicuramente, la pulizia, l’ordine, il profondo rispetto per la natura e il senso di civiltà, trovando servizi igienici e per il camper, anche in mezzo al nulla, perfettamente funzionanti, dove l’igiene regnava sovrana, e la voglia di lasciare ancora più pulito di prima diventava una cosa naturale. Un pensiero va anche alle renne che con i loro cuccioli, più volte ci hanno attraversato la strada, scartando all’ultimo, proprio come fanno i miei amati dromedari nel deserto, dove hanno causato decine di incidenti anche mortali, per via del lungo collo, che distrugge il parabrezza del guidatore. Qui invece tutto è bene quel che finisce bene, solo qualche foto in più per il nostro album dei ricordi