Terremoto, la paura che unisce uomini e animali
di Bernardina Guidi
Perché il terremoto scatena una paura così profonda negli esseri umani e negli animali? Dall’istinto di sopravvivenza alla fragilità delle nostre case, fino alla prevenzione: cosa accade quando la terra, il nostro punto fermo, improvvisamente tradisce
La paura del terremoto sembra nascere prima ancora della coscienza. È una reazione profonda, condivisa da esseri umani e animali, che affonda le radici nella biologia e nella storia evolutiva poiché il sisma non è solo un evento fisico, è la rottura improvvisa di una delle poche certezze elementari: la stabilità del suolo. E quando la terra si muove, viene meno l’idea stessa di rifugio.
L’ALLARME
Negli esseri umani la paura del terremoto è in parte culturale e in parte arcaica. La memoria collettiva conserva il ricordo delle distruzioni, delle città crollate, delle vite spezzate. Ma sotto questa memoria storica agisce un meccanismo più antico: il cervello è programmato per reagire con allarme a ciò che non può controllare né prevedere. Il terremoto non dà segnali evidenti, non offre possibilità di difesa immediata, arriva senza preavviso, interrompe il tempo ordinario e lo trasforma in emergenza. Questa imprevedibilità attiva l’amigdala, la centralina neurologica delle emozioni, generando una risposta di panico che precede ogni ragionamento. Negli altri animali la paura è ancora più immediata e corporea poiché non è mediata dal linguaggio né dalla memoria storica, ma da una sensibilità estrema ai segnali dell’ambiente. Molte specie percepiscono vibrazioni minime, variazioni elettromagnetiche, cambiamenti impercettibili nella pressione o nei suoni a bassa frequenza che non arrivano agli esseri umani. Per un animale questi segnali indicano un pericolo imminente: una frana, un predatore, un collasso del territorio. Il terremoto, anche quando non è ancora percepibile dall’uomo, viene interpretato come una minaccia alla sopravvivenza e la reazione è istintiva: fuga, agitazione, vocalizzazioni, tentativi di proteggere il branco o la prole. Soprattutto cani e gatti, ma non solo, sono in grado di avvertire l’arrivo di un sisma prima che si manifesti, anche parecchi minuti in anticipo. Questa sorta di potere era già nota nell’antichità, ma gli studi e le testimonianze scientifiche in materia sono tante. In un articolo pubblicato parecchi anni fa sul Gazzettino.it fu riportato che, il giorno del terremoto all’Aquila, una ricercatrice inglese stava conducendo uno studio sui rospi in una zona dell’Abruzzo. Ad un certo punto rimase di sasso: i rospi erano improvvisamente spariti. Tutti. Poi dopo poco è accaduta la catastrofe, quella che tutti conosciamo e il comportamento dei rospi aquilani nei giorni del terremoto fu descritto anche sul Journal of Zoology, prestigiosa pubblicazione scientifica di Londra.
LA TERRA CHE TRADISCE
La paura condivisa tra uomini e animali nasce dunque da una stessa frattura: l’instabilità improvvisa dell’ambiente. La terra, che normalmente sostiene, diventa traditrice. In termini evolutivi, sopravvive chi reagisce rapidamente al cambiamento, non chi lo analizza con calma. Per questo la paura del terremoto non è irrazionale: è una risposta adattativa a un rischio reale e potenzialmente letale. C’è infine una dimensione simbolica. Il terremoto ci ricorda che il controllo umano sulla natura è fragile, temporaneo, smuove non solo le case, ma l’idea di sicurezza su cui si regge la vita quotidiana. La paura in questo senso è anche consapevolezza: del limite, della vulnerabilità, della dipendenza da un equilibrio che non dipende da noi. È una paura antica, condivisa e proprio per questo profondamente umana e animale insieme. Le persone non si fidano più della loro casa, intesa come rifugio e protezione dall’esterno e la sensazione di terrore di nuove scosse è animata da questa inquietudine che ci fa sentire scoperti e attaccabili in ogni momento. Nulla è più come prima, le relazioni umane sembrano impazzite e sembra che nessuno sia più in grado di dare conforto, perché tutti sono confusi e disorientati. Non senza ragione dunque il terremoto è, accanto alla morte di una persona molto cara, agli abusi e agli incidenti gravi, il trauma maggiore secondo molti psicologi, definito per la mente un ‘evento catastrofico’.
COME SI GENERA
Un terremoto nasce quando l’energia accumulata nella crosta terrestre a causa dei movimenti delle placche tettoniche viene improvvisamente rilasciata. Le placche si muovono lentamente, ma dove si incastrano o si sfregano si creano sforzi che deformano le rocce. Quando questi sforzi superano la resistenza delle rocce, si verifica una rottura lungo una linea chiamata “faglia” e a questo punto l’energia si propaga sotto forma di onde sismiche, che fanno vibrare il terreno. La Terra è composta da grandi placche rigide (come la placca Africana e la placca Eurasiana) che si muovono di pochi millimetri all’anno ma generano pressioni immense: è questo continuo accumulo di stress che provoca terremoti. In Italia e zone limitrofe -secondo i dati più recenti dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV)- vengono registrati circa 16.800 terremoti all’anno, il che significa in media più di 46 al giorno: per rendere ancora meglio l’idea, circa 2 ogni ora. La maggior parte fortunatamente è di magnitudo molto bassa, non percepita dalla popolazione, ma il nostro resta uno dei Paesi europei con più alta sismicità a causa della complessa interazione tra la placca Africana e quella Eurasiana. Le Regioni con maggior rischio sismico includono Friuli-Venezia Giulia, Abruzzo, Umbria, Molise e Sicilia: queste rientrano nelle aree con frequenza maggiore ed eventi storicamente più forti. In termini di impatto storico e distruzione, tra i più rovinosi c’è il terremoto di Messina del 1908, con magnitudo stimata attorno a 7.1 e un enorme numero di vittime (circa 120.000). All’evento seguì dopo circa dieci minuti un maremoto devastante, che diede il colpo di grazia a una situazione già estremamente grave.
1908: L’AZIONE DELLO STATO ITALIANO
Il terremoto colpì Messina e Reggio Calabria alle 5.20 di mattina, mentre la maggior parte delle famiglie era ancora immersa nel sonno, in un’area in cui la maggior parte delle case era costruita con materiali scadenti e su terreni di fondazione poco resistenti. La situazione naturalmente fu resa ancora più drammatica dalla difficoltà e dal ritardo dei soccorsi che, a parte l’intervento dei marinai di una nave russa che si trovava in zona, cominciarono ad arrivare in maniera più sistematica dopo 48 ore. Dal sito della Protezione Civile: “Complessivamente, a causa del terremoto e del maremoto, circa 80mila persone perdono la vita. Gli effetti del terremoto condizionano per anni l’economia e le dinamiche demografiche delle aree colpite, interessate prima da un momentaneo spopolamento poi da un flusso migratorio alimentato dalla richiesta di manodopera per la ricostruzione. Il drammatico evento del 1908 segna l’inizio dell’azione dello Stato per la riduzione degli effetti dei terremoti, attraverso l’introduzione della classificazione sismica del territorio nazionale e l’applicazione di specifiche norme per le costruzioni. È del 1909, infatti, il primo Regio Decreto che introduce norme valide per l’intero territorio nazionale.”
COMBATTERE LA PAURA
È difficile non aver paura del terremoto, quindi le rassicurazioni generiche sulle statistiche, sul calcolo delle probabilità e sulla ragionevole distanza dalle aree a più alto rischio sismico, lasciano il tempo che trovano: chi ha vissuto un terremoto di forte intensità, non lo dimentica mai più. L’unico modo per dare sicurezza alla gente è costruire sistematicamente un Paese in sicurezza. Essendo un’area ad alto rischio, dovremmo veramente affrontare con determinazione un cambio di passo energico nella progettazione e nella costruzione di case e palazzi. Per resistere ai terremoti, gli edifici devono essere progettati con criteri antisismici che diminuiscono le forze sismiche trasmesse alla struttura, quindi servono fondazioni solide e isolatori sismici che assorbano l’energia, telai duttili in acciaio o calcestruzzo armato, che possano deformarsi senza crollare, giunti sismici e materiali leggeri per ridurre le sollecitazioni, analisi geotecniche adeguate del terreno per adattare la progettazione. Tutto questo permetterà agli edifici di “muoversi” con il sisma, dissipando l’energia senza collassare. Va detto che nel nostro Paese le norme antisismiche sono avanzate e in linea con gli standard moderni, ma il vero problema è il parco edilizio esistente: molte abitazioni sono state costruite prima dell’introduzione delle normative antisismiche e restano vulnerabili. Solo una parte degli edifici è adeguatamente rinforzata o costruita secondo criteri antisismici completi. Il risultato è che, pur avendo regole tecniche moderne per le nuove costruzioni, la prevenzione è ancora insufficiente a causa della diffusa presenza di edifici non adeguati. Basti pensare ai danni irreparabili causati nell’agosto del 2016 dal sisma che colpì Amatrice e aree limitrofe. Solo con la certezza di avere sulla testa un tetto sicuro e sotto i piedi un pavimento che poggia su materiali giusti e fondamenta realizzate ad hoc, sarà possibile contenere la paura di fronte all’eventualità di un terremoto.


























