Pirocumulonembi: quando gli incendi creano temporali e alimentano nuovi roghi

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Quando gli incendi si costruiscono il temporale

 cosa sono i pirocumulonembi

di Franca Sereni

I pirocumulonembi sono enormi nubi temporalesche generate dagli incendi più violenti. Possono produrre fulmini, alimentare nuovi roghi e trasportare fumo fino alla stratosfera. Un fenomeno sempre più frequente con il riscaldamento climatico

Le immagini arrivate nei giorni scorsi dal sud-ovest della Francia hanno mostrato colonne di fumo che si innalzavano per chilometri, fino a trasformarsi in enormi nubi attraversate da lampi. Non era un normale temporale. Era un pirocumulonembo, uno dei fenomeni più spettacolari e pericolosi associati ai grandi incendi boschivi. Per anni è stato osservato quasi esclusivamente in Australia, Canada e Stati Uniti. Oggi compare con sempre maggiore frequenza anche in Europa, seguendo la crescita degli incendi estremi favorita dal riscaldamento del clima.

Che cos’è un pirocumulonembo

Il nome deriva dall’unione di tre parole: “piro”, fuoco; “cumulo”, nube; “nembo”, temporale. In pratica, un temporale nato dal fuoco. Quando un incendio raggiunge dimensioni eccezionali, il calore sviluppato è sufficiente a sollevare una gigantesca colonna di aria rovente, fumo, cenere e vapore acqueo. Se l’atmosfera è instabile, quella colonna continua a salire fino a condensarsi in una nube temporalesca che può raggiungere i 12-15 chilometri di altezza e, nei casi più intensi, penetrare nella stratosfera.

Come nasce un temporale dal fuoco

Da quel momento l’incendio non è più soltanto un incendio. Il pirocumulonembo produce gli stessi fenomeni di un normale cumulonembo: forti correnti ascensionali e discendenti, formazione di cristalli di ghiaccio, separazione di cariche elettriche, lampi e fulmini. C’è però una differenza decisiva. I fulmini spesso cadono lontano dal fronte principale e possono accendere nuovi focolai, mentre le raffiche di vento generate dalla nube cambiano in pochi minuti direzione e velocità delle fiamme. È uno dei motivi per cui questi eventi rappresentano uno degli scenari più difficili da affrontare per le squadre antincendio.

Il legame con il cambiamento climatico

Il fenomeno è noto da decenni agli studiosi, ma la sua frequenza è aumentata insieme ai cosiddetti megaincendi. Temperature elevate, ondate di calore, lunghi periodi di siccità e vegetazione sempre più secca favoriscono roghi capaci di sviluppare un’energia enorme. Il cambiamento climatico non crea i pirocumulonembi, ma aumenta la probabilità che si verifichino gli incendi in grado di generarli. Per molto tempo i pirocumulonembi sono stati considerati una curiosità meteorologica, confinata alle grandi foreste del Nord America o dell’Australia. Le immagini della Francia mostrano che non è più così. Il Mediterraneo sta entrando in una fase nella quale incendi di questa intensità potrebbero diventare meno eccezionali.

Gli effetti sull’atmosfera

Gli effetti non si esauriscono nell’area colpita dalle fiamme. Le correnti ascensionali trasportano fumo e particelle fini fino alla stratosfera, dove possono restare per settimane o mesi e percorrere migliaia di chilometri. Alcuni studi hanno mostrato che gli incendi più intensi possono immettere nell’alta atmosfera quantità di aerosol paragonabili a quelle prodotte da un’eruzione vulcanica di media intensità. Queste particelle alterano la qualità dell’aria, modificano il bilancio della radiazione solare e possono avere effetti sul clima ben oltre la regione nella quale è scoppiato l’incendio.

Un fenomeno destinato a diventare meno raro

I pirocumulonembi sono uno degli esempi più evidenti di come gli incendi stiano cambiando natura. Non sono soltanto più estesi, più veloci e più difficili da contenere. Nei casi estremi riescono a modificare l’atmosfera fino a costruire un proprio sistema temporalesco, capace di alimentare il rogo e di propagarlo. È una soglia oltre la quale un incendio smette di essere soltanto un incendio e diventa un fenomeno atmosferico. Ed è proprio questa evoluzione a preoccupare i climatologi: con un clima più caldo e più secco, le condizioni favorevoli alla formazione dei pirocumulonembi rischiano di presentarsi con una frequenza sempre maggiore.