La buona alleanza: in Ecuador siglata la pace tra pescatori e tartarughe

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La buona alleanza: in Ecuador siglata la pace tra pescatori e tartarughe

Di Rosario Mascia

La difesa dell’ecosistema è l’unica chiave per rilanciare le attività ittiche nella zona, duramente danneggiate dagli effetti dei cambiamenti climatici, dall’inquinamento dell’estuario e dalla perdita delle mangrovie, abbattute in molti casi per far posto agli stagni di allevamento dei gamberi

Oltre 100 piccole tartarughe bastarde olivacee, o golfine, come sono definite in spagnolo, sono nate a settembre sulla spiaggia dell’estuario di Comijies, costa nord-occidentale dell’Ecuador. Un fatto non comune, considerato che la specie, diffusa nelle aree tropicali, è minacciata dalle attività dei pescatori ed è ritenuta vulnerabile dall’Unione internazionale per la conservazione della natura (Iucn). Lo riferisce l’attivista ecuadoriano Cristian Figueroa, presidente dell’associazione locale Servicios Ambientales de Cojimíes (Asoserambcoj). Sorridente, con indosso una muta con il logo dell’associazione, il dirigente racconta di come lui e gli esponenti della sua organizzazione si sono impegnati per proteggere i punti di nidificazione degli anfibi. Dalle sue parole traspare la cura e l’affetto nei confronti di questi animali. L’accortezza e la competenza che hanno contribuito a far nascere oltre 100 piccoli, spesso vittime dell’attività dei pescatori “che vedono in questo animale una fonte di alimentazione a causa della mancanza di conoscenza e della carenza di risorse di cui dispongono”, spiega Figueroa, sono parte di un progetto più ampio che parte dalla consapevolezza profonda che “la difesa dell’ecosistema è l’unica chiave per rilanciare le attività ittiche nella zona, duramente danneggiate dagli effetti dei cambiamenti climatici, dall’inquinamento dell’estuario e dalla perdita delle mangrovie, abbattute in molti casi per far posto agli stagni di allevamento dei gamberi”. Le attività di Asoserambcoj, costituita da giovani subacquei professionisti nativi della zona che sono tornati a Comijies dopo essersi formati fuori dalla comunità, si svolgono nell’ambito del progetto Innovación y Sostenibilidad de la Pesca Artesanal en Manabí (Isospam), finanziato dall’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics) nel cantone di Pedernales, nella provincia costiera di Manabì.

Sostenibilità economica e ambientale

L’iniziativa, che mira a conciliare sostenibilità economica e ambientale, ha una durata di tre anni. Isospam è coordinato dal comune marchigiano di San Benedetto del Tronto ed è realizzato dal governo della provincia di Manabì insieme all’Universidad Politécnica Salesiana di Quito (Ups), l’Università di Ferrara, Terra di Siena Lab, la Cooperativa Blu Marine Service e l’ong Cospe. Beneficiari oltre 2000 pescatori della zona, che si sono raccolti in tre comitati di base in località situate lungo e nei pressi dell’estuario: Canoa, La Chorrera e appunto Cojimies. “Uno degli obiettivi è che i pescatori locali possano prendere possesso di tutta la catena di produzione ittica, dalla pesca alla commercializzazione diretta passando per la conservazione, così da generare profitti più giusti per i lavoratori della zona e le loro famiglie”, riferisce Enza Bonetti, docente di comunicazione dell’Ups e fra le ideatrici dell’iniziativa. L’occasione è una presentazione del progetto che si è svolta nei locali della Facilidad Pesquera Artesanal Cojimíes, una struttura per la conservazione e il trattamento del pesce un tempo inutilizzata e ora trasformata nel quartier generale delle operazioni di Isospam. “Siamo molto orgogliosi di questo progetto, che un focus specifico su giovani e donne”, aggiunge nel corso della presentazione Mario Beccia, direttore dell’ufficio Aics di Bogotà, in Colombia, con competenza su tutti i Paesi del Sud America. “Particolarmente rilevante è anche il modello di cooperazione che emerge da questa iniziativa che vede la partecipazione chiave di enti locali come il comune di San Benedetto, uno dei centri più importanti del cluster della pesca in Italia”. Il progetto si muove lungo tre direttrici principali: oltre al rafforzamento del settore peschiero artigianale locale grazie ai locali della Facilidad, che sono aperti anche a lavoratori che non sono direttamente associati al progetto, è attivo un osservatorio ambientale sulla pesca che mira a conciliare l’attività peschiera con la tutela e la valorizzazione dell’ecosistema dell’estuario. Fanno parte dell’organismo anche l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao), la Marina militare e il ministero delle Pesca di Quito. Terza dimensione dell’iniziativa, spiega Francesco Bonini, di Cospe, “è attivare processi di economia circolare attraverso la bio conversione dei carapace dei gamberi in cheratina, un elemento molto utilizzato nelle industrie farmaceutica e cosmetica”.

Ripristino ambientale

La ricerca e il monitoraggio sono accompagnati dalle attività di Asoserambcoj, che si dedica alla difesa della tartaruga “golfina” ma anche alla pulizia dell’estuario e alla riforestazione delle mangrovie. A partire dal 2020 sono state piantate circa 4mila mangrovie, l’equivalente di cinque ettari. La zona dove si concentrano le attività di riforestazione è l’Isla del Amor, un isolotto dal forte richiamo turistico situato nel cuore dell’estuario. “E’ chiamata ‘del Amor’ perché qui venivano diverse specie di uccelli a riprodursi, secondo diversi esperti circa 200 specie di volatili passavano per l’isola”, spiega Figueroa a bordo di una delle piccole barche in legno che porta all’Isla da Coji’mies. “L’erosione del suolo, dovuta soprattutto alla deforestazione delle mangrovie, ha causato la perdita di decine di metri di costa, rendendo molto più difficile la nidificazione”. Figueroa condivide però anche la speranza. “Il nostro obiettivo”, sottolinea, “è che l’isola torni a essere il santuario che era un tempo e stiamo lavorando per questo”. Orizzonti di cambiamento condivisi anche da Jessica Johana Quinone Ortiz, presidente del comitato dei pescatori di Comijes. “Questo progetto ci ha ridato la speranza e ha riportato l’allegria nella comunità”, riferisce all’agenzia Dire. “Crediamo veramente di aver avviato un percorso di miglioramento delle nostre condizioni di vita, più giusto e più coerente con i grandi sacrifici e i grandi rischi che caratterizzano il lavoro della pesca”. Sviluppo economico, però, che si può compiere solo se accompagnato dalla sostenibilità ambientale. “La difesa dell’ambiente è una delle nostre priorità” sottolinea Ortiz. “Ci stiamo impegnando molto su questo fronte”.