La Natura si difende con la Legalità

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Il Parco regionale dei Nebrodi è la maggiore area naturale protetta della Sicilia, un ambiente reso prezioso dalle sue numerose particolarità che ne costituiscono la bellezza e l’importanza non solo per la regione, ma per tutto il nostro Paese. Tanto splendore nasconde però interessi economici inconfessabili che agiscono anche compromettendone l’integrità naturale. Interessi tanto forti che hanno portato, nel maggio dello scorso anno, addirittura ad attentare alla vita del Presidente del Parco, Giuseppe Antoci, salvo solo grazie all’auto blindata e alla prontezza della scorta. Perché Antoci era già costretto a vivere sotto protezione per le minacce della cosiddetta mafia dei terreni, interessata a mettere le mani su migliaia di ettari di boschi e pascoli per ottenere, attraverso il loro sfruttamento, i fondi della Comunità europea. Milioni di euro. Antoci, in collaborazione con il questore di Messina, aveva già costituito una task force per combattere abigeato e macellazione clandestina. Reati dal sapore antico, ma non per questo meno redditizi e micidiali. Seconda mossa di Antoci, questa volta con il prefetto di Messina, la stesura di un protocollo di legalità che obbligava a presentare il certificato antimafia a chi era concessionario di terreni demaniali. L’iniziativa ha portato alla luce una realtà sconcertante: migliaia di ettari della Regione Siciliana erano in mano alle cosche mafiose. Per sottolineare l’interesse dell’agromafia siciliana a boschi e terreni demaniali, ricordiamo gli incendi appiccati contemporaneamente in mezza isola a metà giugno: quarantotto ore di fiamme che hanno causato danni per più di cinquanta milioni di euro.

Presidente Antoci, cos’è successo dopo quello scellerato attentato?

In primo luogo, il sostegno della mia famiglia che mi è stata sempre vicina e che mi sprona a condurre questa battaglia di “libertà” per un futuro migliore per le nuove generazioni.

In secondo luogo, la crescente vicinanza e solidarietà alla mia persona e all’Ente Parco a partire dai Sindaci, dalle Organizzazioni Sindacali, dalle Associazioni Antiracket, dalle Associazioni Ambientaliste, dalla grande famiglia dei Parchi, dagli Operatori economici dei Nebrodi, per finire ai semplici cittadini, affetto che si è concretizzato in numerose manifestazioni pubbliche, sia in Sicilia che nel resto della Nazione.

In terzo luogo, la consapevolezza, da parte delle competenti Autorità, che la mafia “dei terreni” non è seconda a quella, forse più nota, legata al traffico della droga o a quella legata agli appalti pubblici ovvero a quella delle estorsioni. La risposta dello Stato, infatti, non si è fatta attendere. Basti pensare alle importanti attività poste in essere dai Carabinieri, dalla Polizia di Stato e dalla Guardia di Finanza, coordinate dalla competente Magistratura, che hanno tratto in arresto numerose persone, eseguendo oltre 100 perquisizioni, controllando oltre 1.100 persone e 400 veicoli. Né può essere sottaciuta l’attenta verifica presso i Centri Assistenza Agricola che gestiscono le istruttorie relative alle domande di finanziamenti europei e nazionali in agricoltura.

Siamo convinti di essere sulla buona strada, certi che la Sicilia e i siciliani sono cosa ben diversa e migliore di quella che una stragrande minoranza di delinquenti e mafiosi vogliono fare apparire compromettendo il futuro dei nostri figli.

Il Parco dei Nebrodi in particolare ha mostrato che difendere l’ambiente naturale significa allo stesso tempo difendere la legalità. Il suo caso è un esempio di come la spinta di ingenti interessi economici possa portare addirittura ad attentare alla vita di chi, tutelando la natura, è un ostacolo al soddisfacimento di questi interessi. Ma in un parco di 86.000 ettari di superficie, gli attacchi al patrimonio naturale possono essere infiniti.

Oltre a mettere in campo tanta determinazione, come e in che misura è possibile respingerli?

La migliore risposta è quella avvenuta nella imponente mobilitazione di tutta la società civile dei Nebrodi che ha condannato con forza tali atti mafiosi. Va sempre crescendo, infatti, in tutti i cittadini dei Nebrodi la consapevolezza che senza la liberazione dello stesso territorio da corruzione e malaffare, non ci potrà mai essere un reale sviluppo economico. Il miglior controllo dell’area protetta è quello svolto dagli agricoltori, dagli allevatori e in genere dagli operatori economici che in questi territori svolgono le proprie attività scevri da qualunque condizionamento mafioso. Ad essi, ovviamente, si affianca la meritoria attività di tutte le forze dell’ordine che non mi stancherò mai di ringraziare.

Che ruolo assume la cultura, l’educazione ambientale, nella tutela del Parco? E il Parco stesso in che modo si può fare promotore di un’adeguata sensibilizzazione?

La battaglia che va combattuta e vinta è soprattutto quella rivolta all’educazione ambientale a partire dalle generazioni più giovani. I Parchi sono luoghi speciali, con un patrimonio naturale, culturale e sociale pregiatissimo. Ecco allora che il Parco diventa grande laboratorio di ricerca e palestra per le attività didattiche ed educative.

Attraverso la banca del germoplasma vegetale, i Centri Visita del Parco presenti in molti Comuni dei Nebrodi, il Museo della fauna di Mistretta, il museo del paesaggio di Cesarò, il realizzando museo di geologia ad Alcara Li Fusi, il nostro obiettivo è quello di far aumentare il numero di giovani che frequentano tali strutture coinvolgendo il mondo della scuola, che non deve soltanto insegnare le scienze naturali per far conoscere gli animali e le piante, ma deve educare che il rispetto della natura e del paesaggio è inscindibile dai principi di legalità.

Il Parco Regionale dei Nebrodi sembra essere lo scrigno dei gioielli naturali siciliani. Una ricchezza di grande rilievo che richiede un’attenta tutela. Le Istituzioni interessate forniscono l’attenzione e le risorse economiche necessarie oppure la coperta è sempre troppo corta?

Il Parco è un Ente strumentale della Regione Siciliana e come tale risente della crisi economica che ha investito tutta la nazione.Noi dimostriamo giornalmente che anche con pochissime disponibilità economiche riusciamo a svolgere importanti attività istituzionali di livello nazionale. Valga ad esempio la recente attività per la valorizzazione e conservazione degli alberi monumentali ovvero l’istituzione del marchio d’area Nebrodi – Sicily a sostegno della agroalimentare di qualità.

Il Parco presenta un ambiente naturale molto differenziato, oltre a una flora e a una fauna particolarmente importante e varia. Una biodiversità che è una ricchezza, ma che implica una responsabilità rilevante per la sua protezione e valorizzazione. Come si sviluppa il vostro impegno?

Il costante coinvolgimento delle autonomie locali, del mondo accademico, delle associazioni ambientaliste, delle associazioni socio economiche è la chiave del successo delle attività dell’Ente Parco.

Noi abbiamo sempre inteso l’area protetta non un perimetro da difendere, bensì il luogo dove contemperare esigenze diverse a partire dai processi di sviluppo locale. Al riguardo, basti pensare che la disciplina delle attività esercitabili e dei divieti operanti nel Parco reca il principio teso a garantire la prosecuzione in forma compatibile delle attività agricole e di pascolo persino in zona A, riserva integrale, ove preesistenti.

La flora è particolarmente ricca: dalle sugherete alle quercete, dai faggi agli aceri, oltre a numerose specie endemiche. Il Parco custodisce anche un acero montano compreso tra gli alberi monumentali d’Italia. Come riuscite a tutelare e contemporaneamente a rendere fruibile questo patrimonio?

La crescente domanda di natura, per motivi di ricreazione e di rigenerazione psicofisica o soltanto per godimento estetico, ha stimolato la realizzazione di iniziative ed attività di sviluppo locale ecosostenibile ad iniziare dai servizi per la fruizione dell’area protetta. Si tratta di attività tutte sostenibili, capaci di elevare le condizioni di vita degli abitanti locali senza intaccare il patrimonio naturale su cui il loro sviluppo si deve fondare. Va da sé che le azioni e i programmi che si sono intrapresi, per soddisfare al meglio queste esigenze, sono condivise e partecipate dai diversi attori del territorio, ricercando il consenso, l’adesione e la partecipazione delle istituzioni e delle comunità locali. Esemplare, al riguardo, l’attività di Nebrodi- Outdoor, che è il circuito che aggrega e segnala tutti i soggetti che svolgono/offrono servizi di fruizione sostenibile nel territorio dei Nebrodi.

Anche la fauna presenta un patrimonio di estremo interesse, con specie animali numerose e varie: mammiferi, rettili, anfibi e uccelli. Alcune di queste sono specifiche del territorio. Come agite per conservare queste specie e mantenere le loro possibilità di crescita?

La costante collaborazione con le Università Siciliane e con Federparchi ha consentito di controllare sia lo stato di conservazione delle specie faunistiche più vulnerabili sia la realizzazione di importanti progetti. Valga ad esempio il progetto di reintroduzione del Grifone sulle rocche del Crasto di Alcara Li Fusi, il sistema di monitoraggio dell’Aquila reale, lo studio del progetto di ripopolamento del Nibbio reale e, non ultimo il progetto del Transetto della biodiversità che consiste nel monitoraggio della qualità ambientale di alcune aree boschive del Parco dei Nebrodi nel territorio di Caronia, utilizzando i piccoli mammiferi come indicatori ecologici.

Valorizzare le risorse del parco significa riuscire a interagire con ben 24 comuni all’interno dell’area protetta. Esiste una condivisione di obiettivi o la comprensione che la natura è una risorsa, non solo di per sé ma anche economica, è difficile da far passare nella cultura della popolazione dei centri interessati?

Molta strada si è fatta da quando, all’istituzione del Parco, sui muri dei paesi dei Nebrodi, ad opera dei soliti ignoti, veniva scritto Bruceremo il Parco. Da tempo i cittadini dei Nebrodi hanno la consapevolezza che lo sviluppo socio-economico del territorio è inscindibile dalla sorte dell’area protetta. Non a caso la Regione Siciliana ha già, per ben due volte, su richiesta delle comunità locali, ampliato il perimetro del Parco portando da 21 a 24 il numero dei Comuni facenti parte dell’area protetta. Né può tacersi che da circa un anno ben 20 Comuni, oggi esterni al perimetro del Parco, hanno avanzato formale richiesta alla Regione Siciliana per essere inclusi nel Parco, richiesta che sarà risolta quanto prima.

Che cosa significa far vivere un parco naturale in maniera non solo conservativa ma anche turisticamente attrattiva?

La prima finalità del Parco, e questo va sempre ribadito, è la conservazione della natura. Ogni progetto e ogni intervento da realizzare non potranno che essere compatibili con questa condizione, senza limitarne la portata economica e culturale, ma selezionando e puntando sulla qualità di ciò che si vuol fare. Al riguardo non può tacersi che nei Nebrodi il comparto del turismo ambientale non conosce crisi. Già oggi l’afflusso di visitatori interessati a escursioni, passeggiate nei centri storici, giri in mountain bike ed attività sportive ha moltiplicato i posti di lavoro finendo per costituire una delle più importanti voci in attivo del bilancio economico dei Nebrodi.

Il Parco dei Nebrodi sviluppa iniziative di studio su ambiente, specie vegetali e animali?

Si è già detto del progetto di reintroduzione del Grifone, del sistema di monitoraggio dell’Aquila reale e delle attività di conservazione e valorizzazione degli alberi monumentali.

A queste ed alle altre attività di ricerca poste in essere dal Parco va evidenziata l’attività con il Consiglio Nazionale dei Geologi, l’Ordine Regionale dei Geologi di Sicilia, l’Università degli Studi di Messina e l’Università degli Studi di Palermo che ha portato alla costituzione del Cerige, il Centro Studi Rischi Geomorfologici dei Nebrodi. Tale Centro ha fra le finalità quello di supportare l’Ente Parco dei Nebrodi e gli Enti Locali nel coordinare le azioni e gli interventi di mitigazione del rischio geo-idrologico, oltre a svolgere attività di informazione, educazione e sensibilizzazione orientata alla conoscenza dei georischi.

Ci si propone, così, di mettere il territorio dei Nebrodi al servizio della scienza ma anche la scienza al servizio dei Nebrodi e di tutti quei territori che versano nelle stesse condizioni di rischio geologico. Scopo non secondario è quello di trasformare l’intera area del Parco dei Nebrodi in un Geoparco. Il Parco dei Nebrodi, infatti, con i numerosi siti geologici, possiede tutti i requisiti per poter rappresentare un parco geologico di interesse mondiale: rarità, rappresentatività e valenza didattica; dimensioni ed estensione; ruolo culturale nella storia di questo territorio; grado di interesse internazionale. Il Geoparco, inoltre, riveste una particolare importanza turistico-didattica, poiché favorisce nel comune cittadino la consapevolezza dell’esistenza di un territorio che possiede un patrimonio geologico particolare, di importanza internazionale che necessita di tutela, a sostegno della diffusione di una “cultura geologica” volta a incentivare un turismo didattico e scientifico, il cosiddetto “geoturismo”.

Quindi, se da una parte il Geoparco può rappresentare una risorsa di sviluppo economico e di sviluppo sostenibile, dall’altra può costituire un formidabile laboratorio di educazione ambientale, volto a stimolare la collettività alla lettura dello spazio fisico ed alla comprensione dei complessi fenomeni naturali che lo hanno modellato, per mezzo dell’osservazione diretta di un tassello significativo dell’intricato puzzle geologico di una regione ad alta complessità geologica come la Sicilia. A questo aspetto, si aggiunge quello, non meno importante, della diffusione della cultura della prevenzione dei rischi geologici attraverso la divulgazione del concetto di “sicurezza geologica”.

Quali piante e animali rendono più prezioso il Parco dei Nebrodi, e come sono non solo salvaguardati, ma anche aiutati a crescere di numero?

L’area protetta, con le nuove annessioni, si estende per quasi 90.000 ettari, dei quali circa 50.000 sono ricoperti da formazioni boschive pregiatissime. Un paesaggio che sorprende chi lo visita in quanto si estranea dall’immagine tradizionale della Sicilia, caratterizzata da gialli campi arsi dal sole, tanto che gli arabi definirono queste montagne “un’isola nell’isola”, proprio perché contraddistinte da ricchi boschi suggestivi, da ampi e verdi pascoli d’alta quota, da silenziosi laghi e torrenti fluenti.

Il territorio, da poche decine di metri sul livello del mare, raggiunge la quota massima di 1847 metri di Monte Soro, anch’esso immerso in una fitta faggeta.

Il Parco è suddiviso in quattro Zone: Zona A di riserva integrale di 25.000 ha; Zona B di riserva generale, di 47.900 ha; Zona C di protezione con 570 ha; Zona D di controllo di 13.530 ha. In queste, a seconda dell’interesse naturalistico, operano particolari divieti e limitazioni che sono funzionali alla tutela, alla conservazione ed alla valorizzazione delle molteplici risorse che costituiscono il patrimonio dell’area protetta.

La vegetazione dei Nebrodi è ricca e varia, man mano che si sale di quota; dalla macchia mediterranea a nord in prossimità della costa tirrenica, si passa gradualmente alla sughereta, ai castagneti, ai querceti, all’agrifoglio, alle ampie cerrete e faggete, sino ai pascoli, gli specchi d’acqua e le praterie d’alta montagna.

Numerose sono le specie animali presenti nel Parco, dai piccoli mammiferi alle oltre 150 specie di uccelli di cui 91 nidificanti.

Tra i numerosi rapaci sono presenti l’Aquila reale, il Falco pellegrino, il Nibbio reale, il Gheppio. Tra le particolarità, come già detto, i Grifoni, reintrodotti dall’Ente Parco sulle Rocche del Crasto.

È possibile farli avvicinare dai visitatori del Parco, nel rispetto della loro tutela?

Con le dovute cautele il territorio del Parco è totalmente fruibile gran parte dell’anno. Particolare attenzione si è data alle persone con ridotte o impedite capacità motorie o sensoriali quali anziani, bambini, persone con disabilità. Valga ad esempio la realizzazione intorno alla zona umida Urio Quattrocchi, in territorio di Mistretta, di un percorso anche idoneo agli ipovedenti. In tale ambito merita di essere ricordata la donazione di speciali carrozzine, alla locale Sottosezione dell’Unitalsi, al fine di poter consentire la fruizione del Parco anche ai diversamente abili.

di Enrico Peverieri