Gli animali nei fumetti. Lasciamoci sedurre

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Gli animali nei fumetti. Lasciamoci sedurre

La Rubrica di firmino Di Marco Melillo

Garfield, Snoopy, Georges, Willy sono solo alcuni degli indimenticabili animali protagonisti del mondo dei fumetti, con storie bizzarre e tante nevrosi che ricordano molto le nostre

Cani, gatti, topi, tartarughe, anatre, struzzi, lupi, coyote, maiali, scoiattoli, suricati, volpi, serpenti, pappagalli, formiche, bruchi, gechi, pesci e uccelli di tutti i tipi, praticamente il mondo animale monopolizza il mondo dei fumetti e dell’animazione. Proviamo, per gioco, a ricercare il motivo di questa fascinazione con alcuni esempi di animali seduttori.

L’EPICUREO
Garfield il gatto protagonista di un famoso fumetto è un gatto pigro, goloso, petulante e casinista. Mangia lasagne fino a scoppiare e solo lasagne di Vito, il proprietario del miglior ristorante italiano degli Stati Uniti e nonostante tutto è adorato dal suo padrone di casa Jon. Mangiare le lasagne è nella sua natura perché Garfield è nato nella cucina del ristorante italiano Mamma Leoni’s, “in una notte d’inverno mentre fuori la neve cadeva come parmigiano grattugiato”. Molti di voi, me compreso, avranno condiviso la propria casa con un gatto Garfield e lo avranno amato perdutamente. Eppure le stesse inclinazioni che troviamo irresistibili in un gatto ci farebbero orrore in un umano. Immaginate condividere una casa con una persona sfaticata, petulante, ossessiva, dispettosa e disordinata. Probabilmente amiamo questo gattone fannullone perché siamo invidiosi della sua indolenza, della sua inosservanza delle regole e della sua capacità di godere la vita.

IL GRANDE SOGNATORE
I mille volti di Snoopy…. Il brachetto più famoso del mondo appare per la prima volta il 4 ottobre del 1950. È un cucciolo delizioso che cresce in fretta ma con la maggiore età non mette giudizio, anzi, inizia a fare le prime stranezze: dorme sul tetto della cuccia, cammina a due zampe e legge Guerra e pace. A mano a mano il ruolo di Snoopy cresce fino ad oscurare anche Charlie Brown. Ma a cosa dobbiamo la scalata alla popolarità del bracchetto? Il cagnolino è simpatico, spiritoso e strambo, ma probabilmente questo non basta a spiegare l’affetto che riscuote. Quello che ci seduce è la sua smisurata immaginazione, quella capacità di sognare che gli umani perdono al raggiungimento della maturità. Nel libro Uno, nessuno, centomila Snoopy possiamo ammirare tutte le sue straordinarie interpretazioni. Ben 176! A partire dall’ asso della prima guerra mondiale acerrimo nemico del Barone Rosso. Degni di nota sono Joe Falchetto, una specie di Fonzie con occhiali a specchio, il serpente a sonagli, il famoso scrittore, il famoso tennista, il famoso naturalista, il capitano dell’Enterprise. In ognuna di queste interpretazioni Snoopy è il migliore, proprio come noi quando da bambini immaginavamo il nostro futuro.


IL POLITICAMENTE SCORRETTO
Ovvero gli amori ecologici del Bolotto Occidentale, Claire Bretécher. Pubblicata nel 1980, la striscia ha per protagonista un animale tozzo, incrocio di maiale e cane caratterizzato da zampe cortissime, il bolotto di nome Georges cerca di entrare in una riserva per animali in via d’estinzione. Nella riserva gli animali vengono coccolati e rimpinzati di leccornie da ecologisti impegnati a ripulirsi l’anima per i danni fatti dall’uomo all’ambiente. Tuttavia il bolotto non è in via d’estinzione e non può entrare nella riserva, anzi Georges non si ammala mai, sguazza nei fanghi inquinati e si riproduce spessissimo essendo perennemente eccitato. In più Georges disprezza l’ecologismo e si diverte a infrangerne i principi. La sua filosofia esistenziale è “Il cammino che porta dal sottosviluppo alla società del benessere e dell’igiene passa obbligatoriamente attraverso l’inquinamento e il crimine”. Cosa c’è di più liberatorio e deviante di un animale nemico dell’ambiente e fautore del capitalismo selvaggio?

IL GENIO
Ed ecco Willy il coyote. “…. è uno scheletro bislungo e allampanato, dall’aria afflitta e assai cagionevole, ricoperto da una pelle di lupo con la coda neanche troppo spelacchiata, ma immancabilmente pendula e derelitta; gli occhi sono astuti e maligni, e il muso affilato, col labbro superiore rialzato a mostrare i denti; insomma, quel che si dice un brutto ceffo. Il coyote è una vivente allegoria dell’Indigenza: ha sempre fame, è sempre povero in canna, scalognato e senza un amico al mondo. Anche le creature più reiette lo disprezzano; le sue pulci lo abbandonerebbero per il primo velocipede. È così smidollato e vigliacco che anche quando scopre i denti e finge di minacciarti si vede benissimo che col resto della faccia ti sta chiedendo scusa. E Dio, quant’è brutto!” Così nel 1872 lo scrittore Mark Twain descriveva il Coyote. Chuck Jones, creatore di Willy il coyote, si ispirò al ritratto di Mark Twain per creare il suo personaggio che esordì nel 1949 come cortometraggio animato. Però Willy non è solo un famelico animalaccio impegnato in una sfortunata caccia allo struzzo Beep Beep. Si ingegna, inventa mirabolanti trappole, disegna progetti futuristici per catturare lo struzzo. Studia e progetta esattamente come Leonardo da Vinci, magari più il Leonardo Da Vinci del film “Non ci resta che piangere”. Tuttavia il pragmatico Beep Beep elude sempre con il suo buonsenso le ingegnose trappole di Willy. E lui, come Leonardo, ci invita a pensare in grande anche al di là dell’efficacia dei nostri progetti. Una curiosità: già dal 1949 le forniture di materiale per le trappole arrivano nel deserto attraverso velocissimi corrieri e possiamo quindi supporre che Jeff Bezov si sia ispirato a Willy per creare Amazon.