La Rubrica di Firmino

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Libri. La rubrica di Firmino

di Marco Melillo

Libri che ci parlano di noi e ci invitano a scoprire che la felicità potrebbe essere lì, in un boschetto vicino casa

Un’ora e mezzo per salvare il mondo (RAI LIBRI) è un vero e proprio turbo-libro scritto a quattro mani da Mario Tozzi, il geologo che sa raccontare la Terra come nessun altro e Lorenzo Baglioni, il comico-cantante-matematico che mette il ritmo nelle equazioni.  Insieme, affrontano il surriscaldamento globale come fosse un’avventura epica. Non è solo un libro, ma una corsa contro il tempo che sottolinea come sia ora di agire subito per raffreddare le cose.

Tra dati scientifici che ti fanno saltare sulla sedia, poesie che ti toccano il cuore e versi che ti fanno ridere e riflettere, gli autori smontano le bufale sul cambiamento climatico come fossero mattoncini LEGO. È un invito a svegliarsi tutti insieme, come se fosse l’ultima chiamata per un volo verso un futuro più verde.

 Troverai più nei boschi di Francesco Boer (edito da Il Saggiatore) non è il solito manualetto su come abbracciare gli alberi o fare yoga tra le ghiande. L’autore, che si definisce un mix esplosivo tra Indiana Jones e un alchimista della natura, ci trascina in un’avventura nel bosco che è tutto fuorché una semplice camminata.

Boer, sostiene che una passeggiata nel bosco non è solo un modo per fare passi e contare le calorie bruciate ma un’esperienza completa, una sorta di “reality show” naturale, dove gli alberi non sono semplici comparse, ma protagonisti che raccontano storie millenarie.

Il libro è un invito a cambiare occhiali quando si guarda la natura: un albero non è solo un albero, ma un saggio che bisbiglia segreti, una roccia non è solo un sassone, ma un libro di storia geologica. E attenzione, il bosco sa essere anche un po’ snob: se sei rispettoso e aperto, ti accoglie con amicizia; se invece arrivi con la presunzione di un conquistatore, ti mostra il lato selvaggio.

Friluftsliv. Il metodo norvegese per riconnettersi con la natura di Oliver Luke Delorie  (Armenia)

Anche qui non ci troviamo di fronte a un semplice manuale su come sopravvivere in una foresta con solo un coltellino svizzero e un pacchetto di gomme da masticare. Qui parliamo di “Friluftsliv”, una parola norvegese che potrebbe sembrare il nome di un piatto esotico, ma che in realtà significa “vita all’aria aperta” (sì, proprio quella cosa che si fa uscendo di casa).

Delorie ci porta in un’avventura culturale alla scoperta di come i vichinghi moderni trovino la felicità tra gli alberi e i ruscelli. Questo libro è un biglietto per un viaggio che ti fa dire addio al divano e buongiorno alla natura.

Tra le pagine illustrate del libro, Delorie diventa il tuo guru personale all’aperto. Imparerai come fare escursioni senza perderti, come campeggiare senza diventare cibo per zanzare, e come meditare nella natura senza addormentarti. È come avere un amico norvegese che ti sussurra: “Esci fuori, l’aria condizionata non ti renderà felice”.

In breve, “Friluftsliv” non è solo un libro, è un invito a indossare gli stivali, a respirare a pieni polmoni, a scoprire che la felicità potrebbe essere nascosta in un boschetto vicino a casa tua. Perché, come dicono in Norvegia, “la vita all’aperto è la migliore vita”

Fitopolis, la città vivente di Stefano Mancuso (Laterza)

Un bel giorno, l’umanità ha deciso di fare “casa dolce casa” nelle città, dimenticandosi un po’ della vecchia amica Madre Natura. Inizialmente, era tutto un “Wow, guardate quanto è comodo vivere tutti ammassati come sardine!”, ma poi ci siamo resi conto che, forse, ci siamo persi qualcosa per strada.

Ora, ci troviamo in questa specie di club esclusivo chiamato “città”, che è fantastico per cose come la pizza a domicilio e il Wi-Fi veloce, ma non così fantastico quando si tratta di respirare aria fresca o di vedere un albero che non sia in un vaso. E poi c’è il riscaldamento globale, che è un po’ come il vicino di casa che suona la musica a tutto volume: ignorarlo non lo fa sparire!

La soluzione? Trasformare le nostre amate città in “fitopolis”, che non è il nome di un nuovo supereroe, ma l’idea di far diventare le città un po’ più come la giungla, ma senza le zanzare. Insomma, dobbiamo invitare di nuovo la natura alla festa, magari piantando qualche albero in più al posto di qualche bar. Perché alla fine, chi vuole vivere in un posto dove l’unico verde che vedi è sullo schermo del tuo smartphone mentre guardi documentari sulla natura?