Specie aliene e scelte sbagliate

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Specie aliene e scelte sbagliate

Di Daniele Durso

A metà del secolo scorso fu introdotta nel Lago Vittoria una specie alloctona molto vorace, Pesce persico del Nilo, e da qui cominciarono i guai per i pescatori e gli abitanti della zona. Nessuno si era posto prima la domanda più ovvia: di cosa si nutrirà questo predatore dopo essere diventato la specie dominante in un ecosistema così ridotto?

La fauna di tutto il Pianeta, lo sappiamo, è in sofferenza, specialmente in alcune aree. A causa dell’inquinamento e del cambiamento climatico, tante specie hanno difficoltà a ritrovarsi e riprodursi in habitat sempre più ridotti e alterati dall’invadente presenza umana. Alcune sono già estinte e altre rischiano di scomparire entro pochi decenni se non si prenderanno con urgenza le giuste misure. E ci sono poi casi in cui lo zampino dell’uomo è l’unica causa, al di là di inquinamento o aumento delle temperature. Un esempio perfetto di stupidità è quello offerto da una storia relativamente recente che riguarda il Lago Vittoria. Parliamo di uno dei Grandi Laghi dell’Africa, il secondo al mondo per grandezza tra quelli di acqua dolce, che bagna tre Stati: Kenya, Uganda e Tanzania. È facile immaginare come, oltre al supporto idrico, la sua presenza sia fondamentale per il nutrimento di tantissime persone. Il suo ecosistema è molto importante e tutta l’area è sottoposta a monitoraggi che ne testano lo stato di salute ma, da una settantina di anni ad oggi, il suo delicato equilibrio ha ricevuto un duro colpo da una scellerata scelta operata durante il periodo coloniale.

EQUILIBRIO COMPROMESSO

Nel 1954 qualcuno introdusse il Pesce persico del Nilo nelle sue acque, senza tenere conto del fatto che il Lago aveva già le sue specie autoctone e il suo equilibrio stabile. Dopo qualche anno, contro il parere di molti studiosi delle università di Kenya e Tanzania, il Ministero della Pesca ugandese introdusse molti altri esemplari di Persico e più di 300 avannotti. Il problema apparve subito serio poiché si tratta di un pesce carnivoro e molto vorace, che si nutre di altre specie più piccole, come ad esempio la Tilapia che, pur costituendo un cibo importantissimo per gli abitanti della zona, sta diventando ormai sempre più rara. La questione riguarda anche l’equilibrio economico dell’area, poiché la Tilapia è anche esportata e consumata un po’ ovunque nell’Africa subsahariana, quindi si tratta di un vero e proprio colpo per l’economia ittica. Si potrebbe obiettare che in fondo anche il Persico è commestibile, ma il Persico del Nilo dopo pochi mesi diventa molto grasso e nessuno vuole mangiarlo perché ha un sapore cattivo. E, come se non bastasse, nel 2008 gli scienziati che monitorano la situazione hanno osservato che, esaurita quasi del tutto la Tilapia, il Persico ha cominciato a nutrirsi anche dei gamberetti, piccoli e grandi. I pescatori del Lago sono quasi alla disperazione e hanno manifestato a più riprese per chiedere alle Autorità di porre rimedio a questo assurdo errore di più di 70 anni fa.