La Lapponia dei 4 Elementi. Acqua, aria, terra, fuoco

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La Lapponia dei 4 Elementi. Acqua, aria, terra, fuoco

di Fabrizio Rovella

Ho nella mente tante immagini ma soprattutto la presenza costante dei 4 elementi fondamentali, fedeli compagni del nostro lungo viaggio. L’acqua è vita, l’aria è indispensabile, la terra è madre, il fuoco scalda l’anima

Questo è un racconto un po’ diverso dai soliti racconti di viaggio. Scaturisce dal ricordo di quello che mi sono riportato a casa dal mio trekking in Lapponia, affrontato assieme a  Davide Dematteis, istruttore Nazionale di Alpinismo e Sci-Alpinismo ed Accompagnatore di Media Montagna, grande viaggiatore come me. Ho nella mente tante immagini e tante riflessioni, ma soprattutto la presenza costante dei 4 elementi fondamentali, fedeli compagni del nostro lungo viaggio.

ACQUA

Ogni qualvolta, la bussola mi guida verso il Grande Nord, la prima cosa di cui rimango sempre stupito è la grandissima quantità d’acqua, che sia sotto forma di ghiaccio e neve, o più semplicemente di laghi, cascate e fiumi. Nonostante sia nato e cresciuto a Torino, contornata dalle Alpi ed avendo sin da bambino praticato tutti gli sport invernali, credo che i 30 anni di Sahara abbiano creato in me il bisogno di vedere sempre e solo acqua. L’acqua è vita, cantano i Tuareg, gli Uomini Blu, ed anche se è un bene vitale in tutto il mondo, nel Sahara se ne apprezza tutta la vita e la si centellina, usando mille trucchi. Capirete il mio stupore quando, uscito da una toilette, vidi un barattolino appeso appena fuori la porta, traforato con piccoli buchi alla sua base. Il trucchetto è versare con un mestolo al suo interno il prezioso liquido e lavarsi le mani ed il viso, sciupandone il meno possibile. Ma il bello di tutto ciò è che, poco distante, avevamo tre fiumi che zigzagavano dai monti verso valle attraversando il campeggio stesso. Fiumi che, grazie all’ondata di caldo, con temperatura massima raggiunta di 38 gradi, erano in piena tanto che, dove i paletti in ferro messi apposta segnalavano il guado, questo era davvero impraticabile, vuoi per la portata, per la larghezza e la forza dell’acqua. Quindi avendo chiamato il nostro ennesimo progetto, Kungsleden Wild Trek, il wild divenne veramente azzeccatissimo. Con giri per vallette laterali, aiutati, come ai bei tempi andati, da carta e bussola.  Alla moda Lappone, camminavamo con una tazza di legno di betulla appesa fuori lo zaino, che ci permetteva di bere in ogni momento, qualsiasi fosse  il punto d’acqua. E vi posso assicurare che camminando per 150 km con uno zaino che variava dai 23 ai 25 kg di peso sulla schiena, il fabbisogno di liquidi era davvero incessante. Ho accennato poco sopra alla neve ed al ghiaccio: ebbene la salita alla parete est del Kebnakaise (2.013 mt.  slm, la cima più alta delle Alpi Svedesi), è stata una vera sfida. Rocce completamente ricoperte da un sottile strato di verglas, vento a 80 km/h e folate di neve come spilli sulla faccia ma, grazie alle indubbie capacità alpinistiche di Davide ed alla sua grande esperienza, siamo arrivati in cima dopo 11 ore totali dalla partenza dalla nostra tenda.
                                              
ARIA

Così come accade per l‘acqua, anche per l’aria ti accorgi di quanto sia vitale solo quando è poca o non ce l‘hai. Ma per me è vitale anche per gli occhi e di riflesso per il cuore. Basta vedere le increspature sugli specchi d’acqua, una cascata le cui gocce e gli spruzzi assumono forme da rimanere incantati. Per non parlare dei rapaci che trovano la termica giusta e cominciano a salire a centri concentrici sempre più in alto nel cielo per poi
tuffarsi in picchiata a caccia di piccoli roditori. Abbiamo anche osservato i disegni che l’erba alta o le foglie degli alberi fanno grazie anche ad un soffio di aria leggera, facendo della natura un solo grande ricamo, per chi ha però occhi, testa e cuore per
apprezzarlo. Ho parlato di vento sicuramente estremo con temperature percepite di
-19, ma la brezza costante ha fatto sì che in alcune giornate particolarmente calde, l’aria non diventasse per l’appunto irrespirabile, e non parlo di Algeria o Mauritania, vi assicuro che eravamo ben oltre il Circolo Polare Artico. Aria che muoveva i teli della nostra tenda arancione da alta montagna, creando un caleidoscopio di sfumature e bastava aprirne il
telo esterno per vedere piccole farfalle viola farsi quasi trasportare dalla corrente. Ma il più grande aiuto dato dal vento era tenere lontane le famigerate zanzare, numerosissime ed piuttosto voraci, tanto che chi parte per questo meraviglioso trekking al nord dove la planimetria è più bassa e i laghetti e gli acquitrini sono più numerosi, cammina vestito
praticamente da apicoltore. Sicuramente non abbiamo respirato Aria Sottile, viste le quote
mediamente basse ove si svolge quello che è considerato il più bel trekking di tutta la Scandinavia, che si snoda nella sua totalità per ben 440 km e che può essere collegato con percorsi in Finlandia e Norvegia.

TERRA

Ci sono svariati esempi per far capire quanto su al Nord la nostra Madre Terra sia amata e rispettata. In 15 giorni di trekking ed arrampicata credo di aver visto 3 cartacce buttate per terra e nulla più. Pensate che ovunque ci sia una zona lacustre o paludosa, ci sono anche km di passerelle in legno messe a disposizione degli escursionisti. Lo stesso dicasi quando si tratta di scalette, per non parlare di servizi igienici, in mezzo al nulla, addirittura con zona barbecue. Con vicino una catasta di legna solo da tagliare, con tanto di attrezzi messi a disposizione di tutti. Ho visto zone in cui portatori di handicap potevano percorrere gli stessi sentieri e per intero; che grande esempio di civiltà. Legno anche all’esterno ed all’interno di rifugi e bivacchi, un po’ come vivere perennemente da Ikea. Legno che abbiamo usato, grazie al nostro seghetto comperato a Kiruna, per scaldarci e cucinare, in perfetto stile Sahara, notando la differenza di gusto dei cibi tra legno di betulla e la mia molto più familiare acacia. Legno che i Sami, i nomadi del Grande Nord, utilizzano anche per la costruzione di altri oggetti di uso domestico, come spazzolini da denti o pettini, per non parlare di tazze e piatti. Quasi sempre nel Sahara dormo in terra con le stelle come tetto e la sabbia come soffice materasso  e cuscino.  Qui ovviamente per ragioni climatiche non ho potuto ed è stato un vero peccato, così con Davide ci siamo divisi lo spazio della nostra tenda, con un bel doppio strato che ci separava dal tappeto di muschi e licheni. Nelle vallate più remote, dove le renne non scappavano per la presenza dell’uomo, abbiamo notato un fatto del tutto particolare: questi animali erano tutti raggruppati sui piccoli nevai che tappezzavano i lati esposti a nord, mentre me le vedo prima del disgelo con i loro zoccoli  a scavare nella neve in cerca di un po’ di cibo. Arrivati a Kiruna e dopo aver scoperto il valore delle corna di renna ed alce vendute nei negozi come souvenirs, abbiamo pensato a quanto avremmo potuto guadagnare caricandole sui nostri già enormi zaini. Sarebbe stato un vero e proprio business, tranne forse che per schiena, ginocchia e caviglie, ma naturalmente il rispetto degli animali ce lo avrebbe impedito comunque.

FUOCO

Sarà che sono cresciuto leggendo più e più volte il mitico Manuale delle Giovani Marmotte, però sapere che mentre noi esploravamo il grande Nord, il resto del mondo stava bruciando, ci ha davvero fatto male al cuore. Ogni volta che accendevamo un fuoco con i nostri fiammiferi antivento, per cucinare o scaldarci, pensavamo a quanto fosse facile con poche accortezze non creare disastri per l’ambiente. E il ricordo andava alle pagine in cui il manuale insegnava ad accendere il fuoco, dopo aver studiato da che parte tira il vento e aver fatto tutto intorno una barriera con delle pietre, affinché le fiamme e le scintille non si
propaghino nell’aria. La sera bisogna spegnerlo sempre, così come nel deserto, anche se molto meno pericoloso che al Nord: la sera lo si spegne sempre con manciate di
sabbia, per poi riattizzarlo la mattina usufruendo della brace. Pensare che quella piccola fiamma, creata da un mini sfregamento possa uccidere uomini, animali e piante da una mano criminale, fa veramente capire quanto l’umanità si stia allontanando sempre più dal vivere in simbiosi con la natura. Come detto, il fuoco scalda: non solo il cibo, ma soprattutto i cuori e l’anima. Nel deserto la sera ci si siede in gruppo intorno al fuoco che è
servito per cucinare, con la cui brace si fa bollire il tè, ma soprattutto accomuna tutti, purifica e fa sì che in un mondo dominato da TV, tablet e cellulari, le persone parlino tra di loro, con qualche pausa di riflessione per ammirare la volta celeste  e la miriade di stelle. Qui in Lapponia, come dicevamo, è servito per entrambe le cose. Al nord la quantità di
legna è impressionante e la Svezia ne è uno dei maggiori produttori. La sera successiva alla salita del Kebnakaise, sono crollato, stanco sia fisicamente che mentalmente, avendo affrontato una tappa molto lunga e ho riposato in una struttura, dove ovviamente il legno la
faceva da padrone. Fuori freddo, umido e vento, dentro un tepore da film. Ne ho subito approfittato per accendere la stufa: vedere le prime fiammelle che prendevano vita non ha avuto prezzo. Per inciso Davide, anche quella sera ha dormito beatamente in tenda e
la mattina era fresco come una rosa.