Non gettate l’ortica alle ortiche

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Non gettate l’ortica alle ortiche

di Clara Litti

Una delle piante più versatili mai conosciute. Nutre il terreno, è ricca di vitamine, ha proprietà emostatiche, depura pelle e capelli, ottima in cucina e molto altro ancora. Ma attenzione ai suoi minuscoli peli fitti e sottili: un contatto incauto… e son dolori


Quasi tutti conoscono e apprezzano questa pianta.

Il tempo dell’ortica comincia in primavera e può durare anche fino ad agosto e oltre, se si ha cura di staccare esclusivamente le sommità fiorite e le foglie, senza però toccare la parte legnosa. La piantina continuerà a ricrescere per tutta la stagione dandoci l’opportunità di approfittarne ed eventualmente essiccarla per poterla utilizzare nelle preparazioni più svariate. Per uso erboristico sarebbe meglio cogliere le foglie entro giugno, prima della fioritura, mentre in cucina possiamo spadellarle per tutta l’estate e come dicevamo, anche oltre. Una delle piante più versatili mai conosciute. E anche parecchio aggressiva, all’apparenza.

UNA BURBERA BENEFICA

Le sue armi sono quei peli fitti e sottili dalla forma tubolare che ricoprono le foglie; se disgraziatamente toccati, si spezzano facilmente come un ago di vetro e iniettano acido formico e istamina al malcapitato di turno. L’effetto in genere è molto irritante, praticamente come una piccola ustione. La zona diventa velocemente rossa e si formano delle piccole vesciche che però tendono ad assorbirsi altrettanto rapidamente. Per lenire il bruciore si può applicare del gel di aloe o una goccia di olio essenziale di lavanda (pura o mischiata al gel di aloe stesso). Infatti, il nome Ortica deriverebbe dal latino “urere”, cioè bruciare, ma una volta seccata, spadellata o bollita i suoi aculei vetrificati diventano innocui.

In un trattato erboristico del 1940, un medico definì l’ortica come “un uomo burbero ma di molto buon cuore”.

Una piccola ulteriore precauzione: prima di essiccarla, sarebbe meglio stenderla su un telo e privarla dei suoi sicuramente numerosi amichetti che abitano le sue foglie: sarà agguerrita con chi cerca di coglierla ma è molto ospitale con insetti come formiche, mosche di varie dimensioni e altro. Infatti pare abbia un ottimo rapporto con il mondo animale: il suo apparato radicale “lavora” il terreno e lo rende appetibile, scuro e ricco di humus, attirando altre bestioline sottoterra, viscide ma indispensabili, come i lombrichi. Insomma, coglietela e dategli una bella ripulita, sotto e sopra.

Per finire, non è che sia propriamente invitante neanche alla vista: le foglie sono dentellate e verde scuro, le infiorescenze non sono particolarmente belle e neanche profumate. Una piantina sostanzialmente anonima, di quelle che non esiteremmo ad estirpare o a tranciare di netto catalogandola come “erbaccia”.

Sono sempre le migliori.

Senza nulla togliere ai fiori coltivati, blasonati e super appariscenti, ma spesso sono solo ornamentali. I fiori di campo spontanei invece celano una dispensa e una farmacia, oltre ad essere un regalo che gli occhi non si stancano mai di guardare. I prati in primavera sono rossi di papaveri, gialli di tarassaco, indaco di borragine e celesti di cicoria, tanto per dirne alcune. E ognuna di queste piante merita un trattato a sé.

 

AMA I LUOGHI ABBANDONATI

Tornando all’erbaccia in questione, punge e come se non bastasse predilige luoghi incolti e abbandonati per crescere, tanto da incoraggiare detti come “ci crescono le ortiche”; per i religiosi che rinunciavano alla fede si diceva “hanno gettato il saio alle ortiche”, nel senso che lo hanno abbandonato fuori mano. Di una persona si dice che “punge come l’ortica”, persino alcune meduse sono state chiamate “ortiche di mare”. Non poteva quindi avere una buona fama.

Tra i luoghi incolti e abbandonati di cui sopra, l’ortica predilige i letamai, rotaie di treni in disuso e reti metalliche: è attratta dal ferro e dai metalli in generale e anche da luoghi in cui si accumula dell’azoto. Poi li restituisce in forma assimilabile: l’ortica infatti è considerata una delle migliori piante remineralizzanti in circolazione, quindi ottima per chiunque abbia bisogno di fare il pieno di ferro, zolfo, calcio e potassio.

Inutile ricordare che per letamaio si intende anche uno scarico fognario, quindi sarebbe buona regola fare attenzione a dove si coglie l’ortica destinata ad uso erboristico o alimentare. O a qualunque altro uso umano. Fogne a parte, occorrerebbe evitare i terreni potenzialmente inquinati, ad esempio le aree o ex aree industriali e naturalmente le ortiche che crescono ai margini delle strade trafficate, ben pasciute e ricche di gas di scarico.

Sarà per questo che l’unica pianta che si vede lungo le autostrade italiane è il pericolosissimo e mortale oleandro. Nessuno cadrebbe in tentazione di coglierlo per aromatizzarsi la cena.

PREZIOSA MINIERA

L’ortica contiene diverse vitamine, principalmente la A, la C e la K ed è anche una buona fonte di proteine, sia fresca che secca: quando è fresca ne contiene da 6 a 8 g ogni 100 g, essiccata ne contiene da 30 a 35 g (percentuale vicina a quella della soia, uno dei legumi più ricchi di proteine). E’ un potente modulatore delle funzioni intestinali, in grado di riportare in stato di equilibrio sia in caso di diarrea che di stitichezza.

La nostra ortica è una delle piante che aiuta a regolarizzare il ciclo mestruale ed è utile anche in menopausa come fonte di calcio. In più, cosa che non guasta in entrambi i casi, è un tonico per il sistema nervoso.

Ha un forte legame con l’elemento sangue nell’uomo: è emostatica, ovvero arresta le emorragie, infatti in caso di sanguinamenti nasali basterà introdurre nella narice un tampone imbevuto di succo di ortica. Funziona anche per le ferite. Ovviamente, in caso abbiate ricevuto un’accettata da un serial killer sarebbe meglio farsi vedere da un medico.

Inoltre le foglie contengono clorofilla in abbondanza, il colorante verde del mondo vegetale, la cui composizione chimica è molto simile a quella dell’emoglobina che tinge di rosso il nostro sangue. Per terminare la panoramica splatter, i preparati a base di ortica favoriscono la produzione di ferritina, la proteina responsabile dell’assorbimento del ferro e stimolano l’assorbimento di altre sostanze fondamentali per il nostro sangue. Utile in caso di anemia o di suzione vampirica.

UN REGALO DELLA PRIMAVERA

Non è un caso che questo vegetale pungente inizi a produrre i suoi principi attivi proprio in primavera: oltre a stimolare il metabolismo, la sua caratteristica principale infatti è quella di attivare nel corpo una potente forma di depurazione dopo i probabili eccessi alimentari invernali. Chi non ha esagerato con fritti bisunti, torte al triplo cioccolato e doppia razione di zucchero nel cappuccino, scagli la prima pietra.

Comunque, eccessi o meno, l’ortica è un ottimo depurativo anche della pelle: eczemi, acne e dermatosi in generale spesso sono il risultato di disordini alimentari o di un malfunzionamento dei meccanismi di eliminazione delle tossine. Se assumete l’infuso prendetene almeno 3 tazze al giorno, di cui la prima al mattino a digiuno. Una tazza al giorno è sempre meglio che niente, ma le tisane per funzionare bene hanno bisogno di assunzioni decise. Ha un buon sapore e sarebbe meglio lasciarla al naturale ma se proprio volete dolcificarla, la stevia andrà benissimo.

 

Gli estratti di ortica, fresca, secca o in tintura madre, hanno inoltre effetti benefici sulle ossa: sono efficaci in patologie come artrosi e l’artrite, migliorano la mobilità delle articolazioni e leniscono i dolori dovuti all’infiammazione. La pianta in generale ha effetto diuretico e la sua assunzione rinforza anche unghie e capelli per il contenuto di rame e zinco.

Meno noti sono gli effetti del decotto su tosse e catarro, pare sia un vero toccasana. Un tempo si facevano anche bollire le sue radici nel latte, poi lo si beveva contro i calcoli biliari, che pare venissero sciolti e “portati fuori dal corpo insieme con altre impurità”. In tempi ancora più remoti si decantavano le sue virtù come afrodisiaco, gli scritti di Plinio descrivono come si sfregassero con l’ortica i genitali dei quadrupedi restii ad accoppiarsi. Ma forse non era esattamente il fuoco della passione quello che provocavano.

COME DISSE L’ABATE KNEIPP….

Una pratica antica e in uso ancora oggi è quella “dell’urticazione”, che consiste nel percuotere la parte malata con un mazzetto di ortiche fresche; queste “frustate” che mettono a contatto i peli irritanti dell’ortica con ad esempio un’articolazione infiammata, producono un effetto chiamato “revulsivo”, per il quale il sangue viene attratto in superficie decongestionando così i tessuti interni e apportando un deciso sollievo. Ottima pratica per dolori sciatici, reumatici e gottosi. Un tempo si utilizzava anche nelle paralisi e nei colpi apoplettici.

L’ho vista fare una volta quando ancora non credevo, anzi quando non avevo proprio la minima idea di cosa fosse la medicina popolare e la saggezza che si portava dietro. Per me era solo un povero individuo picchiato con una pianta “velenosa” che tutti noi evitavamo come la peste durante le passeggiate nei campi. Il famoso abate Kneipp disse in proposito: “Alla paura della verga insolita succederà grande contentezza che il male sia cessato”. Quando il povero individuo infatti ha detto tra lo stupore generale che si sentiva meglio, la mia mente e credo quella degli altri presenti, lo ha accettato così, come se niente fosse, senza porsi domande e senza pensare allo scetticismo di pochi minuti prima. Abbiamo semplicemente archiviato la cosa e pensato subito ad altro. Sono incredibili i meccanismi di rimozione della mente umana davanti a qualcosa che non sa spiegarsi. Di esempi nella nostra vita sociale e politica ce ne sono a tonnellate, ma andremmo decisamente fuori tema.

Altri usi esterni della nostra tenera piantina sono legate ai capelli. Le sue virtù astringenti la rendono preziosa per diversi problemi; estratti di ortica in alcol o aceto e il decotto concentrato di radici, sono rimedi ancora oggi in uso e di fama comprovata contro la caduta, la forfora e i capelli grassi e opachi. Una lozione utile si prepara con 60 gr di radice essiccata e 60 gr di origano (sempre secco) messi a macerare per un mese in un litro di acquavite. Trascorso questo tempo, si possono cominciare ad effettuare delle frizioni quotidiane con 10/15 gocce sul cuoio capelluto per contrastare la caduta.

IN GIARDINO E IN TAVOLA

Chi si occupa di agricoltura e giardinaggio con metodi biologici e biodinamici conosce anche troppo bene le qualità dell’ortica. Il suo macerato viene utilizzato in due modi: come concime e come antiparassitario. Per concimare le piante, si prende un kg di ortica (tutta la pianta: steli, foglie e radici) e la si ricopre con circa 10 litri di acqua; si mette una rete a protezione e si lascia macerare per 10 giorni, avendo cura di mescolare una volta al giorno. Trascorso questo tempo, si filtra e si utilizza diluendone un litro in 10 litri di acqua. Se invece volete utilizzarlo per eliminare gli afidi, non occorre aspettare i 10 giorni, ma 24 o al massimo 36 ore per lasciare intatto l’acido formico dei peli che provvederà ad allontanare gli afidi; in questo caso ne occorrerà un litro diluito in 5 litri di acqua da spruzzare più volte sulle piante colpite.  

Per quanto riguarda i suoi usi in cucina non c’è che da guardarsi intorno. Cresce praticamente ovunque e ogni regione d’Italia la impiega a modo suo. Era utilizzata soprattutto nella cucina povera per insaporire frittate e minestroni, in Maremma ci si prepara uno squisito risotto, ma la si può adoperare anche come ripieno per pasta fresca insieme a patate lesse o ricotta, nell’impasto degli gnocchi o delle fettuccine; le sue foglie sbollentate si potrebbero utilizzare al posto di quelle della verza e riempirle come involtini, con qualunque cosa. Ci si può aromatizzare anche il pane. La lista potrebbe continuare all’infinito, basta assaggiarla, farsi ispirare e lasciare la fantasia a briglia sciolta. Ha un sapore sorprendentemente dolce e denso di sfumature che arricchirebbero qualsiasi piatto. Infinitamente più saporita degli spinaci. Personalmente alla lessatura preferisco le cotture veloci che non privano quasi di nulla. Se la cuociamo direttamente in padella tutti i suoi nutrienti passeranno direttamente nel piatto; se invece la lessiamo, dovremmo bere soprattutto l’acqua di cottura, perché sarà tutto lì dentro quello che ci serve.

Non lascia a bocca asciutta neanche gli animali: la polvere di ortica viene infatti mescolata ai mangimi per le galline per renderne più sana e completa la dieta.

CHE VOGLIAMO DI PIU’?

Come se non bastasse, molto prima del cotone e del lino, la fibra di ortica veniva utilizzata per produrre una tela verde praticamente indistruttibile. Fino agli anni settanta/ottanta era molto usata in Trentino e in Veneto, anche se realizzarla è molto impegnativo: da cinque chili di ortica fresca si ottengono appena 20 grammi di filato. Una maglia di ortica è un capo davvero prezioso: per realizzarla, dalla raccolta delle piante al confezionamento, ci si può impiegare anche un anno e mezzo. Ma il risultato è un capo naturale, anallergico e con una caratteristica particolare: le fibre di ortica possiedono una struttura cava che gli permette di accumulare aria al loro interno creando una sorta di isolamento termico naturale. Inoltre coltivare l’ortica non comporta l’uso di pericolosi agenti chimici: queste piantine sono resistenti alle malattie e alle piante infestanti… essendo loro stesse delle infestanti!

Medicinale, cosmetica, agricola, culinaria e anche indossabile.

Cosa deve fare ancora questa povera ortica? Spazzarci pure i pavimenti?