Selina Juul: Basta alla società dello spreco

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A colloquio con Selina Juul, promotrice del movimento danese contro lo spreco alimentare. Nei nostri Paesi il 25% del cibo finisce nella spazzatura. Basterebbe a sfamare tre miliardi di persone.

di Fabrizio Fantera

La sfida che i paesi del nord Europa hanno lanciato negli ultimi anni per ridurre lo spreco di cibo e promuovere uno sviluppo sostenibile sembra crescere di giorno in giorno. Eventi annuali come l’United Against Food Waste raccolgono produttori, dettaglianti, ristoratori, istituzioni e organ

izzazioni  con l’intento di far aumentare la consapevolezza verso un problema che può essere affrontato solo attraverso la collaborazione transettoriale. Il progetto europeo FUSIONS (Food Use for Social Innovation by Optimising Waste Prevention Strategies) intende ridurre significativamente lo spreco di cibo nei 13 paesi europei che collaborano all’iniziativa quadriennale finanziata dalla Commissione. FUSIONS coinvolge università, istituti, organizzazioni di consumatori e industrie per individuare una visione condivisa e una strategia comune al fine di  prevenire, attraverso l’innovazione, lo spreco di cibo

Selina Juul

nell’intera filiera alimentare. E in estate aprirà in Svezia il primo supermercato a zero imballaggi.

Selina Juul, figura di spicco di questa recente scuola di pensiero,  è la fondatrice del Movimento contro lo spreco di cibo in Danimarca (Stop SpildAfMad),  e fondatrice dell’International  UnitedAgainstFood Waste Events.

Stop SpildAfMad è il più grande movimento no profit danese contro lo spreco di cibo. Al fine di far crescere la consapevolezza  dei consumatori riguardo la società dello spreco, il Movimento organizza campagne di sensibilizzazione, dibattiti pubblici ed eventi di vario tipo per ridurre lo spreco alimentare.  Inoltre i consumatori vengono spinti ad agire anche individualmente riducendo il proprio spreco domestico e distribuendo il surplus alimentare alle associazioni  per i poveri e gli homeless.

Abbiamo ascoltato Selina sui temi caldi che sono stati trattati recentemente  nel seminario di Milano, Be Nordic. Gentile quanto appassionata, ha risposto alle nostre domande.

D – Parliamo di cifre. Quale è il livello attuale di spreco di cibo nel mondo?

R – Beh, più del 25% della produzione di cibo finisce nella spazzatura, una quantità tale da poter sfamare 3 miliardi di persone.

D – L’aumento della popolazione mondiale  e il conseguente bisogno di cibo può avere a che fare con la prevenzione dello spreco alimentare?

R – Certamente. La popolazione mondiale ha raggiunto i 7 miliardi di cui 925 milioni soffrono la fame. Lo spreco di cibo raggiunge la cifra impressionante di 1.3 miliardi di tonnellate. Dobbiamo assolutamente intervenire per evitare questo spreco. Sia i singoli individui che gli Stati devono fare la loro parte.

D – Possiamo dire che lo spreco riguarda prevalentemente i paesi ricchi?

R – Si, i dati ci dicono che l’Europa produce uno spreco di cibo da 60 a 110 kg a persona all’anno, gli USA  da 95 a 115 kg mentre i Paesi in via di sviluppo appena 6 -11 kg a testa! A fronte di tutto ciò il 25%  del cibo finisce nella spazzatura. E’ dunque possibile e doveroso fare qualcosa per evitare questo spreco.

D – Pensi ci sia un nesso tra lo spreco alimentare e il riscaldamento globale?

R – Sì, senz’altro. Un recente rapporto stima nell’ordine del 14% l’impatto dello spreco di cibo sul riscaldamento globale. E’ un numero molto alto e dobbiamo subito fare qualcosa. Si può fare molto, anche cose semplici come  evitare di fare la spesa semplicemente per riempire i  nostri bidoni della spazzatura.

D – Tu hai citato anche azioni  positive da parte degli Stati. Quale è la situazione al momento?

R – Beh, ho appena incontrato dei politici in Danimarca, il ministro del clima  due settimane fa e quello dell’ambiente la scorsa settimana. Entrambi hanno mostrato grande interesse per questo tema e hanno deciso di mettere in campo un’azione a favore della riduzione dello spreco alimentare. Le campagne sono utili ma noi abbiamo bisogno di risultati duraturi nel tempo. E questo ha dei costi elevati. Tutte le associazioni per l’inizio di giugno raccoglieranno fondi per i progetti di prevenzione, davvero una bella cosa.

D – Questo è quello che gli Stati possono fare ma cosa possono fare i singoli cittadini, l’uomo della strada?

R – Prima di tutto usare quello che si ha già. Studi recenti hanno mostrato che i consumatori usano il frigorifero come un deposito di spazzatura dimenticando tutto quello che si trova nel fondo. La cosa più importante è dunque usare quello che si ha già; controllare quello che è in alto sugli scaffali  e controllare nel frigorifero e nel freezer prima di acquistare altro cibo. Nei nostri freezer spesso incontriamo degli UFO (Unidentified Flying Objects) ma non sono oggetti volanti quanto piuttosto Oggetti Surgelati Non Identificati (Unidentified Frozen Objects), tutto quello che dimentichiamo per settimane in fondo al freezer. Quindi, ripeto, è importante controllare sia nel frigo che nel freezer.

D – Un’ultima domanda. Qual è l’atteggiamento dei giovani riguardo questo problema e quanto iprogrammi scolastici tengono in considerazione questo tema?

R – Recentemente il Comune di Milano ha lanciato una campagna contro lo spreco alimentare (Io non spreco, ndr). Abbiamo proprio discusso di questo nel seminario di Milano del marzo scorso. Per i giovani è fondamentale essere informati. Qui in Danimarca abbiamo lanciato una campagna con il Ministero dell’Istruzione perché i giovani sono i consumatori del futuro. 4.000 scuole sono coinvolte nel progetto e tutto ciò è davvero straordinario. Vorrei incoraggiare anche  il governo italiano ad agire in tal senso.

A Milano abbiamo anche discusso con i rappresentanti francesi parlando della legge approvata a febbraio a Parigi che obbliga i supermercati a donare il cibo invenduto alle ONG. La cosa buffa è stata che nel dibattito finale un rappresentante di Banco Alimentare si è chiesto quale sarebbe l’effetto della stessa legge in Italia. Se tutti i supermercati donassero tutto il cibo in eccesso a Banco Alimentare, quest’ultimo esploderebbe. Ma noi non dobbiamo produrre spreco bensì dobbiamo ridurlo. Questo è il nostro obiettivo.