Il gioco dell’uva

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Il gioco dell'uva


di Clara Litti

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E’ uno dei frutti più raccomandati dagli specialisti della salute. Ogni sua parte possiede qualità curative: foglie, succo, bucce e anche la linfa del fusto


Ognuno a casa sua, si diceva una volta. Era questo il gioco dell'uva. Forse era stato inventato dai genitori per annunciare in modo simpatico che i giochi erano finiti e che gli amichetti ospiti sarebbero dovuti tornare all'ovile.

Oggi invece è l'uva che gioca ad avere un ruolo importante per ogni singolo componente di cui è fatta ed è oggetto di un numero impressionante di studi e controstudi volti a confermare, smentire o reiterare questa o quella proprietà. In antichità era solo il succo d'uva che con un'alchimia sfruttata abbondantemente ancora oggi, diventava mosto e infine vino. Poi furono scoperte le proprietà della buccia e molto altro.

L'Italia grazie alle sue terre e al suo clima, affoga letteralmente nel vino e se la stagione bollente può sembrare anche un precursore della bontà dell'uva, ancora non ci si sbilancia sulla qualità del futuro vino targato 2017. Il terreno, il microclima e tanti altri fattori ne fanno un'esperienza diversa per ogni zona vinifica. Ad esempio i vitigni del famoso Lacryma Christi che producono un'uva dalle mille sfumature di sapore, unica in Italia e nel mondo, crescono esclusivamente alle pendici di una delle bombe a orologeria più pericolose al mondo: il Vesuvio. I terreni vulcanici sono una manna dal cielo per la vite essendo ricchissimi dei minerali più vari.

Sotto il Vesuvio e no
La medicina popolare di una volta distingue addirittura tra terreni alle pendici di vulcani esplosivi (come il Vesuvio) che espellono lava più acida, ricca in silice, e terreni posizionati alla base di vulcani più "tranquilli", chiamati effusivi (come il Kilauea nelle Hawaii) che eruttano materiale basaltico e fluido senza interferenze acide. Pare che l'uva cresciuta sotto i vulcani come il Vesuvio sia più astringente rispetto a quella cresciuta all'ombra di vulcani come il Kilauea che risulta essere invece più diuretica e tonica.

Ma procediamo con ordine.

La pianta della vite comprende un'infinità di specie diffuse nelle zone a clima temperato o subtropicale e l'Italia ne è una produttrice perfetta. Le foglie sono diuretiche e astringenti, da sempre utilizzate contro le emorragie, le diarree e la gotta. Inoltre un cataplasma (impacco) di foglie tritate si dice faccia sparire il mal di testa. In primavera se incidiamo il fusto della pianta sgorgherà una linfa utilizzata dalla medicina popolare per le malattie cutanee e oftalmiche; ancora oggi l'estratto viene impiegato nella preparazione di un collirio.

Miracolosa cenere dei rami
Addirittura pare che le ceneri dei rami, passate al setaccio e bollite nel vino bianco, venissero impiegate per guarire l'erisipela, un'infezione acuta della pelle causata dallo streptococco che portava febbre altissima e molto spesso causava la morte. Questo vino alla fine conteneva i sali minerali assorbiti dalla pianta, tra cui sali di potassio, di sodio e di calcio. Vi si immergevano delle pezzuole di tela e si detergevano le parti colpite dalla malattia. Qualche medico lo prescriveva anche a bicchierini (dolcificato con miele) per edemi, herpes e anche per la renella, la sabbiolina dei reni parente dei calcoli ma molto più piccola e gestibile. Una varietà ha avuto più fortuna delle altre ed è salita alla ribalta per una concentrazione maggiore di principi attivi: la vite rossa. E' utilizzata nelle turbe della circolazione venosa in generale, cioè quella che fa tornare il sangue dalle periferie al cuore e che trasporta sia nutrienti che scarti (metaboliti e cataboliti). Le indicazioni principali sono per gambe affaticate, gonfie, sensazione di pesantezza ed emorroidi. Tuttavia durante l'assunzione ci sono stati casi di disturbi digestivi, nausea e vertigini o ancora una forma di orticaria.

I frutti della vite invece non hanno bisogno di presentazione. Lo scrittore e umanista francese François Rabelais definì l'uva "una carne celeste, buona da mangiare con la focaccia fresca".Non solo è un ottimo dessert ma anche un alimento ricco e un rimedio rinfrescante, diuretico e lassativo. Molto energica grazie agli zuccheri, facilmente digeribile per i suoi acidi e ricca di vitamine e sali minerali, l'uva è uno dei frutti più raccomandati da tutti gli specialisti della salute, tradizionali e non.

Cominciamo dall'uva acerba, quella di luglio per intenderci, che contiene un  succo acido e astringente utilizzato già dai tempi di Plinio come medicamento e anche in cucina. Non buona da piluccare come dessert, ma ricca di clorofilla, tannino, glucosio, acido tartarico e sali di calcio. Lo impiegavano per le febbri biliari, nelle infiammazioni intestinali con diarrea e anche per impacchi sulle contusioni e sulle piaghe.

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La cura dell'uva matura
Questo succo verde acre, chiamato agresto, era usato molto nell'antica Roma ma anche in seguito, nel Medioevo. Pare che una volta privileggiassero i sapori molto acidi a tavola!
Il succo acerbo dell'uva veniva spremuto e lasciato fermentare al sole per qualche giorno, oppure bollito fino a ridurlo ad 1/3 del suo volume iniziale. Aveva una consistenza densa e lo si usava per insaporire le pietanze o nel brodo. Ancora oggi rientra nella composizione di alcune senapi, oppure se diluito in acqua risulta un'ottima bevanda rinfrescante.

Le filandaie di una volta solevano stropicciarsi le mani con queste uve acerbe per alleviare il dolore delle ragadi prodotte dall'acqua bollente. La cura dell'uva matura è da sempre utilizzata per la costipazione, l'artrite, i reumatismi, malattie della pelle, dell'apparato urinario e del fegato. Inoltre ha ottenuto successi con l'ipertensione, l'arteriosclerosi e anche in casi di autointossicazione.

L'uva contiene anche molti acidi organici e minerali e molta acqua. Gli acidi organici formano nello stomaco i famosi carbonati alcalini che hanno dei benefici incredibili per l'organismo. Se ne ricava una bevanda gradita anche quando lo stomaco non sopporta e non digerisce nulla. Si schiacciano gli acini di un grappolo di uva al passaverdura, si diluisce il succo ottenuto con il 50% di acqua e si beve a piccoli sorsi in più volte, per far assorbire in fretta i suoi elementi nutritivi senza dilatare lo stomaco. Si può anche piluccare qualche acino in attesa che lo stomaco sia in grado di ingerire altro e rifornire così l'organismo di acqua e zuccheri facilmente assimilabili e preziosi in quel momento. Rinfresca e dà un senso di benessere.

In medicina popolare schiacciavano la polpa dell'uva ben matura e la mescolavano con un po' di olio, confezionando così un rudimentale unguento buono, si diceva, per i "foruncoli maligni" e per lenire il dolore da essi provocato.

Fa bene anche ai polmoni
Mangiata in buona quantità al mattino a digiuno e con tutta la buccia è in grado di vincere le costipazioni di ventre più ostinate. E' consigliata anche negli eccessi di lavoro mentale o muscolare, per la fatica che deriva da entrambi i casi, nell'anemia, nell'eccessiva magrezza e dopo una polmonite. E a proposito di polmoni, uno degli usi più antichi e meno conosciuti è l'impiego della cura dell'uva negli stadi iniziali di tubercolosi polmonare. Pare che riesca in breve tempo ad "allontanare" la predisposizione alla malattia modificando il nostro "terreno". Il terreno in naturopatia è praticamente la nostra unicità: i nostri valori del sangue, i vari Ph del nostro corpo, la reattività di ognuno di noi, la nostra temperatura corporea, punti di forza, punti deboli e altro ancora.

In una parola, tutto ciò che contribuisce a creare un quadro unico di ognuno di noi, la nostra "carta di identità" biologica. Quindi, se il nostro terreno è debole di polmoni, l'uva riuscirebbe a modificare (temporaneamente e mangiandone un bel po') questa specifica condizione impedendo lo sviluppo di eventuali patologie ai primi stadi legate al nostro organo bersaglio. Infatti sembra sia molto utile anche nei catarri polmonari in generale, senza andare a scomodare la tubercolosi. Sarà il solito caso che in medicina cinese i cibi legati all'elemento polmone siano quelli bianchi. E qui si parla di uva bianca, ovviamente. Anzi è quasi l'unico caso in cui si preferisce quella bianca, perché come vedremo nel dettaglio, è l'uva nera a conquistare il podio della massima concentrazione di principi attivi.

Sorpresi? Non tanto, forse.
Le antocianine sono dei composti in grado di reagire con gli agenti ossidanti come i radicali liberi tamponando così i danni che queste molecole arrecano a cellule e tessuti. Proteggono, oltre che dall'invecchiamento cellulare, anche i capillari fragili e combattono i processi infiammatori e le modificazioni cancerogene. La loro azione  antiaggregante piastrinica aiuta la fluidificazione del sangue e limita di conseguenza la formazione di trombi e coaguli. E sono anche responsabili dell'intensa colorazione rossa o viola scuro dei vegetali che le contengono. Appartengono alla famiglia dei flavonoidi e la buccia dell'uva nera ne è piena molto più di altri frutti.

Un test è stato eseguito somministrando per una settimana a 3 gruppi di persone: 1 bicchiere di succo rispettivamente di uva nera, arancia e pompelmo. I gruppi che hanno bevuto gli ultimi due succhi non hanno avuto modificazioni significative, mentre il gruppo che ha assunto il succo di uva nera ha visto diminuire del 77% la capacità di coagulazione del sangue! E' tantissimo.

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Ma senza esagerare
Per questo, come per l'aglio, evitate di assumerne se state già facendo delle cure anticoagulanti oppure una settimana prima di sottoporvi a eventuali operazioni chirurgiche.

Attenzione, il succo d'uva è buono ma non è così innocuo se lo si beve a tonnellate, dato che è molto ricco di zuccheri che possono serenamente trasformarsi in trigliceridi nel sangue. In più, esagerare con uva e uvette potrebbe anche provocare una bella diarrea... una forma un po' estrema di depurazione del corpo!

Per concludere questa panoramica generale sull'uva è obbligatorio citare l'uva passa che può essere ospitata praticamente in ogni portata di un menù, dall'antipasto al dolce. E' gradita tanto nei mix per la colazione, insieme a cereali, frutta fresca e yogurt quanto nelle famose sarde a beccafico siciliane. E non ci lascia a bocca asciutta neanche in campo medicinale: l'uva passa infatti è un emolliente per le vie respiratorie irritate e calma la tosse. Non a caso, fa parte dei famosi "quattro frutti pettorali" insieme a datteri, giuggiole e fichi (in parti uguali, 50 gr. in tutto), bolliti in un litro d'acqua per mezz'ora.
Naturalmente ci sono anche molti studi che non sono d'accordo con tutte le proprietà citate in questo articolo ed è interessante dargli un'occhiata. In una panoramica soddisfacente è giusto dare spazio a tutte le correnti di pensiero. Avere a disposizioni più informazioni di campane diverse permette di costruirsi un'opinione personale ben salda e basata su una libera scelta. I professori più saggi all'università consigliano di studiare bene, valutare attentamente e poi dimenticarsi tutto. Per far uscire meglio la nostra "unicità istruita" e per sviluppare un sano intuito su solide basi. Come diceva qualcuno, "senza radici non si vola".

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