Rivoluzione in bicicletta

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Rivoluzione in bicicletta

di Fausta Cotone

Un progetto per le donne dello Zambia: in pochi mesi la vita di molte contadine è cambiata. Finalmente possono costruirsi un futuro migliore in un Paese dove la disuguaglianza di genere è ancora molto alta

Nonostante in Africa il dibattito sul femminismo sia in crescita, in Zambia la disparità di trattamento è ancora molto elevata rispetto ai paesi africani mediamente sviluppati. Secondo il Programma di sviluppo delle Nazioni Unite (UNDP), qui il valore dell’indice di disuguaglianza di genere (GII) è di 0,540: il che, su 162 Paesi, colloca la Nazione al 131esimo posto. In occasione di un recente discorso pubblico, la First Lady Esther Lungo ha dichiarato “…è indiscutibile che le donne, proprio come le loro controparti maschili, posseggano un enorme potenziale. Per fortuna il governo dello Zambia ha avviato molti programmi negli ultimi tempi per garantire che le donne assumano un ruolo attivo nell’agenda economica delle nazioni”. Ed è così che si sta assistendo ad un pullulare di progetti pubblici e privati, sia nelle città che nelle aree rurali, per consentire un maggiore sviluppo dell’imprenditorialità femminile.

KAZIWA

Uno di questi progetti, ‘Pay as you go’ lanciato in un’area del centro sud verso il confine con lo Zimbabwe, colpisce per la rapidità del suo sviluppo e per l’entusiasmo con cui è stato accolto. Si tratta di un intervento sul servizio di distribuzione in agricoltura con un mezzo economico, duraturo e molto eco-compatibile: la bicicletta. Da diversi anni in Africa le campagne per favorire l’uso della bici si stanno concentrando su ragazze e donne, rendendo più facile per loro andare a scuola, seguire gli affari e ridurre gli attacchi sessuali. La prima beneficiaria di ‘Pay as you go’ è stata la ‘Kaziwa’, una cooperativa di donne che conta 9.640 membri e gestisce una grande azienda agricola produttrice soprattutto di latte: l’arrivo delle biciclette sta contribuendo considerevolmente a tagliare i tempi per portare il latte fresco sul mercato, aumentando le entrate delle donne e avvantaggiando l’intera comunità. La cooperativa è presieduta da Anick Lubinda, madre di 5 figli, forte e infaticabile come tantissime altre donne africane, che per tutta la vita portano sulle spalle il peso della gestione economica familiare ma che, in cambio, hanno scarso riconoscimento sociale. Le donne qui sono responsabili di tutto, compreso ciò che riguarda la famiglia: portare i bambini a scuola, attingere acqua, coltivare ortaggi, lavorando sodo, senza giorni liberi o ferie.  Prima dell’arrivo delle biciclette, Lubinda portava il suo latte a piedi al deposito più vicino, a 7 km di distanza e per farlo impiegava più di un’ora e mezza. Quando arrivava, spesso il latte si era rovinato per colpa del caldo. Perciò a volte le toccava vendere il latte acido a un prezzo molto basso e i soldi che ricavava non le bastavano nemmeno per provvedere alle indispensabili spese quotidiane. Andare in bici ha ridotto il suo viaggio a soli 45 minuti e il latte rimane ottimo: le sue entrate sono raddoppiate perché riesce a consegnare anche 40 litri di latte a viaggio e ora può comprare cibo e il necessario per la scuola dei figli. Il “pacchetto” prevede che ogni donna abbia con sé, oltre alla bicicletta, anche uno smartphone, la lampadina sulla bici per guidare in sicurezza e una torcia solare per pedalare con maggior tranquillità la notte. Le produttrici di latte possono anche controllare le loro vendite a distanza tramite SMS e questo consente di snellire gli ordini e di avere un quadro più aggiornato della contabilità e delle necessità dei clienti. Gli smartphone forniti con il sistema di bici tra l’altro consentono di mantenere il contatto con la comunità e di potersi avvisare reciprocamente in caso di malattie o altri problemi che riguardino la collettività.

STRADE RISCHIOSE

Al di là della diffusa povertà che impedisce a molti di acquistare un’automobile, in Zambia c’è il grande problema dell’agibilità delle strade. La maggior parte non sono asfaltate e sono piene di sassi, buche e dossi, con buona pace di marmitte e semiassi. Secondo dati della Banca Mondiale, si ritiene che solo il 17% dei cittadini abiti ad una distanza minore di 2 km da strade agevolmente percorribili. Dunque la stragrande maggioranza degli agricoltori non ha un accesso facile (o conveniente) al trasporto motorizzato. Altro motivo per apprezzare la bicicletta come una perla preziosa. Tutte le donne della Cooperativa Kaziwa affermano che la bici ha cambiato completamente le loro vite. Nelle zone rurali il reddito mensile medio delle famiglie è di circa 810 Kwacha (meno di 40 euro). In un’intervista ad un quotidiano locale, una coltivatrice ha affermato che avere una bicicletta le ha fatto risparmiare un sacco di soldi sui trasporti. In precedenza, avrebbe pagato 50 Kwacha (2,50 euro) a tratta per raggiungere la città principale del mercato in camion, il che significa che l’eventuale guadagno giornaliero sarebbe stato assorbito in gran parte dal costo del trasporto. Per fortuna l’uso crescente delle tecnologie mobili ha spianato la strada al programma per le contadine che usano i loro smartphone per i pagamenti: infatti grazie al sistema del ‘denaro mobile’, che consente trasferimenti di soldi a distanza con l’utilizzo di una app sullo smartphone, possono comprare la loro bicicletta in piccole rate. Un altro aspetto interessante è che molte donne hanno ormai familiarizzato con la meccanica e molte di loro lavorano anche nei centri di distribuzione e riparazione di biciclette, sempre più diffusi. E questo nuovo ruolo, che tradizionalmente era rivestito solo dagli uomini, sta contribuendo a rafforzare la posizione delle donne nella comunità, aiutando a sostenere la parità di genere. L’intero progetto è sostenuto da un’impresa sociale, la Onyx Connect che al momento ha fornito 300 biciclette e mira ad espandere l’iniziativa a diversi settori nel Paese, con una campagna di crowdfunding lanciata via web. L’obiettivo ambizioso è di fornire alle contadine e alle fattorie dello Zambia un milione di biciclette entro il 2030. Difficile ma non impossibile.