Natura, uomo, sviluppo. La coesistenza possibile

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pianeta blù

Le linee guida della filosofia ambientale ci aiutano a chiarire i termini della questione. Un processo di conoscenza che ci consente di indirizzare scelte e comportamenti per conseguire sostenibilità, equilibrio e armonia

di Piergiacomo Pagano*

Il futuro poggia sulle scelte che compiamo oggi.  Negli ultimi  decenni si sono andate evidenziando numerose urgenze ambientali che richiedono una risposta tempestiva. Alcune interessano l’intero pianeta, altre riguardano territori più o meno circoscritti; alcune richiedono interventi tecnici, altri economici; alcuni riguardano la sfera sociale, altri la sfera etica e così via. Tutte sono, nondimeno, strettamente  interconnesse fra loro. La tematica ambientale è quindi estremamente complessa e richiede un  approccio interdisciplinare. La filosofia ambientale si pone come la disciplina di pensiero ove le riflessioni provenienti dalle diverse attività umane vengono elaborate e discusse al fine di giungere a scelte sagge e condivise. La filosofia ambientale può essere definita come un processo che trae conoscenza da ogni attività umana, la integra attraverso il dibattito etico al fine di elaborare principi utili ai legislatori nel perseguire sostenibilità, equilibrio e armonia con la natura. Essa guida il nostro comportamento e determina le nostre scelte in campo ambientale. Inoltre, data la continua nascita e trasformazione di nuove prospettive che utilizzano l’appellativo “ambientale” o il morfema “eco” (ad esempio la sociologia ambientale, l’economia ecologica, l’ecopsicologia, l’ecosocialismo ecc.), la filosofia ambientale si pone come la disciplina sistemica che studia le loro interazioni e le loro influenze reciproche.

Filosofia ambientale: le novità.

La filosofia ambientale può essere considerata un ampliamento della scienza oltre i limiti tradizionali poiché riguarda anche i valori. Il suo compito è valutativo oltre che descrittivo.

Si pone come una nuova branca dell’etica applicata. Essa riflette sull’ambiente quale particolare campo di indagine per verificare la coerenza e la sostenibilità delle valutazioni e quindi fornire un indirizzo normativo.

E’caratterizzata da una spiccata interdisciplinarietà e multidisciplinarietà. Richiede la collaborazione di specialisti provenienti dalle discipline più diverse, professionisti che siano in grado di aprirsi al confronto e di operare con metodo dialogico al fine di una piena comprensione dei problemi. Essa richiede la formazione e l’intervento di nuove professionalità multidisciplinari capaci di raggiungere una sintesi nella ricerca di soluzioni sagge e condivise.

La presa di coscienza ambientale

La presa di coscienza ambientale si manifestò nel secondo dopoguerra quando i test nucleari in alta atmosfera dispersero radioattività sull’intero globo. D’improvviso l’umanità si rese conto del proprio potere inquinante. Il libro “Primavera silenziosa” della biologa Rachel Carson denunciò che l’impatto umano era infido e inesorabile. I pesticidi entravano nelle catene alimentari portando al collasso interi ecosistemi. L’impatto umano, non più relegato a piccoli territori, diventava una minaccia per l’intero pianeta. I cittadini, preoccupati, si mobilitarono. Vennero organizzate manifestazioni a favore dell’ambiente, nacquero i movimenti ambientalisti e nel 1972, a cura dei ricercatori del MIT, venne pubblicato il rapporto “I limiti della crescita” che lanciò un monito preoccupante: la crescita esponenziale della popolazione, industrializzazione, inquinamento,  produzione di cibo e sfruttamento delle risorse naturali avrebbe portato l’umanità al collasso.

Per evitare conseguenze disastrose era necessario giungere a una condizione di solidità ecologica ed economica, sostenibile nel tempo. Tuttavia, considerata l’estrema complessità del mondo fisico, politico, economico e morale, quali erano i passi giusti da compiere?

Nel frattempo, sul numero 155 della rivista Science del 1967, lo storico  Lynn White sostenne che la crisi ecologica aveva le sue radici nella tradizione giudaico‐cristiana. La reazione fu accesa e accompagnata da aspre polemiche. Ne seguì un vivace dibattito che diede vita alla “filosofia ambientale”.

Tra le tante congetture sulle cause della crisi ambientale:

-venne accusata la Chiesa perché poneva l’essere umano a livello di semidio;

-vennero denunciati i sistemi politici ed economici (sia del capitalismo che del socialismo) rei di utilizzare la natura solo come mezzo;

-vennero criminalizzate la scienza e la tecnologia perché troppo materialiste e riduzioniste;

-l’intera società occidentale fu additata come incapace di vivere in armonia con la natura.

Di conseguenza:

-vennero divulgate le filosofie orientali;

-vennero rivalutati i Santi cristiani più “ecologisti” quali Francesco d’Assisi;

-vennero riscoperte le qualità dei popoli primitivi capaci di vivere in equilibrio con il loro ambiente;

-nacquero grandi movimenti popolari come il New Age;

-vennero diffuse nuove teorie olistiche quali la “ipotesi Gaia” di James Lovelock.

-Ne derivò una contrapposizione tra quanti credevano in un progresso inarrestabile e quanti credevano che l’arroganza umana avrebbe portato al disastro.

La filosofia ambientale nel dibattito sul futuro

A livello mondiale la questione ambientale divenne sempre più rilevante. L’attività scientifica, politica ed economica sull’ambiente si fece più serrata. Il dibattito filosofico vi entrò a pieno titolo ispirando scelte e decisioni, come nell’evoluzione del concetto di sviluppo sostenibile.

Etica ambientale

Le scelte etiche non possono derivare direttamente dalla scienza. Un chiaro esempio riguarda la bioetica. Le leggi sull’aborto, sulla procreazione assistita, sull’eutanasia ecc. sono il risultato di un ampio confronto dove l’obiettività della scienza è di grande aiuto ma non è sufficiente a dettare le regole. Inoltre, a volte le problematiche ambientali sono così complesse che la scienza può fornire solo previsioni parziali a diversi livelli di probabilità di accadimento. Nonostante questi limiti la scienza è l’unica fonte di conoscenza in grado di fornire argomenti di riflessione e di discussione obiettivi. Nel corso  degli anni, molti scienziati, soprattutto biologi ed ecologi, hanno contribuito allo sviluppo della filosofia e dell’etica ambientale. Senza la scienza il dibattito etico rimarrebbe vago e sterile. Al  riguardo numerosi pensatori hanno elaborato risposte che, semplificando, potremmo distinguere in: antropocentriche, biocentriche (o anti‐antropocentriche), ecocentriche (o antropocentrico‐critiche).

Semplificando:

-L’antropocentrismo mette al centro dell’interesse l’essere umano. Il morfema “antropo” ha il significato di “essere umano”.

-Il biocentrismo mette al centro la vita in generale, tipicamente quella dei non‐umani. Il morfema “bio” ha il significato di “vita”.

-l’ecocentrismo riconosce che l’essere umano è strettamente legato agli altri esseri viventi e deve comportarsi di conseguenza. Il morfema “eco” ha il significato di “abitazione, casa”.

Esaminando più a fondo la filosofia e l’etica ambientale possiamo identificare una miriade di idee e concetti che si distinguono e si intrecciano attraverso l’utilizzo di termini specifici quali rispetto, responsabilità, diritti, conservazione, preservazione, sostenibilità, valore intrinseco, valore inerente ecc..

Tutti questi termini hanno una loro ragion d’essere, tuttavia possono disorientare o essere fraintesi. Per districarsi tra la moltitudine di proposte, ma tenendo presente che qualsiasi schematizzazione rappresenta una forzata semplificazione della realtà, proponiamo una classificazione delle idee quale indicazione di massima e soggetta a variazione nel corso dell’evolversi dei concetti e delle definizioni.