Euskal izatea: alla ricerca della natura basca

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Euskal izatea: alla ricerca della natura basca

Testo e foto di Andrea Attanasio

Suggestiva commistione tra passato e moderno, con richiami potenti ad un vissuto recente complicato e doloroso: il Pais Basco affascina chiunque lo visiti, aprendo mente e cuore, alla ricerca di una natura selvaggia e di una storia straordinaria

L’unico imperativo era documentarmi. Mi sembrava quasi irresponsabile visitare un territorio che, nel recente passato, aveva sofferto estremi scontri politici e sociali con creazione di gruppi armati rivoluzionari, omicidi, attentati ai danni dello stato, rastrellamenti, catture e deportazioni. Tutte realtà storiche di una piccolissima porzione della nostra Europa che, per motivi anagrafici, avevo percepito, origliato, intravisto ma non vissuto pienamente. Cominciai così a leggere libri, seguire podcast, visionare documentari e film sulla questione basca programmando che tutta quella insolita attenzione mi avrebbe portato infine alla città di Gasteiz. Una destinazione, una degna conclusione di un percorso fisico ma soprattutto mentale, formativo sugli eventi che tutt’oggi segnano quello splendido territorio chiamato, con forte identità dagli abitanti, “Euskal Herria”.

RAPPORTO CON LA NATURA

Nonostante il particolare interesse geopolitico, il mio approccio comunque non era variato e, procedendo nell’itinerario prescelto, ho cominciato ad apprezzare ciò che maggiormente mi affascina, la natura ed il rapporto che la popolazione locale ha con essa. Quello che da subito notai, spostandomi a sud dalla Francia, è stata l’estrema bellezza della costa e delle spiagge nella zona dei Pirenei Atlantici. Qui l’oceano viene vissuto in modo pieno, viene amato e rispettato da tutti, in primis dai numerosissimi surfer che affollano le cittadine di mare come Biaritz e Saint Jean de Luz. Qui la bellezza viene condivisa e le spiagge sono di libero accesso ovunque. È proprio in questi paesi della Francia meridionale che fa apparizione l’Ikurrina, la bandiera utilizzata dagli indipendentisti fin dal 1936 e che attualmente è riconosciuta come emblema dell’identità basca. Ciò che mi colpisce inoltre è la presenza delle prime scritte in lingua basca, l’Euskara, l’unica di origine pre-indoeuropea sopravvissuta nel nostro continente. Il passaggio nel versante spagnolo è impercettibile, di fatto non cambia nulla. Ad Hondarribia gli edifici storici continuano ad essere a graticcio così come in tutta la costa basca e sembra quasi di stare in Alsazia o ancora meglio in Normandia, data la vicinanza del mare.

STORIA, COLORI E PROFUMI

Poco dopo il confine politico tra Francia e Spagna si arriva poi a Pasai Donibane, una vera gemma con la sua unica stretta strada acciottolata dove si affacciano le coloratissime case dei pescatori, il mare che lambisce i numerosi porticcioli ed i murales, tra cui quello in Donibane Kalea, il più evocativo e potente dei paesi baschi. Il fiordo su cui si affaccia collega l’oceano all’abitato di Renteria, cittadina portuale ed operaia che ha dato natali a molti degli esponenti dell’Euskadi Ta Askatasuna (ETA), e che è stata probabilmente fonte di ispirazione per Fernando Aramburu nella stesura del suo celeberrimo libro “Patria”. Qui è visitabile anche l’abitazione dove soggiornò Victor Hugo nel 1843, profondamento conquistato dalla bellezza del luogo e da essa ispirato. Poco distante, la folla di villeggianti sommerge qualsiasi cosa, apparentemente anche il passato. A San Sebastian, “Donosti” in lingua basca, centinaia di turisti affollano di notte le strette strade della cittadina dove numerosi bar offrono Pinchos, i tipici “apericena” orgogliosamente distinti dalle tapas spagnole. Di giorno c’è solo lei, la Concha, la spiaggia a forma di conchiglia lambita e sovrastata dai due monti Urgull ed Igueldo e che ospita, con i suoi 1300 metri di lunghezza, una quantità smisurata di bagnanti. La domenica mattina mi metto alla ricerca della Panchineta, la tipica torta alla mandorla di Donostia ironicamente questionata nell’incipit del film “Fe de etarras” di Bonja Cobeaga. Percorro le stradine del centro insolitamente deserte ed il silenzio viene interrotto da una piccola banda musicale i cui componenti risultano essere rigorosamente muniti di Txapela, il tipico cappello basco.

VERSO BILBAO

Il proseguo del viaggio è in direzione di Bilbao, quella che viene riconosciuta come la capitale culturale e non solo per la presenza del museo Guggenheim. Il paesaggio costiero si divide tra alte rocce e piccole, bellissime insenature di sabbia fine. A Zarautz si trova la spiaggia sabbiosa più estesa dei paesi baschi ed è qui che incontro Eztebe che lavora in un’Arrano taberna letteralmente “bar dell’aquila”, animale costituente un ulteriore simbolo dell’identità basca. Mi racconta che nelle taberne si parla ancora di lotta, per fortuna non più armata ma soprattutto si parla di coloro che tuttora sono reclusi per reati connessi ad attività politiche. È per questo che in ognuno di questi bar esiste ancora una raccolta fondi a favore dei parenti di coloro che sono detenuti a notevole distanza da casa. Riprendendo il viaggio attraverso la Riserva della Biosfera di Uradaibai e la percezione è di percorrere una delle regioni poco abitate della Svizzera, ma a picco sul mare. La temperatura dell’aria è fresca anche d’estate, ci sono le conifere, ci sono pascoli dolcemente declivi, c’è scarsa presenza umana e concentrata più che altro nelle fattorie o nei piccoli paesini in pietra sorti a ridosso dei numerosi corsi d’acqua. C’è il flysch sulla costa ed è una formazione rocciosa così straordinaria che non affascina soltanto i geologi. In realtà è tutto il litorale a sedurre, la forza dell’oceano è piena, scevra da speculazioni di sorta e le cittadelle di mare come Zumaia, Bermeo o Bakio si integrano perfettamente con l’ambiente regalando un’atmosfera quasi retrò dove la gente cammina, dialoga e vive piano. Nel mezzo c’è una gemma pura, l’isolotto di Gatzselugatxe visitabile gratuitamente, come tante attrazioni in Euskadi, ma dietro prenotazione. Lo sperone di roccia ospita la cappella di San Juan, eretta a picco sul mare dove prima si ergeva un castello e raggiungibile solo a piedi dopo aver percorso un ponte del XIV secolo e ben 230 gradini in pietra. A poca distanza, nell’entroterra, sorge Guernica, cittadina pienamente ricostruita dopo i bombardamenti filofranchisti dell’aprile 1937 ma che porta ancora molteplici testimonianze di quell’immane tragedia, in primis il museo della pace e la replica in ceramica a grandezza naturale del celebre dipinto di Pablo Picasso. Ancora pochi chilometri percorsi in un paesaggio rurale quasi disabitato e si arriva a Bilbao. La città necessiterebbe di una narrazione a sé stante per la quantità e qualità di attrattive ma ciò che più colpisce è la commistione tra passato e moderno e lo si nota anche solo dalle architetture. Il Casco Viejo, con le sue strette strade ricoperte dalla caratteristica mattonella “Baldosa de Bilbao”, si contrappone al moderno quartiere di Abando dove si stagliano imponenti le avveniristiche linee della torre Iberdrola, del Museo Guggenheim, e del Zubizuri meglio noto come Ponte Calatrava. L’impressione, che viene confermata dalle parole di alcuni residenti, è di una città storicamente a vocazione portuale industriale e che soltanto da pochi decenni si è eletta a capoluogo dell’innovazione culturale, architettonica ed economica.

CONTRO LA VIOLENZA

Ben altre percezioni arrivano da Vitoria “Gasteiz”, capitale storica e politica di Euskal Herria. Quello che la caratterizza nella sua natura di città riferimento della cultura basca sono le case medievali, i numerosi murales, le importanti tradizioni come quella del “Celedon” durante la festa della Vergine bianca, la presenza del campo da pelota all’aperto nella centralissima “Plaza de los fueros” e, soprattutto, il museo per le vittime del terrorismo. Il suo allestimento risulta in ogni sua parte estremamente curato e varrebbe un costoso biglietto d’ingresso se non fosse che il museo è completamente gratuito e gestito da un’apposita fondazione. All’interno si possono trovare reperti e testimonianze di ogni tipo, dai manoscritti alle fotografie, dalle armi sequestrate ai giornali di cronaca. Un apposito spazio multimediale è dedicato ad interviste in lingua inglese, spagnola e basca a testimoni oculari di quanto successo nella lotta per l’indipendentismo locale. La questione basca viene analizzata in modo totale ed esaustivo ma non è esclusiva, vengono infatti descritti anche i più recenti attentati ai treni di Madrid dell’11 marzo 2004 portati da gruppi estremisti islamici così come tante altre attività terroristiche attuali ed internazionali. Il messaggio, infatti, è di interesse globale ed è di denuncia nei confronti di qualsiasi iniziativa di rivendicazione sociale, politica o religiosa che preveda l’uso della violenza. È proprio questo che riflette la realtà attuale dei paesi baschi, almeno dal punto di vista del turista amante della sua splendida natura ma anche attento alle questioni politiche e sociali. Il suo popolo appare segnato dal proprio vissuto storico, fiero e disposto a lottare per un superiore riconoscimento della propria identità. La futura autodeterminazione prescinderà tuttavia da quelle forme estremiste di lotta che hanno fortemente segnato il territorio per numerosi decenni. O almeno questo è l’augurio.