L’impronta sul mondo. Perché organizzare mega eventi in luoghi estremamente delicati, come spiagge o montagne?

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La nostra impronta sul mondo

Di Alessandro Polinori

Perché organizzare mega eventi in luoghi estremamente delicati, come spiagge o montagne, in cui al contrario dovremmo entrare in punta di piedi?

La lunga pandemia di Covid ha cancellato, per lunghissimi mesi, preziosi momenti di socialità. Da quelli privati, più intimi, con familiari o piccoli gruppi di amici, sino a quelli di massa, con decine di migliaia di persone, come concerti o altri mega eventi. Iniziative, queste ultime, anch’esse decisamente importanti, sia perché consentono di assistere a performance artistiche, condividendo meravigliose emozioni, sia perché rappresentano una fonte di sostentamento per le tante e diversificate professionalità a cui forniscono lavoro. I problemi nascono quando si decide di organizzare mega concerti in quelli che sono siti estremamente delicati, come spiagge o, ancor più recentemente, montagne.
Nel 2019 la discussione si è accesa in occasione della prima edizione del Jova Beach Party, organizzato, come indica il nome, scegliendo come location tratti di costa del Bel Paese, alcuni dei quali con importanti elementi di biodiversità; discussione poi ripresa, se possibile con maggiore vigore a livello di media e opinione pubblica, nell’estate 2022, in occasione della nuova edizione del tour.

UN PERICOLOSO PRECEDENTE

Ma, nello specifico, quali sono i problemi rispetto a questi eventi, quando organizzati lungo le nostre coste o in siti comunque preziosi dal punto di vista ambientale? Per chi ha a cuore anche le sorti della Natura e degli altri abitanti non umani, vi sono diversi ordini di problemi, il primo dei quali è di natura culturale. Organizzare mega eventi o concerti in luoghi estremamente delicati, come spiagge o montagne, in cui al contrario dovremmo entrare in punta di piedi, ancor più in un Paese ad altissima densità abitativa come l’Italia, può rappresentare un pericoloso precedente, fornire uno spunto ad altri artisti e organizzazioni, affinché promuovano iniziative analoghe nelle medesime location. Oggi è quest’artista, domani arriverà anche quest’altra band e così via, lanciando una moda decisamente insostenibile, che rischia di occupare e quindi cancellare i pochi spazi di biodiversità rimasti lungo le coste italiane e non solo. Nel mondo esistono circa 8 milioni di specie: perché una sola specie, la nostra, deve pretendere di occupare ogni spazio in maniera intensiva, dimostrando davvero poco rispetto nei confronti delle altre specie che popolano l’unico pianeta che abbiamo? Come premesso, nessuno ha qualcosa a priori contro tali iniziative.

SCEGLIERE SITI GIUSTI

Il problema, nello specifico, risiede quindi esclusivamente nella scelta delle location.
Allora perché non organizzarle negli spazi preposti? Dai palazzetti dello sport agli stadi, dalle arene alle piazze, dagli auditorium alle strutture industriali dismesse o recuperate (alcuni hanno proposto, anche provocatoriamente, di utilizzare i luoghi simbolici del disastro industriale e ambientale italiano, come l’Ilva, Marghera, Gela, Porto Torres, Brindisi o Falconara), esistono, in tutta Italia, centinaia di location adatte per organizzare concerti o mega eventi, in grado di accogliere in tutta sicurezza decine di migliaia di persone. Tutti noi amiamo la musica e i concerti (personalmente ho partecipato a decine di festival in giro per l’Europa), ma il problema di questo tipo di attività, come di altri eventi che coinvolgono così tante persone, è rappresentato proprio dall’impatto che possono avere su siti di per sé estremamente fragili, ancor più in un momento in cui specie e habitat sono sottoposti a ulteriori stress per i cambiamenti climatici (con fenomeni quali siccità e incendi), il tutto in un periodo dell’anno (primavera-estate), che da sempre è quello più delicato per gli animali selvatici, trattandosi del periodo della nidificazione.
Al riguardo, dopo i concerti del 2019, 250 ornitologi italiani riuniti a Napoli nel XX CIO (Congresso Italiano di Ornitologia), hanno approvato all’unanimità una “Risoluzione sull’impatto dei grandi eventi sul Fratino”, condannando i concerti negli habitat di nidificazione e chiedendo che “non vengano svolti grandi eventi negli ambienti costieri naturali o con residua naturalità”.

BIODIVERSITA’ MINACCIATA

Le spiagge sono ambienti che, anche laddove parzialmente antropizzati, presentano ancora preziosi elementi di biodiversità, che rischiano di essere compromessi da giorni di attività collegate ai mega eventi, dalla preparazione del terreno, con ruspe che livellano ettari ed ettari di battigia e il passaggio di mezzi pesanti che cancellano ogni traccia di vegetazione, sino all’intensivo calpestio provocato da migliaia di partecipanti, per arrivare al montaggio e smontaggio di grandi impianti e strutture e al forte impatto acustico e luminoso. Una vera e propria occupazione, con annessa trasformazione dei luoghi, che rischia di cancellare presenze naturalistiche preziosissime: dal fratino, un piccolo trampoliere che nidifica sempre più raramente lungo le nostre coste (si tratta di una delle specie maggiormente minacciate di estinzione in Italia), sino alla tartaruga marina, la Caretta caretta, in espansione territoriale anche per i cambiamenti climatici e con nidi sempre più numerosi lungo le nostre coste (tanto da essersi spinta a Nord fino in Veneto e Liguria), ma la cui presenza rischia di essere velocemente messa a rischio da mega eventi del genere. Eppure nessuno chiede di interdire l’accesso in ogni tratto di costa, nessuno chiede di recintare spiagge e creare muri invalicabili dando vita al “Granducato del Fratino”, tutt’altro, anzi la biodiversità può anche essere vissuta da vicino, rappresentando un valore aggiunto per i territori e promuovendo un diffuso benessere economico, come avviene in molte altre nazioni del globo.

LE DIMENSIONI CONTANO

Il fratino e la tartaruga marina, da questo punto di vista, possono infatti divenire preziosi attrattori per lo sviluppo di un sano turismo naturalistico, rappresentando, quali specie “bandiera”, un importante segnale dello stato di salute di un ambiente marino e di una spiaggia correttamente tutelati e conservati. Sarebbe sufficiente promuovere, come già avviene in molte località, una fruizione consapevole, con delle semplici regole di comportamento in grado di consentire una pacifica convivenza tra biodiversità e esseri umani (cosa peraltro non difficile, come testimoniato dalle tante immagini di nidi di fratini e tartarughe marine a pochi metri dagli ombrelloni). Il problema non è quindi, di per sé, la presenza dell’uomo, quanto le caratteristiche e le dimensioni di tale presenza. Un conto è qualche centinaio di bagnanti, ben altra cosa decine di migliaia di spettatori e le mega strutture indispensabili per realizzare concerti o altri mega eventi sulle spiagge. Perché obbligarci a dover scegliere tra i mega concerti e il fratino, tra gli eventi di massa e la natura? Questa contrapposizione non ha alcun senso, poiché, a differenza dei concerti, il fratino, così come la tartaruga marina e le altre forme di vita animale e vegetale che popolano le nostre coste o le nostre montagne, non possono decidere di spostarsi altrove, non hanno altre possibilità di sopravvivenza. Cacciarle a suon di decibel e ruspe vuol dire eliminare preziosi elementi di biodiversità del nostro Paese, cancellare parte della nostra cultura e non essere in grado di apprezzare e rispettare la bellezza della Natura.
Anche per questo, per noi, il Fratino è oggi l’ombelico del mondo.

*Vice Presidente Lipu/BirdLife Italia