“GreenWashing” una sentenza storica verso il New Green Deal

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2009

GreenWashing

Una sentenza storica verso il New Green Deal

di Francesca Sirico

Il “Green Diesel” non è “verde”, gli additivi vegetali non aiutano l’ambiente e non riducono i consumi. Il provvedimento emesso dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato è la prima sentenza italiana contro il ‘greenwashing’


Il 15 gennaio scorso, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato, ha disposto una multa di 5 milioni di euro – “pari al massimo edittale, tenuto conto della gravità e della durata della violazione”  – nei confronti di Eni, il colosso energetico italiano a prevalente capitale pubblico, per “pratica commerciale ingannevole” in merito alla pubblicità “ENIdiesel+”, la campagna, che ha inondato giornali, televisione, radio, cinema, web e stazioni di servizio dal 2016 al 2019. La decisione riguarda il messaggio, oggi dichiarato ingannevole, di un diesel bio, green e rinnovabile, che «riduce le emissioni gassose fino al 40%».

La sentenza, arrivata a seguito di un esposto presentato da Legambiente e da Transport & Environment (T&E) per “pratica commerciale scorretta in violazione del Codice del Consumo”, rappresenta uno stop  alle compagnie di combustibili fossili che tentano di rappresentare al pubblico i biocarburanti come rispettosi dell’ambiente e, addirittura, come parte della soluzione alla crisi climatica.

La sentenza sul greenwashing di Eni afferma che «è particolarmente ingannevole utilizzare la denominazione “Green Diesel” e le qualifiche “verde” e “rinnovabile” per riferirsi alla componente HVO (Hydrotreated Vegetable Oil prodotto a partire dall’olio di palma grezzo e dai suoi derivati). Sostiene, inoltre, che non esiste alcun calcolo che giustifichi la riduzione del 5% delle emissioni di gas serra.

Le associazioni sollecitano ora il Governo a interrompere gli incentivi all’uso dell’olio di palma nel diesel, come richiesto anche dagli oltre 57.000 italiani che hanno firmato la petizione su www.change.org/unpienodipalle.

L’Italia è il secondo produttore di biodiesel da olio di palma nell’Unione europea. Più della metà (54%) di tutto l’olio di palma e derivati importati nel nostro paese nel 2018 è stata utilizzata per produrre biodiesel. Olio di palma che proviene principalmente dall’Indonesia e, in misura minore, dalla Malesia: due paesi che dove sono stati registrati imponenti tassi di deforestazione.

Decisione storica

Per Stefano Ciafani, quella dell’Autorità è una decisione storica perché «la decisione dell’Autorità rappresenta un primo importante esempio di sanzione in materia di “greenwashing” ovvero quei messaggi pubblicitari ingannevoli quanto alle qualità “green” di un prodotto. Il rispetto dell’ambiente è un valore fondamentale nell’evoluzione dell’economia globale ribadito dal “Green Deal” e non deve essere piegato, o peggio contraffatto, dalle aziende attraverso un marketing spregiudicato che si traduca in vere e proprie pratiche commerciali scorrette ai danni dei consumatori».

Veronica Aneris, responsabile Transport & Environment (T&E) in Italia,  afferma inoltre che «non esiste il diesel green. Le compagnie petrolifere devono smettere di cercare di indurre in errore cittadini e politici con il falso claim del diesel che rispetta l’ambiente e la salute. Dovrebbero invece investire in soluzioni realmente sostenibili, come l’elettricità rinnovabile e i biocarburanti avanzati e il governo deve fare la sua parte nello spingere le multinazionali dei fossili a dare il giusto contributo nella transizione a emissioni zero».

Dal piatto al motore

Gli europei mangiano sempre meno olio di palma mentre ne bruciano, senza saperlo, sempre più. L’anno scorso il 65% dell’olio di palma importato nell’UE è stato utilizzato per l’energia.

Il 53% è stato utilizzato per produrre biodiesel per auto e camion – un massimo storico – e il 12% per generare elettricità e riscaldamento – un altro record.

L’utilizzo dell’olio di palma per il biodiesel è cresciuto del 3% nel 2018, mentre il suo uso in altri settori come quello per la produzione di cibo e mangimi per animali è diminuito in modo significativo (-11%). Una tendenza, questa, che chiarisce come la distruzione delle foreste pluviali e della fauna selvatica causata dall’olio di palma è spinta principalmente dalle politiche europee e nazionali sui biocarburanti. La produzione di olio di palma si conferma tra le principali cause nella distruzione delle foreste pluviali e della fauna selvatica.

Basta olio di palma nel diesel

Secondo uno studio per la Commissione europea, il biodiesel prodotto con olio di palma è tre volte peggiore per il clima rispetto a un prodotto diesel normale se si tiene conto delle emissioni indirette causate dalla modifica nell’uso della terra. Per questo, già dal mese di marzo del 2018, l’Unione Europea ha stabilito che l’olio di palma non può essere considerato un combustibile verde e che non va incentivato.Il suo uso verrà gradualmente ridotto a partire dal 2023 con l’obiettivo del completo abbandono entro il 2030. L’Italia, come ogni altro paese dell’Unione Europea, è chiamato perciò a fare la sua parte modificando da subito i propri obiettivi sulle emissioni climalteranti, promuovendo energie rinnovabili anche nei trasporti, eliminando gli incentivi per l’uso dell’olio di palma e dei suoi derivati nel biodiesel.