Com’è trascurata l’acqua in Italia: la non gestione delle risorse idriche

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Com’è trascurata l’acqua in Italia: la non gestione delle risorse idriche

Di Daniele Durso

Della serie mai una buona notizia, emergono dati preoccupanti sull’efficienza delle reti idriche italiane. Secondo l’Istat, nel 2022 si è registrata una perdita del 42,4% dell’acqua potabile dalle reti comunali di distribuzione, un incremento minimo ma significativo rispetto al 2020. Una dispersione che equivale alle esigenze idriche annue di 43,4 milioni di persone

 

Nonostante l’Italia disponga di una delle reti di approvvigionamento più estese e complesse, che garantisce ogni giorno 214 litri di acqua potabile per abitante, la fiducia dei cittadini nell’acqua del rubinetto non sembra migliorare, con quasi il 29% delle famiglie reticenti al suo uso diretto. Cioè non si fidano a berla.

Una sfiducia che si traduce in un alto consumo di acqua minerale, con l’81,8% della popolazione – con evidenti disparità regionali – che ne consuma almeno mezzo litro al giorno.

Sostenibilità

Un quadro diventa ancora più complesso se si considera il contesto europeo, dove l’Italia si conferma al primo posto per la quantità di acqua dolce prelevata per uso potabile, utilizzando principalmente acque sotterranee. Questo dato, sebbene rifletta l’abbondanza di risorse idriche del paese, solleva questioni sullo sfruttamento sostenibile delle stesse, soprattutto in un contesto mediterraneo già sensibile ai cambiamenti climatici.

Gestione ed equità

La gestione delle risorse idriche in Italia si confronta, quindi, con sfide notevoli: dalla necessità di modernizzare e rendere più efficienti le infrastrutture di distribuzione, alla promozione di un uso più consapevole e sostenibile dell’acqua da parte dei cittadini. La riduzione delle perdite nelle reti di distribuzione, insieme a una maggiore affidabilità del servizio, potrebbe non solo migliorare la fiducia nella qualità dell’acqua potabile ma anche contribuire significativamente alla salvaguardia di una risorsa sempre più preziosa.

Inoltre, le disparità regionali nel servizio di erogazione dell’acqua, con particolare riferimento alle regioni del Mezzogiorno, richiedono un’attenzione specifica per garantire equità nell’accesso alle risorse idriche su tutto il territorio nazionale. L’alto consumo di acqua minerale nelle regioni più scettiche sulla qualità dell’acqua di rubinetto sottolinea la necessità di politiche mirate a rafforzare la fiducia dei cittadini nelle infrastrutture pubbliche.

PNRR

Dunque, la gestione delle risorse idriche in Italia rappresenta una sfida complessa che richiede un impegno congiunto tra governo, enti locali e cittadini. Servono investimenti nelle infrastrutture, politiche di sensibilizzazione e pratiche di consumo responsabile per affrontare i problemi attuali e garantire un futuro sostenibile per le risorse idriche del paese. Ma non sembra che tutti lo abbiano capito.

Eppure dell’ammontare del finanziamento complessivo del PNRR – 191,5 miliardi di euro finanziati attraverso il Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza e ulteriori 30,6 miliardi tramite il Fondo complementare, per un totale di circa 222,1 miliardi di euro ai quali si aggiungono ulteriori risorse per un totale complessivo che si può stimare in circa 248 miliardi di euro – solo 1,95 miliardi  (meno dell’1% del totale dei fondi PNRR disponibili) sono stati dedicati al problema della gestione delle risorse idriche circa.

Chissà su cosa si fonda la scelta delle priorità!