Faggio comune

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Il Fagus sylvatica L. è una pianta decidua, che può raggiungere i 40 metri di altezza, fusto di colore grigio cenere, liscio, con chioma folta e globosa. Le foglie sono alterne, di colore verde lucido e ovate.

Il termine latino Fagus trae origine dal sostantivo greco-dorico Phāgós che stava ad indicare una particolare quercia i cui frutti erano edibili anche dall’uomo; sylvatica dal latino silvaticus = che vive nei boschi.

DESCRIZIONE

Pianta decidua, che può raggiungere i 40 metri di altezza, fusto di colore grigio cenere, liscio, con chioma folta e globosa. Le foglie sono alterne, di colore verde lucido, ovate, con margine ondulato e apice appuntito, glabrescenti a maturità e con ciuffi di peli rossastri all’ascella delle nervature della pagina inferiore. I frutti sono acheni coriacei chiamati faggiole o faggine, bruni a maturità, di solito portati in numero di due entro la medesima cupola che avvolge l’infiorescenza femminile, le cui brattee diventano spinescenti; a maturità la cupola si apre in 4 valve per liberare i frutti in essa contenuti. Le faggiole sono cibo ben gradito dagli scoiattoli. Il Faggio ha un lento accrescimento, ma è molto longevo, potendo superare i 200 anni di età.

PROPRIETÀ

Il legno, molto duro, viene usato per produrre mobili e pavimenti, oggetti torniti come forme per scarpe e utensili da cucina. Calcinato fornisce un carbone efficace come antiacido. Viene usato anche per l’affumicazione di pesci e insaccati. Le faggiole forniscono anche olio per illuminazione o per saponi. La terra intorno ai faggi è molto ricca di humus e molti fioristi ed agricoltori la usano come fertilizzante.

HABITAT

Condivide volentieri il suo territorio con castagno, pini, betulle, oppure forma da solo faggete immense. In Liguria, dal colle del Melogno fino a Calizzano, si osserva uno spettacolo straordinario: la faggeta più bella d’Europa, con le piante che fiancheggiano la strada, in uno scenario cangiante, a seconda delle stagioni. Nel comune di Mallare ci sono faggi monumentali e di valore storico, chiamati “faggi di Benevento”, di oltre 34 metri di altezza. In estate i rami, partendo dai bei tronchi, si intrecciano a formare fittissime cupole, tanto da non far passare i raggi del sole. La mancanza di vegetazione nel sottobosco secondo le tradizioni popolari è dovuta alla danza delle streghe che calpestando il suolo lo rendono sterile e ne impediscono la crescita dell’erba.

USO ALIMENTARE

Le foglie di faggio bollite sono equivalenti alle di foglie di cavolo, ma non danno odore in cucina e se ne possono ricavare ottimi risotti. Le gemme, bollite in aceto, si possono conservare sott’olio. Le “faggiole” sono usate come mangime per i suini e bovini. I frutti del faggio, possono essere mangiati crudi o tostati. La prudenza, tuttavia, sconsiglia un intenso uso alimentare del frutto, specie crudo, vista la presenza di saponine, tiaminasi e di un alcaloide, la fagina, la cui assunzione presenta tossicità, soprattutto per i bambini. Le faggiole contengono anche un’alta percentuale di un olio di buona qualità di cui, in passato, si è tentata la produzione per usi commerciali.

MEDICINA ALTERNATIVA E CURIOSITÀ

In “gemmoterapia”, la pianta viene usata per la sua azione sui reni ed è indicata per insufficienza renale, litiasi e obesità da ritenzione idrica. Il macerato di gemme viene anche usato per stimolare le difese