Inquinamento domestico
Tra poco si parte
di Daniele Durso
Le politiche energetiche e le tecnologie in evoluzione stanno progressivamente spingendo verso soluzioni più sostenibili, anche per il riscaldamento delle nostre case
Ci siamo quasi: tra pochi giorni le temperature dovrebbero scendere un pochino di più e si darà il via alla stagione dei termosifoni. In Italia, l’accensione dei termosifoni è regolata da specifiche normative che variano in base alle zone climatiche, poiché il Paese è suddiviso in sei fasce climatiche, dalla A alla F, che vanno dalle zone più calde alle più fredde. Nelle località della fascia A, che comprendono zone tipo Lampedusa per capirci, i termosifoni possono essere accesi dal 1° dicembre al 15 marzo, mentre nelle aree della fascia F, che includono località montane o particolarmente fredde, non ci sono restrizioni temporali per l’accensione. In generale, il numero massimo di ore giornaliere di accensione varia da 6 ore nelle zone più calde fino a 14 ore nelle aree più fredde.
I PIU’ DANNOSI
Gli impianti di riscaldamento a combustibile fossile come gasolio e metano sono tra i maggiori responsabili delle emissioni di CO2. Gli impianti a gas naturale, pur essendo meno inquinanti rispetto a quelli a nafta, contribuiscono comunque all’inquinamento atmosferico. Quelli a nafta, un tempo molto diffusi, sono oggi considerati tra i più inquinanti e dispendiosi. Un’alternativa più sostenibile sono gli impianti a pompa di calore elettrica, che, se alimentati da fonti rinnovabili, possono ridurre drasticamente le emissioni ma, in caso di alimentazione con fonti non rinnovabili, generano invece altre forme di inquinamento. Dal punto di vista economico, gli impianti elettrici, soprattutto quelli basati su tecnologie più avanzate, possono risultare più costosi nell’immediato, sia per l’installazione che per il consumo energetico, ma tendono a garantire un risparmio nel lungo periodo grazie alla maggiore efficienza energetica. Al contrario, gli impianti a nafta, pur essendo più economici in termini di costo iniziale, hanno costi di gestione più elevati a causa del prezzo del combustibile e delle minori prestazioni energetiche, oltre ad essere soggetti a una regolamentazione ambientale sempre più restrittiva. In Italia, sono circa 12 milioni gli impianti di riscaldamento domestico, con una tendenza verso l’elettrificazione, in particolare nelle nuove costruzioni.
ALL’ESTERO
Si stima che in Europa siano attivi circa 250 milioni di impianti di riscaldamento, con una predominanza di sistemi a gas naturale e una crescente diffusione di impianti alimentati da energie rinnovabili. Nel mondo, il numero di impianti di riscaldamento varia notevolmente in base al clima e allo sviluppo economico delle diverse aree geografiche. Nei Paesi più industrializzati e in quelli con climi freddi o temperati, come gli Stati Uniti, il Canada e il Nord Europa, gli impianti di riscaldamento sono pressoché onnipresenti. Al contrario, nelle regioni più calde o in via di sviluppo, il riscaldamento domestico è meno diffuso. Globalmente, si stima che ci siano circa 1,6 miliardi di impianti di riscaldamento, la maggior parte dei quali concentrata nelle aree del Pianeta con inverni rigidi.
































