Rifiuti. Pozzo o sorgente?

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Rifiuti

Pozzo o sorgente?

di Martina Pisano 

Un modello economico fortemente ancorato a un sistema lineare basato sull’estrazione, consumo e smaltimento delle risorse è all’origine di una gestione dei rifiuti che si concentra sul loro trattamento piuttosto che sulla prevenzione

La gestione dei rifiuti in Italia rimane un argomento cruciale, caratterizzato da un’inefficienza endemica e da una resistenza culturale al cambiamento con differenze territoriali in termini di infrastrutture che rivelano un divario sempre più marcato tra il Nord e il Sud del Paese. Una situazione drammatica che riflette un approccio che si concentra sul trattamento dei rifiuti piuttosto che sulla prevenzione, ignorando la cosiddetta sensibilità della sorgente a favore di una sensibilità del pozzo.

Quelli che si contrappongono sono due modelli radicalmente opposti. Mentre il primo vuole agire alla fonte del problema, ponendo l’accento sulla prevenzione e concentrandosi su strategie come la riduzione dell’uso di risorse, la progettazione di prodotti più sostenibili e il consumo responsabile, la sensibilità del pozzo, all’opposto, punta sul trattamento o lo smaltimento dei rifiuti e dell’inquinamento dopo che sono stati prodotti preferendo affrontare le conseguenze piuttosto che prevenirle.  

Lineare vs circolare

La causa risiede nell’adesione ad un sistema economico ancora fortemente ancorato ad un sistema lineare basato sull’estrazione, consumo e smaltimento delle risorse. Nonostante l’ampia letteratura, i convegni e le dichiarazioni sull’importanza dell’economia circolare, questa rimane più un concetto teorico che una realtà operativa. La difficoltà di competere con decenni di cultura economica lineare è evidente, e il cambiamento necessario si scontra con una resistenza sia a livello politico che sociale.

Le recenti normative europee sull’economia circolare e i fondi del Next Generation EU presentano un’opportunità significativa per il cambiamento. Tuttavia, la loro implementazione in Italia è lenta e insufficiente. Il decreto legislativo numero 116 del 2020, pur ponendo un forte accento sulla prevenzione, sembra più un elenco di buone intenzioni che un piano d’azione efficace. La normativa menziona esplicitamente la prevenzione 23 volte, ma le azioni concrete rimangono elusive.

Ridurre non smaltire

La gestione dei rifiuti in Italia continua a privilegiare la costruzione di nuovi impianti di smaltimento, come inceneritori, anziché ridurre la generazione di rifiuti alla fonte. La cattiva distribuzione della tecnologia per la gestione dei rifiuti è un ulteriore segno dell’inefficacia del sistema, con il Sud Italia che continua a pagare un prezzo alto per questa disuguaglianza.

Un piano efficace per la gestione dei rifiuti dovrebbe ridurre significativamente la produzione di rifiuti urbani, ma ciò sembra un obiettivo lontano. Nonostante alcune realtà territoriali italiane abbiano dimostrato che una riduzione del 20% è possibile, queste esperienze rimangono isolate e non integrate in un approccio nazionale. La distribuzione territoriale degli impianti dovrebbe basarsi sul principio di prossimità, ma questa è una prospettiva che sembra ignorata a favore di soluzioni più convenienti e meno sostenibili.

Il Piano Nazionale di Prevenzione Rifiuti deve affrontare in modo critico le filiere che soffrono di carenza di impianti, come il compostaggio nel centro e sud Italia, e la gestione delle plastiche. Tuttavia, le azioni proposte sembrano mancare di una visione strategica complessiva, concentrando gli sforzi su interventi settoriali piuttosto che su un approccio integrato.

Approccio olistico

Il nostro Paese si trova di fronte a una sfida significativa che richiede un cambiamento radicale sia a livello culturale che operativo nella gestione dei rifiuti. Le nuove normative offrono una strada per questo cambiamento, ma senza un impegno concreto e coordinato da parte del governo, dell’industria e della società civile, il rischio è che rimangano solo parole su carta. È necessario un approccio olistico che integri prevenzione, innovazione e responsabilità estesa dei produttori per superare le pratiche attuali e adottare un modello di gestione dei rifiuti più sostenibile e circolare.