Fuori strada. La distruzione delle foreste continua

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Filosofia Ambientale

Fuori strada. La distruzione delle foreste continua

Di Daniele Durso

Anche nel 2022, a livello globale, il Pianeta ha perso 4,1 milioni di ettari di foresta primaria. Alla faccia degli impegni presi da 145 paesi alla COP26 nel 2021. Eppure fermare e invertire la perdita di questo ecosistema è essenziale per contenere il riscaldamento globale a 1,5 gradi Celsius

Purtroppo nessuna novità sul fronte distruzione. Anche nel 2022, a livello globale, il Pianeta ha perso 4,1 milioni di ettari di foresta primaria. Il 10% in più rispetto al 2021.
Secondo i dati, disponibili sulla piattaforma Global Forest Watch (GFW) gestita dal World Resources Institute (WRI) l’area forestale persa ha le dimensioni della Svizzera e il tasso di perdita della copertura arborea è pari a 11 campi da calcio al minuto.
Alla faccia degli impegni presi da 145 paesi alla COP26 nel 2021 di aumentare gli sforzi per ridurre la deforestazione e fermarla entro il 2030.
I dati elaborati dall’Università del Maryland, mostrano quanto lontano sia l’obiettivo deforestazione zero.
Il paradosso è che per raggiungere questo obiettivo entro il 2030, la deforestazione globale doveva essere ridotta del 10% ogni anno ed invece proprio nel primo, dopo l’impegno di Glasgow, la perdita di foresta tropicale è aumentata. Siamo sbandando pericolosamente e stiamo andando nella direzione sbagliata. Frances Seymour, un illustre membro del programma foreste del WRI, ha affermato che “i numeri del 2022 sono particolarmente scoraggianti. A seguito degli audaci impegni presi a Glasgow dalla maggior parte dei capi di stato del mondo per fermare e invertire la perdita di foreste entro il 2030, speravamo ormai di vedere segnali nei dati che stavamo girando l’angolo sulla perdita di foreste. … Non vediamo ancora quel segnale”. Seymour comunque vuole essere ottimista. Ammette che potrebbe volerci del tempo prima che gli impegni della COP26 si traducano in una riduzione della deforestazione perché quando i governi emanano nuove politiche, ci vuole almeno un anno per mettere in atto la capacità amministrativa e fare investimenti. Quindi, Seymour spera nel 2023 anche se afferma che “detto questo, nessuna compiacenza: gli impegni di Glasgow non si auto-attuano: servono soldi per attuare questi impegni e ancora non ci sono”.

È chiaro a tutti che i finanziamenti per affrontare il cambiamento climatico in generale che arrivano dal mondo più ricco e industrializzato sono insufficienti e che quella da destinare alla protezione e al ripristino delle foreste è inferiore al potenziale di mitigazione.

Oltre ai finanziamenti, poi, manca ancora la volontà politica di agire sulla base degli impegni di deforestazione zero. Per Seymour, “collettivamente non sembra che stiamo affrontando il problema come l’emergenza planetaria che è”., ha detto Seymour.

Impatto della perdita della foresta tropicale

La perdita di foreste nei paesi tropicali nel 2022 ha portato al rilascio di 2,7 gigatonnellate (Gt) di emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera, equivalenti alle emissioni annuali di combustibili fossili dell’India.
Per chiarirci, questo significa che la continua perdita di foreste tropicali primarie sta spingendo la temperatura del pianeta più vicino a un aumento di 1,5 gradi Celsius rispetto ai livelli preindustriali.
Fermare e invertire la perdita di foreste è essenziale raggiungere l’obiettivo di contenere il riscaldamento globale a 1,5 gradi Celsius. Senza dimenticare che si tratta di una delle opzioni di mitigazione disponibili più convenienti.
Un altro motivo per cui è fondamentale proteggere le foreste tropicali è l’impatto della perdita di foreste, in particolare nei paesi tropicali, va oltre il cambiamento climatico. Ad esempio, il commercio di animali selvatici può diffondere virus che causano epidemie mentre l’attività mineraria irresponsabile può contaminare molti ambienti.
Inoltre, la deforestazione influisce sul clima anche in modi diversi dal ciclo globale del carbonio. Seymour, ad esempio, ha affermato che queste influenze avvengono “attraverso effetti biofisici come la generazione di nuvolosità e precipitazioni. Ad esempio, la deforestazione nella regione amazzonica interrompe i modelli di pioggia sottovento e potrebbe essere collegata alla siccità e agli incendi… in Bolivia”. Ancora, la deforestazione causa un aumento immediato della temperatura nelle aree vicine fino a raddoppiare l’aumento della temperatura causato dal solo riscaldamento della serra. Questo perché le foreste aiutano a mantenere l’aria vicina e lontana fresca e umida grazie al modo in cui trasformano fisicamente energia e acqua.

Perché una cosa è certa: ciò che accade nella foresta, non rimane nella foresta.