Ex Snia, il lago che resiste

Ex Snia

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Ex Snia, il lago che resiste


Testo di Martina Annibaldi, foto di Fabio Conti

Una storia di resistenza, che vede Uomo e Natura combattere sullo stesso fronte contro lo scempio ambientale


Esiste un posto a Roma in cui la natura ha saputo prendersi spontaneamente la sua rivincita sul cemento, un luogo di resistenza in cui elemento naturale ed elemento umano non solo convivono ma lottano insieme. Lo chiamano “il lago che combatte” anche se il suo nome ufficiale è lago ex Snia o Sandro Pertini.

Profondo dieci metri e con un’estensione di diecimila metri quadrati, il lago si trova nel quartiere Pigneto – Prenestino, nel quadrante orientale della Capitale, nascosto tra il traffico e le fila di palazzoni che si susseguono tra via di Portonaccio e via Prenestina e la sua è una storia a dir poco straordinaria.

Genesi

La sua genesi risale al 1992 e si deve ad un incidente avvenuto durante i lavori di sbancamento condotti da un cantiere che si stava occupando della costruzione dei parcheggi sotterranei di quello che sarebbe dovuto diventare un enorme centro commerciale. Se si fosse posta attenzione alla storia di quella zona, che non a caso un tempo prendeva il nome di Acqua Bullicante, si sarebbe saputo che proprio lì sotto non solo scorreva il Fosso della Marranella ma che, ad una profondità di circa cinque metri dal piano di campagna, si trovava una falda acquifera. Ma questo non accadde. Le perforazioni compiute nel terreno portarono ad intercettare proprio la falda che, inevitabilmente,  sgorgò in superficie, andando a riempire l’invaso artificiale creato dai lavori. A nulla valsero i tentativi dell’impresa costruttrice di assorbire il flusso di acqua con delle idrovore e di deviarlo nelle fognature, così da impedire il blocco dei lavori. La mole di acqua risalente dalla falda fu tale da determinare l’esplosione delle condotte fognarie e l’allagamento dell’intero Largo Preneste. Ben presto il lago, così come lo conosciamo oggi, ebbe vita. L’impresa responsabile di quanto accaduto è la Ponente 1978 srl di proprietà del noto imprenditore Antonio Pulcini. Ma, per capire fino in fondo questa storia, è necessario fare un passo indietro.

L’area in cui il lago è nato, e da cui il lago prende il nome, è quella del complesso industriale della ex Snia Viscosa, azienda leader nella produzione di seta artificiale, meglio nota col nome di rayon.

Lo storia di quello che, fino al Dopoguerra, rimase il più importante stabilimento di Roma ha inizio nel 1922 quando un barone piemontese di nome Alberto Fassini acquistò i terreni che all’epoca segnavano il confine tra il Suburbio di Roma e l’Agro Pontino. Qui, nel luglio del 1923, aprì i battenti la Viscosa. La produzione crebbe assai rapidamente, tanto che, appena un anno dopo, il complesso fu ampliato con l’acquisto di trentamila ettari sulla collina confinante (l’attuale Parco delle Energie) dove vennero costruiti dormitori e padiglioni che ospitavano servizi per gli operai della fabbrica.  Dalla fusione delle aziende titolari di Padova, Rieti, Napoli e, appunto, Roma nacque nel 1938 la CISA-Viscosa che, nel 1939, si sarebbe consociata con la Snia del finanziere Roberto Gualino.  La fabbrica fu teatro di imponenti scioperi che ne segnarono la storia sino alla definitiva chiusura, avvenuta nel 1954. Qualche anno dopo, nel 1969, i terreni su cui sorgeva l’opificio confluirono nel patrimonio della società Snia-Viscosa (che nel frattempo aveva assorbito la CISA), la quale nel 1982 cedette tutto alla Società immobiliare Snia srl.

Arriviamo così agli anni Novanta, quando una serie di torbidi eventi avrebbero determinato la formazione del lago e tutto quello che, come vedremo a breve, ne sarebbe conseguito.

Questa vicenda di malaffare e speculazione, ma anche di battaglie e di resistenza, ha tre protagonisti: il palazzinaro Antonio Pulcini, gli abitanti del quartiere Pigneto – Prenestino e, soprattutto, il lago.

Quando nel 1990 la Società Immobiliare Snia decide di vendere, a comprare tutto è la Società Pinciana 188, acquisita poi nel 1992 dalla Ponente 1978 di Antonio Pulcini.

All’epoca era già stato riconosciuto il vincolo di tutela monumentale alla pineta impiantata durante gli anni Venti sulla collina adiacente alla fabbrica, nella zona in cui sorgevano i dormitori, proprio con l’intento di preservare l’area dall’intensa opera di urbanizzazione in corso nei quartieri limitrofi. Ciononostante, il 30 Maggio del 1990, Pulcini ottiene una concessione edilizia per costruire un mega centro commerciale da centomila metri cubi, venticinque metri in altezza, otto i piani. I lavori partono ma, ancor prima dell’incidente che avrebbe determinato la nascita del lago, quella concessione rilasciata in un’area vincolata inizia a destare sospetti, tanto da spingere due consiglieri comunali dei verdi di allora, Loredana De Petris e Luigi Nieri, ad andare più a fondo.

In breve la verità viene a galla. La concessione era stata rilasciata a Pulcini dal democristiano assessore regionale all’Urbanistica, Paolo Tuffi (con cui Pulcini condivide l’origine frusinate), tra la scadenza dei vincoli di tutela sull’area e l’approvazione da parte del Campidoglio della Variante di Salvaguardia che avrebbe apposto nuovamente quei vincoli. Ma c’è di peggio perché quella concessione non solo era stata rilasciata grazie ad un escamotage ma, fatto ancor più grave, in base ad una mappa catastale che si sarebbe rivelata poi falsa. Già, perché la mappa presentata per ottenere il permesso ad edificare indicava quella dell’ex Snia come area M3, area cioè destinata ad edilizia privata. Il rettangolino che rappresentava il parco, la pineta non era più di colore rosa come avrebbe dovuto essere, come appariva effettivamente sulle carte del Piano Regolatore e sulle sue varianti, ma era stato colorato di azzurro. In base a quella mappa, basata su una perizia fatta eseguire dalla stessa impresa di costruzione e protocollata dall’assessorato all’Edilizia Privata, Pulcini aveva potuto dar via al suo progetto speculativo. Quello che ne seguì fu ovviamente la revoca della licenza da parte del Presidente della Regione Lazio, Rodolfo Gigli, e l’apertura di un’inchiesta. Il processo si sarebbe poi concluso con il semplice accertamento del fatto penalmente rilevante, nulla invece si è mai saputo su chi ne fu materialmente responsabile.

Nemmeno la revoca della licenza fu tuttavia sufficiente a fermare Pulcini, dovette pensarci la natura. Solo quel lago nato così all’improvviso riuscì a bloccare i lavori in corso. Quel che ormai resta oggi del progetto della Ponente 1978 è lo scheletro del parcheggio, per metà visibile e per metà sommerso dalle acque.

Uomo e Natura

La provvidenziale opposizione della natura trova ben presto un elemento di continuità nelle iniziative del comitato di quartiere Pigneto – Prenestino che, da subito dopo l’incidente, inizia a chiedere l’esproprio dell’area al fine di renderla un parco pubblico.

Un primo esproprio effettivamente avviene nel 1997 e riguarda l’area dell’attuale Parco delle Energie, dove oggi sorge la Casa del Parco. Ne seguono altri due: quello del 2004, attinente proprio l’area del lago, e l’ultimo, nel 2010, relativo al Quadrato (uno spazio polifunzionale all’interno del Parco delle Energie). A rimanere privata è esclusivamente una porzione di terreno adiacente al lago. Tuttavia né l’annullamento della concessione edilizia, né gli espropri, né tanto meno i vincoli apposti sull’area sono bastati a frenare gli appetiti di Pulcini e degli speculatori. Così negli anni si è passati dal progetto di edificare una facoltà universitaria (con annessa casa dello studente) alla proposta di costruire delle piscine per i Mondiali di nuoto del 2009, tutti progetti bloccati sul nascere.

L’ennesimo tentativo da parte di Pulcini di mettere le mani sull’area dell’ex Snia risale al 2013. L’allora Sindaco di Roma, Gianni Alemanno, istituisce un Bando di rigenerazione urbana al quale Pulcini partecipa presentando un progetto che prevede la copertura del lago e la costruzione di quattro torri da centro metri ciascuna. La mobilitazione contro il nuovo tentativo distruttivo di Pulcini è immediata, ma stavolta c’è poco tempo. La legge prevede che dal momento di un esproprio ci siano dieci anni a disposizione per la realizzazione di opere di pubblico interesse, dopodiché i terreni espropriati tornano in mano ai privati; nel 2014, dunque, l’esproprio dell’area del lago sarebbe scaduto. A frenare il progetto di Pulcini arriva provvidenziale la fine del mandato di Gianni Alemanno; Giovanni Caudo, assessore all’Urbanistica del neo-sindaco Ignazio Marino, cancella il bando e lascia di nuovo Pulcini con le mani in mano. Resta il problema dell’esproprio ma i cittadini e le associazioni non si arrendono, il lago non si arrende. Luigi Nieri, divenuto ora vicesindaco della giunta Marino, fa mettere a bilancio cinquecentomila euro per il parco e, pochi giorni prima della fatidica scadenza, fa aprire un varco sul muro che divide il lago da via di Portonaccio. Il lago è salvo.

Come questa storia dimostra, in questi anni a dare battaglia contro la cementificazione sconsiderata è stato sempre il lavoro sinergico svolto dall’uomo e dalla natura. La cittadinanza, riunitasi insieme a diverse associazioni nel Forum territoriale permanente del Parco delle Energie, ha dato voce alla straordinaria opera compiuta dalla natura. Oggi, infatti, l’intera area dell’ex Snia non è semplicemente uno spazio  fondamentale per un quartiere come quello del Pigneto – Prenestino, in cui i metri quadri di verde per abitante sono pari a meno della metà di quanto previsto dagli standard minimi di legge, ma è divenuta habitat naturale per numerose specie animali e botaniche scomparse altrove.

 

Biodiversità

 

L’area del lago, in particolar modo, costituisce un ecosistema caratterizzato da una notevole biodiversità. L’elevata qualità delle acque ha infatti permesso lo sviluppo di una ricca vegetazione: accanto al canneto, che si estende lungo tutto il perimetro delle rive, è possibile trovare diverse specie autoctone di pregio come la Phragmites australis (cannuccia palustre), il Salix alba (salice) e il Populus alba (pioppo bianco). Il lago consente inoltre la sopravvivenza a molte specie che necessitano dell’acqua per portare a termine il ciclo riproduttivo, mentre l’ambiente intorno allo specchio d’acqua si è spesso rivelato negli anni il luogo ideale per fornire riparo e sostentamento agli animali già inseriti nel contesto urbano. Particolarmente ricca è l’avifauna, costantemente monitorata dagli esperti: germani reali, tuffetti, gallinelle d’acqua, poiane, gheppio, picchio rosso, capinera, pettirosso e ancora decine di specie avvistate nella zona del lago ma anche nel Parco delle Energie. Nel tempo la natura è riuscita a trovare spazio anche sui ruderi, con specie come la Inula viscosa, quasi a segnare ancora una volta quel connubio tra opera della natura e opera dell’uomo che sembra essere la costante di questo luogo unico.

Il riposo del guerriero

Oggi la vera scommessa è mettere in salvo una volta per tutte questo patrimonio che appartiene alla collettività. Affinché ciò accada, gli attivisti del Forum insieme alle associazioni, ai cittadini del quartiere, agli studiosi e a diversi artisti che si sono interessati alla causa chiedono che all’intera area sia riconosciuto il vincolo di monumento naturale che bloccherebbe una volta per tutte qualsiasi tentativo di costruzione. Questa nuova battaglia, intrapresa in difesa non solo dell’ecosistema rappresentato dall’area ex Snia ma anche, va ricordato, dei resti dell’antica fabbrica (riconosciuti parte del patrimonio di Archeologia industriale dal Comune di Roma), si è trasformata in una richiesta formale che è ormai approdata sul tavolo degli uffici regionali della Direzione Parchi e, una volta chiusa la fase dell’istruttoria, non spetterebbe che la firma del Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti. La questione è quanto mai cogente visto che, secondo quanto emerso di recente, Pulcini, il 12 Luglio del 2018, ha presentato di nuovo domanda di permesso a costruire (domanda ora al vaglio del Dipartimento di programmazione e attuazione urbanistica del Comune di Roma). La volontà dei cittadini sarebbe quella di includere anche l’area rimasta di proprietà di Pulcini (quella dove peraltro sorgono i resti dell’opificio) ma la Commissione regionale congiunta ambiente e urbanistica ha escluso l’ipotesi. Subentra qui un’altra richiesta avanzata dalla cittadinanza, quella di riconoscimento del lago come acqua pubblica e di iscrizione al Demanio statale. Questa misura avrebbe come diretta conseguenza la designazione di una fascia di rispetto di trecento metri intorno al lago, vincolando definitivamente anche la zona di proprietà di Pulcini e mettendo per sempre in salvo l’intero sistema-parco. L’ipotesi è attualmente al vaglio degli uffici del Demanio statale ed è la speranza concreta che questa lotta lunga un ventennio che ha visto uomo e natura tenersi per mano contro il cemento e il malaffare trovi la giusta conclusione e che il lago che combatte possa finalmente depositare le armi e riposare sotto gli occhi ammirati di una città che non vuole essere solo cemento.